Donald Trump e i leader dell’Unione europea – commenta sul Mattino Ferdinando Adornato – hanno di fronte un’enorme responsabilità.
Dietro l’annunciata guerra sui dazi, così come nei retroscena sul destino dell’Ucraina, si nasconde infatti un rischio storico: quello di una frattura politico-culturale di ciò che, fino ad oggi, abbiamo chiamato Occidente.
Attenzione: non si tratta di un problema nato oggi. Dopo la caduta del Muro di Berlino i rapporti tra Europa e Usa si sono andati gradualmente indebolendo.
Finita la guerra fredda, Washington non si sentiva più obbligatoriamente vincolata all’alleanza con il Vecchio Continente. Già nel milieu culturale di George W. Bush si cominciò a ragionare sulla grande differenza strategica tra il combattivo Marte (gli Usa) e l’estenuata Venere (l’Europa).
Poi Barack Obama rese manifesto che, per i nuovi interessi strategici degli States, le terre europee erano assai meno importanti di un tempo.
Su questo retroterra si è alla fine innestato il ciclone Donald Trump.
Del resto anche in Europa, nello stesso tempo, si alternavano spinte politiche contraddittorie. Da una parte la contestazione della presunta postura “imperiale” di Washington (con la crescita di un diffuso antiamericanismo); dall’altra il timore, opposto, di perdere l’ombrello protettivo americano.
Ciò che covava nel sottosuolo della coscienza delle classi dirigenti europee: il permanente pendolo tra bisogno di protezione e desiderio di autonomia.
Quest’ultima si nutriva soprattutto del mai sopito spirito di “revanche”, prevalentemente francese.
Ebbene, ecco allora il rischio che oggi grava su Washington come su Bruxelles: tirare troppo la corda delle frizioni, sottovalutando come un’eventuale rottura sarebbe per il mondo un disastro economico, politico e perfino etico.
L’Occidente è uno, non possono diventare due.
Nonostante le evidenti incomprensioni, la madre Europa e la figlia America recitano nel mondo da protagoniste di una medesima identità storico-culturale.
Ebbene, se tale identità venisse meno, il quadro geopolitico mondiale registrerebbe un gigantesco passo indietro, soprattutto nella difesa delle democrazie e nella lotta per la libertà e i diritti umani.








