Dopo aver contribuito con una crescita del 14,1% del suo valore aggiunto alla ripresa economica del 2021, l’industria manifatturiera italiana nel 2022 è aumentata ancora dello 0,3 per cento. A parlarne è il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea. «A questo» aggiunge «si aggiunge la crescita del Pil dello 0,6% nel primo trimestre 2023: più di Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Nel 2022 l’export manifatturiero ha visto il record di 594 miliardi sul totale di 625 miliardi. Un nuovo piccolo miracolo economico reso possibile dalla reattività e competitività della nostra manifattura».
Svincolare investimenti strategici dal patto stabilità
«Chiedo al presidente Meloni di promuovere un forte sforzo per far passare, a livello europeo, il principio per cui gli investimenti strategici per il Paese non siano sottoposti al patto di stabilità». Così il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea dell’associazione alla quale partecipa la presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni. «Mi riferisco, per esempio, al caso della sanità, uno dei molteplici settori» aggiunge «in cui i nostri territori rappresentano un’eccellenza del modello di collaborazione tra pubblico e privato».
Serve taglio strutturale del cuneo e flat tax giovani
«Agiamo in modo strutturale e con coraggio sul costo del lavoro che in Italia è tra i più alti a livello internazionale». Così il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea dell’associazione. «Siamo» aggiunge «al quinto posto dopo Belgio, Germania, Austria e Francia. È quindi fondamentale che, nella prossima Legge di Bilancio, vengano trovate le risorse per un intervento shock sul cuneo fiscale di 16 miliardi e per una flat tax giovani che ricalchi per gli under 35 neoassunti lo stesso identico modello applicato, oggi, ai professionisti e alle imprese individuali con ricavi non superiori a 85mila euro. Per noi queste misure sono ancora più urgenti se guardiamo al problema dell’inverno demografico, che nel 2070 brucerà un terzo del Pil».
Le risorse non usate del PNRR siano crediti imposta a imprese
«Quando parliamo di Pnrr ci riferiamo a una miriade di rivoli di spesa, secondo una cattiva abitudine italiana volta alla perenne ricerca del consenso politico sul territorio e di una moltitudine di stazioni appaltanti, tra cui anche tanti piccoli comuni senza organizzazione tecnica». Lo afferma il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea.
«Oggi spetta al governo» aggiunge «il compito di trovare una soluzione per rivedere il piano da concordare con l’Europa. In tal senso, proponiamo che si trasformino le risorse che non riusciremo a scaricare a terra nello stesso strumento usato dall’Ira americano: i crediti d’imposta alle imprese. Di fatto è lo stesso modello alla base di Industria 4.0, l’unico vero piano di politica industriale degli ultimi anni che ci ha dato una svolta epocale in termini di competitività».
«Siamo consapevoli» evidenzia il presidente di Assolombarda «che abbiamo una responsabilità nei confronti di tutta l’Unione: se il debito comune europeo continuerà a essere emesso dipenderà soprattutto da noi. L’attuazione del Pnrr è uno spartiacque: vanifica o, al contrario, concretizza le ambizioni dell’Europa che vogliamo. Conosciamo bene i problemi di impostazione, di tempi e di esecuzione materiale che il Pnrr comporta».
«Vi faccio un esempio» conclude «che ci tocca direttamente: come Assolombarda, insieme a Comune di Milano e Regione Lombardia, stiamo lavorando alla costruzione di una Casa degli Its che raccolga in un’unica sede tutti gli Its operanti nel territorio. È un’operazione strategica perché la formazione tecnica garantisce una occupabilità di oltre l’80%. Bene: il Pnrr ha tra i suoi obiettivi quelli di favorire la formazione tecnica per mezzo degli Its, ma concede risorse solo per la riqualificazione degli edifici e non, come servirebbe nel nostro caso, per una nuova costruzione. È evidente che ci sia un problema di impostazione a monte del Piano che non segue la logica del buonsenso e della qualità dei progetti ma, al contrario, mette inutili paletti».
