Carlo Valentini su Italia Oggi si sofferma sugli ‘emarginati che si fanno sentire’: “La vittoria di Donald Trump – scrive – è un segnale delle turbolenze in cui si dibatte l’Occidente: l’abbassamento del tenore di vita, l’emergere di nuovi, competitivi protagonisti (in Asia), l’allargamento della forbice sociale, la mancanza di speranze per migliorare in prospettiva la propria condizione, l’impoverimento del lavoro nel sistema produttivo, l’impossibilità di risparmiare e quindi di accedere, per esempio, al mercato immobiliare, i cambiamenti informatici e in generale tecnologici che disorientano, un welfare sempre meno efficace a causa dei conti pubblici in deficit, l’immigrazione non gestita che provoca un senso di insicurezza.
Si tratta di un mix di fattori che, come avviene storicamente nelle situazioni di crisi, spinge verso una chiusura a riccio e premia chi promette il miracolo di salvare il malato.
Poco importa se la cura proposta scalfisce i principi della democrazia, dell’etica, della convivenza, della solidarietà.
C’è un fil rouge (o noir) che lega la vittoria di Trump negli Usa al successo di Marine Le Pen in Francia, dell’Afd in Germania, di Fratelli d’Italia nel nostro Paese, e così via.
Dai primi dati – sottolinea Valentini – sembra emergere la stessa tendenza delle elezioni europee con una forte distinzione tra il voto delle città e quello dell’hinterland e dei territori periferici.
In questi ultimi fa il pieno il voto di protesta, confermando che vi è una percezione maggiore di insicurezza.
Non a caso Trump ha ottenuto una parte consistente del suo bottino elettorale tra le fasce emarginate della popolazione, che hanno il futuro avvolto nella nebbia.
C’è da aggiungere che anche nell’elettorato americano si è indebolita la fidelizzazione, già per altro scarsa pure in passato.
Una fluidità che favorisce i candidati più eccentrici.
Inoltre l’efficacia della campagna elettorale trumpiana trova conferma nel fatto che gli artisti più popolari (schierati con Kamala Harris) non sono del tutto riusciti a convincere giovani e fan a seguirli.
Gli slogan populisti hanno surclassato l’outing delle celebrità.
Queste elezioni vanno agli archivi – conclude – indizio di una sorta di globalizzazione della politica in Occidente, dove comunque si continua a votare, al contrario di altre parti del mondo”.








