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Sicurezza energetica e transizione climatica non sono obiettivi contrapposti | L’intervento di Luigi Federico Signorini

Riportiamo integralmente il testo delle conclusioni del Direttore Generale, Luigi Federico Signorini, alla XIV edizione della Conferenza annuale MAECI – Banca d’Italia “La transizione necessaria: il futuro dell’energia, tra geopolitica e crescita sostenibile”.

«Saluto il Segretario Generale, Ambasciatore Riccardo Guariglia, e tutti i partecipanti alla conferenza di oggi. La collaborazione tra la Banca d’Italia e il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) è sempre stata solida e fruttuosa, anche nei momenti difficili che abbiamo vissuto di recente: l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 prima, e poi l’aggressione russa all’Ucraina e la guerra in corso. Oltre all’interazione che si svolge in locco fra gli Addetti finanziari provenienti dalla Banca e il personale diplomatico in servizio presso le Rappresentanze ospitanti, i rapporti e i contatti sono stretti anche a livello di uffici centrali. Lo scambio tra professionalità e culture diverse risulta, mi pare, utile a entrambe le istituzioni; certo lo è per noi.

L’invasione dell’Ucraina, oltre alle sofferenze umane e alle distruzioni materiali che ha causato, oltre all’impatto che ha esercitato sull’economia anche dei paesi più distanti, ha messo drammaticamente in luce – lo ha sottolineato il Governatore in apertura dei lavori – l’importanza vitale della sicurezza degli approvvigionamenti di energia: una preoccupazione che era rimasta sullo sfondo del dibattito e delle scelte politiche negli ultimi decenni, quanto meno in Europa. Lo shock dell’impennata dei prezzi e dell’incertezza delle forniture ha causato difficoltà gravi e impreviste a famiglie e imprese, specie alle più vulnerabili tra le prime e, tra le seconde, a quelle per cui l’input di energia è maggiore.

Tutti i paesi interessati hanno reagito con provvedimenti di emergenza per alleviarne l’impatto su chi era più colpito. Per chi vi parla è stato chiaro fin dal primo momento che, a lungo andare, sicurezza energetica e transizione climatica non sono obiettivi contrapposti, ma anzi strettamente legati. Entrambi richiedono una significativa contrazione dell’uso dei combustibili fossili e un incremento non meno robusto del ricorso alle energie rinnovabili. Per questo, è importante che, nel passare dalla risposta immediata all’emergenza alle politiche di più lungo respiro, queste ultime siano disegnate avendo l’obiettivo finale chiaro in mente.

La transizione climatica richiede un’intelligente sinergia fra l’azione pubblica e quella privata: un insieme coerente di interventi che comprenda incentivi, regole, investimenti collettivi. Per accrescere il contributo dell’energia rinnovabile, è più importante che mai rimuovere gli ostacoli indebiti alla produzione, sostenere l’investimento nello stoccaggio e nella trasmissione dell’elettricità, orientare le scelte delle famiglie e delle imprese con un sistema coerente di incentivi, inclusi i segnali forniti dal sistema dei prezzi che – pur smussando punte temporanee ed eccezionali – non vanno del tutto cancellati.

Chi è in difficoltà va aiutato, anche a intraprendere il cammino verso risparmi di energia ed energie alternative. Le politiche pubbliche di incentivazione e regolamentazione in favore della transizione climatica influenzano e guidano le aspettative degli investitori, degli intermediari, dei mercati, rendendo più convenienti gli investimenti coerenti con tale transizione. Esse sono tanto più efficaci quanto più esplicite, prevedibili e coerenti con i vincoli tecnologici e sociali. Non è, s’intende, una strada facile. La Conferenza di oggi ha fatto emergere alcune fra le sfide più importanti. Quando la sicurezza energetica di un paese è a rischio, ogni altra preoccupazione passa in secondo piano, e la ricerca di approvvigionamenti alternativi diviene centrale per qualsiasi governo.

Lo attesta, come si è visto nella prima sessione di questa mattina, il maggiore ricorso a fonti altamente inquinanti come il carbone, che confido sia transitorio in molti paesi europei, ma temo sia più persistente in certe economie emergenti e a basso reddito, spiazzate dai rincari di fonti come il gas, sul quale molti di questi paesi si erano già orientati con costosi investimenti infrastrutturali. Anche se tutti sono d’accordo, almeno in linea di principio, sulla necessità di progredire nella transizione energica, non c’è da attendersi che tutti i paesi siano preparati a percorrerla, basandosi solo sulle proprie forze, alla medesima velocità.

Non è necessario che io ripercorra i motivi di queste differenze: la diversa dotazione di fonti fossili, il diverso grado di sviluppo, la maggiore o minore percezione collettiva della gravità della sfida. Quello che mi preme sottolineare è la natura di bene pubblico globale della conservazione del clima. Un minimo di governance globale è perciò necessario. Nel 2021 la Presidenza italiana del G20 mise al centro della propria agenda il tema della sostenibilità e del contrasto al cambiamento climatico.