Ecco le cinque priorità per sostenere le imprese
Energia, innovazione, lavoro, infrastrutture e governance territoriale sono le cinque priorità per sostenere le imprese. È quanto ha evidenziato il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea dell’associazione. Per quanto riguarda l’energia «chiediamo al Governo italiano di sostenere la capacità delle nostre imprese che competono in Europa e nel mondo. È necessario puntare sul nucleare pulito e sicuro di ultima generazione». Per quanto riguarda l’innovazione serve «rafforzare Industria 4.0, ripristinare Patent Box e presentare una strategia nazionale per l’idrogeno. Per il lavoro occorre agire sul taglio strutturale del cuneo fiscale e su una flat tax per i giovani. Per le infrastrutture chiediamo di ultimare la Pedemontana e ampliare Malpensa. E sulla governance territoriale occorre completare la riforma di Città Metropolitana e dare il via all’autonomia regionale differenziata» ha aggiunto.
Per transizione ecologica serve fondo sovrano comunitario
«Come sottolineato dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, non intendiamo mettere in discussione gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Ma pensiamo sia del tutto irragionevole l’accelerazione ambientale impressa dalla Commissione Europea, che sta dimostrando di voler scaricare sulle imprese i costi della transizione ecologica». Così il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea dell’associazione.
«Di fatto, l’Europa» aggiunge «è l’unica tra le grandi aree del pianeta ad aver vietato dal 2035 la produzione di auto a combustione interna. Per ridurre le emissioni ha scelto di puntare tutto sull’elettrico, anziché farlo anche attraverso l’uso di altri combustibili come biocarburanti, carburanti sintetici, e l’idrogeno, di cui proprio il nostro territorio è attore all’avanguardia. L’Europa possiede le tecnologie industriali energeticamente più efficienti e le maggiori capacità di riciclo».
«Si prenda anche il caso dell’acciaio, settore in cui l’Europa e soprattutto il nostro territorio possiedono le più moderne tecnologie con ridotte emissioni e un elevato tasso di riutilizzo di rottami. Un altro esempio importante riguarda le politiche per la qualità dell’aria. Siamo fortemente convinti» prosegue Spada «che ridurre le emissioni sia un bene pubblico, ma per poterlo fare nei modi e nei tempi imposti da Bruxelles servono strumenti finanziari comunitari adeguati. Per noi la risposta è un fondo sovrano basato sulla emissione di Eurobond. L’Unione Europea dimostri solidarietà e spirito comunitario anche nei confronti della transizione ecologica, sfida globale raggiungibile solo se giocata sul piano europeo».
Una politica industriale Ue in risposta a Usa e Cina
«I dati della banca mondiale mostrano che la produzione manifatturiera europea senza l’Italia sarebbe inferiore rispetto a quella americana di oltre 280 miliardi di dollari e senza la Francia lo sarebbe di 230 miliardi». Lo afferma il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea dell’associazione. «Questo conferma» aggiunge «che l’industria europea è una squadra fatta di tante manifatture nazionali profondamente connesse tra loro. Alla vigilia delle nuove importanti sfide per l’industria mondiale, l’Europa sembra però non avere ancora una precisa strategia unitaria».
«Ci siamo smarcati dalla dipendenza dal gas russo, ora però si profila all’orizzonte la subordinazione dalla Cina per terre rare e le batterie elettriche, mentre gli Stati Uniti hanno stanziato enormi risorse per stimolare gli investimenti green, il reshoring e attrarre investimenti produttivi. In uno scenario in cui i due maggiori competitori mondiali stanno facendo di tutto e di più per proteggere e rafforzare i loro sistemi produttivi, l’Europa sembra non avere una politica industriale unitaria precisa. Inoltre, con i suoi ambiziosi obiettivi ambientali, sta forzatamente intaccando la competitività delle imprese manifatturiere europee».
