Il direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, è intervenuto in occasione della Giornata del credito di Anspc. «Attuare nell’Unione europea quanto resta inattuato degli ultimi standard di Basilea III resta una priorità. Non siamo lontani; il tempo ha consentito di affinare l’elaborazione normativa sulle questioni più complesse, come quella relativa ai rischi di mercato, e di realizzare, a livello europeo in particolare, la necessaria convergenza d’intenti».
«Le banche colpite dai recenti episodi di crisi, seppure tutt’altro che piccole in assoluto, erano considerate di interesse regionale, dunque non tenute a uniformarsi agli standard più rigorosi» spiega Signorini. «Le crisi delle banche regionali americane e i conseguenti timori di un contagio hanno messo in luce che pericoli per la stabilità finanziaria possono sorgere non solo da banche molto grandi e fortemente interconnesse, ma anche, a prescindere dalla dimensione, da intermediari che presentano particolari squilibri, se nel mercato si diffonde il timore che altri intermediari, più o meno simili, possano avere simili problemi. È quello che chiamo il “contagio per analogia”».
«Ad avviso di chi vi parla non sarebbe male introdurre limiti prudenziali alla trasformazione delle scadenze espliciti e sufficientemente articolati del genere di quelli un tempo stabiliti a tal fine dalla Banca d’Italia. Essi potrebbero concretizzarsi in un’evoluzione dell’Nsfr (Net stable funding ratio) che così com’è non ha dimostrato di servire a molto. Esso dovrebbe essere ispirato a una logica di backstop», continua Signorini. «Quanto al Lcr (Liquidity coverage ratio), l’esperienza ne conferma l’utilità. Nel caso di Silicon Valley Bank, Il Lcr, se fosse stato applicato, avrebbe segnalato (a differenza dell’NSFR) l’avvicinarsi del rischio, allertando per tempo non solo i supervisori, ma anche lo stesso vertice della banca», conclude Signorini.