Da allora, il Filone finanziario (Finance Track) del G20, che coinvolge i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali, è stato molto attivo nel trattarne gli aspetti finanziari. Sotto la presidenza italiana fu creato per la prima volta un gruppo di lavoro permanente (Sustainable Finance Working Group), con l’obiettivo di avviare un programma di iniziative e definire una tabella di marcia per accrescere il contributo della finanza agli obiettivi di sostenibilità; fermo restando che il ruolo più importante è giocato dalle politiche economiche generali (regole, incentivi, investimenti pubblici) che ho già citato. Nelle presidenze successive sono proseguiti i lavori, definendo le priorità più rilevanti. Quest’anno, sotto la presidenza indiana, il focus è su Climate Finance e sul finanziamento degli obiettivi di sostenibilità oltre il clima.

Il tema è dunque a pieno titolo nell’agenda del G20 e delle agenzie multilaterali internazionali. Bisogna far di tutto perché vi rimanga, nonostante le tensioni di oggi, che esacerbano le diverse posizioni. Andranno trovati i modi per incentivare opportunamente i flussi di finanziamento pubblici, semi-pubblici e privati, in modo che l’azione sia efficace, e al tempo stesso sia percepita come condivisa e giusta. Anche in ambito G7 il tema è oggetto di discussioni e analisi, in particolare in seno a un gruppo specifico dedicato alla valutazione delle politiche di mitigazione.

Sono certo che con la prossima presidenza italiana del G7 l’argomento continuerà a essere al centro dell’attenzione. Anche in questo contesto e su questi temi potremo continuare a trarre mutuo beneficio dalla collaborazione tra le nostre istituzioni. Per l’Europa, oggetto di un approfondimento particolare durante la seconda sessione di oggi, molte azioni sono state intraprese nei tempi più recenti per controbilanciare gli effetti dello shock. Lo ricordava il Governatore questa mattina.

Oltre a ingenti misure a sostegno dei bilanci di famiglie e imprese – descritte nel corso del nostro incontro dagli Addetti finanziari, ciascuno per i paesi di rispettiva competenza – i governi europei hanno cercato di dare una risposta comune, basata su misure di risparmio energetico, di diversificazione delle fonti e di stimolo alla transizione verso energie rinnovabili, con un significativo piano di investimenti. L’obiettivo fondamentale di breve periodo è giustamente quello di rafforzare l’autonomia strategica della UE. Andrà assicurata la piena integrazione di questo insieme di azioni con gli obiettivi climatici che la UE si era data a suo tempo. 

La Rete estera della Banca è la protagonista di questa giornata. Essa rappresenta un osservatorio privilegiato di realtà economiche e piazze finanziarie estere, anche grazie alle relazioni intrattenute con le istituzioni monetarie, le autorità di supervisione bancaria e la comunità economica e finanziaria locale. È importante anche l’impegno della Rete nella comunicazione sul sistema economico e finanziario italiano, a beneficio degli interlocutori locali. Essa mira a dare una visione piena, ragionata ed equilibrata del nostro paese, della sua economia e del suo sistema finanziario.

Nello svolgimento delle proprie funzioni, gli Addetti della Banca d’Italia si nutrono della collaborazione con le Rappresentanze diplomatiche, che forniscono elementi conoscitivi fondamentali per integrare le analisi economico-finanziarie con gli scenari geopolitici di fondo, sempre più rilevanti per interpretare la realtà economica. Per noi, l’attività della rete si traduce in una maggiore capacità di analisi economico-finanziaria. Contribuisce a orientare le nostre azioni in campo internazionale.

Ci consente di esprimere posizioni di policy più informate nei consessi a cui partecipiamo. L’assetto attuale della Rete e la sua articolazione sono il frutto di una strategia di razionalizzazione che ha portato nel tempo a una riduzione del numero delle nostre Delegazioni e a una graduale espansione della copertura geografica, realizzata ampliando, in coordinamento con il MAECI, il numero di posizioni di Addetto finanziario e il loro raggio di osservazione.

Si è così riusciti a includere via via le aree emergenti con maggior peso economico e finanziario nell’economia mondiale o con particolari legami economico-finanziari con l’Italia. Per il futuro, la Banca conferma l’intenzione di investire in questa partnership feconda, anche con qualche mirato intervento di ampliamento della Rete. L’interazione intensa e proficua fra il MAECI e la Banca d’Italia mi pare costituisca un buon modello di collaborazione tra differenti Amministrazioni dello Stato. In tutti questi anni abbiamo lavorato bene insieme. Sono certo che negli anni a venire proseguiremo lungo questo cammino, rafforzando, come potremo e sapremo, l’azione condivisa. Grazie».

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