Premere su Corea del Sud e Giappone per avere più forniture di gas naturale liquefatto, aumentare la produzione domestica e puntare su altri gasdotti: ma soprattutto riaccendere le centrali a carbone, accelerare sull’energia rinnovabile e ripensare il nucleare.
Queste le scelte che dovrebbe fare l’Europa secondo Giovanni Sgaravatti, reserch assistant al think tank Bruegel di Bruxelles, che insieme ad altri economisti sta preparando un report sugli scenari energetici di lungo periodo.
Intervistato da “La Repubblica” Sgaravatti spiega le tre possibili strade che ha davanti la Russia: “La prima è un’ulteriore riduzione dei flussi verso i Paesi europei del fronte più intransigente nei confronti di Putin, per esempio i Baltici e la Polonia. Non credo sia un caso – afferma – che si siano notevolmente ridotti proprio i flussi di gas trasportati attraverso il gasdotto Yamal (che passa per la Polonia) e l’Ukraine Transit.
La seconda è che Gazprom smetta completamente di vendere gas sul mercato quotidiano. In termini di volumi, questo corrisponderebbe approssimativamente al 6% di tutto il gas che l’Europa importa dalla Russia (13% nel 2020 e 6% nel 2021)”.
“La terza – prosegue Sgaravatti- è che non rispetti i contratti di lungo periodo e, nella peggiore delle ipotesi, che “chiuda i rubinetti” e interrompano le forniture”.
Se il presidente russo Putin chiudesse tutti i rubinetti, l’Ue, spiega l’esperto, “può fare pressione sul Giappone e sulla Corea del Sud, principali importatori di Gas naturale liquefatto (Gnl) assieme alla Cina, per dirottare le navi cargo verso l’Europa, aumentando quindi l’approvvigionamento.
La Ue dovrebbe anche puntare ad un utilizzo maggiore dei gasdotti che la collegano alla Norvegia, all’Azerbaijan e in particolare al Nord-Africa dove i flussi fisici nel 2021 sono stati circa la metà della capacità infrastrutturale. La produzione domestica dovrebbe anche aumentare (seppur in misura ridotta) in Olanda, Romania, Italia e Danimarca”.
Dal lato della domanda, “tutte le centrali che possono rimpiazzare il gas con il petrolio dovrebbero farlo e bisognerebbe riaccendere le centrali a carbone chiuse negli ultimi mesi e anni, ove possibile. Inoltre, sarebbe importante ritardare lo spegnimento del nucleare, in particolare in Germania, e aumentare l’installazione delle rinnovabili. Infine, sarebbe probabilmente necessario ridurre la produzione industriale – come d’altronde sta già avvenendo – e implementare degli incentivi per il risparmio energetico anche a livello domestico”.
Se la Russia conquistasse l’Ucraina, Sgaravatti ipotizza che “dopo la sospensione di Nord Stream 2, sembra che la Ue stia seriamente ripensando il suo approvvigionamento energetico. Inoltre, obblighi di stoccaggio di gas saranno imposti alle compagnie che operano nel mercato e anche il progetto di stoccaggio e/o approvvigionamento comune potrebbe vedere la luce. Infine, l’Ue dovrebbe accelerare nella transizione verde e probabilmente ripensare l’abbandono del nucleare”.