L’export della Lombardia a 163 miliardi
«Il nostro Paese è la seconda manifattura d’Europa. Siamo quinti al mondo per il più elevato surplus commerciale con l’estero (esclusa l’energia) e lo siamo anche grazie al contributo decisivo dei nostri territori che insieme costituiscono una delle più grandi regioni manifatturiere d’Europa, la prima in assoluto per numero di unità locali manifatturiere». Lo afferma il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea dell’associazione.
«Basti pensare» aggiunge «che l’export della Lombardia nel 2022 è stato di 163 miliardi di euro. Uno dei più importanti d’Europa, pari a oltre due volte quello della Finlandia o del Portogallo. Un export dove proprio le imprese di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia sono autentiche protagoniste. E ancora, il monte salari generato dalla manifattura lombarda è pari a 28 miliardi di euro, cioè oltre 1/4 di quello dell’intera industria manifatturiera italiana. Nettamente superiore a quello delle manifatture di intere nazioni come la Svezia, il Belgio o la Danimarca. Questo territorio ha la forza di uno Stato intero: la politica ha la responsabilità di esserne pienamente consapevole. È da qui, infatti, che passa e si costruisce il futuro e la forza dell’economia. È da qui che si costruisce la politica industriale nazionale ed europea».
La nostra industria ha migliaia di campioni
«La nostra industria manifatturiera possiede migliaia di campioni che operano con successo a livello internazionale in segmenti altamente specializzati della nostra manifattura». Lo afferma il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell’assemblea. «Secondo i dati» aggiunge «di una ricerca inedita svolta da Fondazione Edison, quasi l’80% dell’export manifatturiero italiano viene realizzato da imprese medie, medio-grandi e grandi con un numero di occupati che va da 50 a un massimo di 4.999 addetti. Queste imprese sono in totale 9mila. A queste si aggiungono altre 27mila piccole imprese con un numero di addetti che va da 10 a 49, che coprono un restante 13%».
«Le imprese con più di 5mila addetti, invece, sono 13 e pesano per meno del 7% dell’export. Il nostro Paese, insomma, non è né penalizzato dalla mancanza di grandi gruppi industriali, né tanto meno schiacciato su imprese di piccole dimensioni. È proprio la taglia delle nostre imprese, infatti, che ci permette di essere leader a livello internazionale in quei segmenti produttivi in cui qualità, innovazione e flessibilità costituiscono fattori competitivi. Dobbiamo essere profondamente orgogliosi del nostro modello manifatturiero, spesso accusato ingiustamente di fare pochi investimenti, di essere poco tecnologico, di non essere sufficientemente competitivo e di essere, perciò, inadatto a competere nella sempre più dura arena del mercato globale. Niente di più lontano dalla realtà».
Il forte rialzo dei tassi mette a rischio gli investimenti
«Ci aspettavamo che ci fosse un rialzo dei tassi d’interesse. Ma deve essere un rialzo controllato e non bisogna che ci sia un aumento eccessivo». Lo ha detto il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso della conferenza stampa a margine dell’assemblea dell’associazione. «Fino al 3,5% al massimo» ha aggiunto «è sostenibile per le imprese, oltre scoraggia le imprese a chiedere finanziamenti per fare investimenti. Se i tassi crescono troppo c’è il rischio che si posticipino gli investimenti».
Il salario minimo non per legge ma con contrattazione
«Tutti siamo convinti del fatto che sia importante un minimo livello salariale. Ma questo deve passare attraverso la contrattazione e non con una legge». Lo ha detto il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso della conferenza stampa a margine dell’assemblea dell’associazione. «Tutti i contratti di Confindustria» ha aggiunto «sono superiori ai minimi e ci auguriamo che anche gli altri si adeguino. Ma decidere un salario minimo per legge potrebbe creare delle distorsioni. La strada sul lavoro deve essere unica e cioè quella delle contrattazioni».








