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Servono i migranti per realizzare il Pnrr | L’esclusiva

Occorrono 260 mila lavoratori per completare nei tempi previsti le opere del Pnrr. E l’Italia non ha sufficiente manodopera. Per questo è necessario utilizzare una “quota migranti” regolari per vincere la lotta contro il tempo che vede il nostro Paese lanciato verso la sfida, quasi impossibile, dell’ultimazione di tutti i lavori del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza entro il 2026.

Una parte di questi lavoratori potrà essere recuperata dal settore edile precedentemente impegnato sul Superbonus e che avrà una flessione nei prossimi mesi.

Quindi si libererà forza lavoro e tecnici.

“Come hanno fatto tanti altri paesi, in caso di investimenti straordinari si deve poter ricorrere all’importazione della manodopera. E noi abbiamo tutele molto forti per la nostra manodopera. Certo, prima li dobbiamo formare, li dobbiamo educare alla lingua italiana perché un lavoratore che non sa la lingua italiana in cantiere è un problema. Ci sono delle difficoltà oltre naturalmente a quella di sbloccare i flussi migratori” spiega il presidente dell’Ance Roma Antonio Ciucci, in un dialogo esclusivo con l’Osservatorio Riparte l’Italia che verrà pubblicato nei prossimi giorni e di cui possiamo anticipare un breve estratto.

“In questo senso bisogna agire anche presso quei Paesi che possono fornirci manodopera creando là le condizioni per la formazione per poter rendere il personale pronto a entrare e lavorare. Altrimenti rischiamo di avere il decreto flussi capiente ma personale che io non posso impiegare. Forse gli posso far fare il badante o la collaboratrice, ma è difficile che io lo possa mandare in un cantiere” spiega Ciucci all’Osservatorio.

Anche il Governo lavora in questa direzione.

“Abbiamo firmato il nuovo decreto che vede la gestione flussi su base triennale con una programmazione e la possibilità di creare percorsi di collaborazione con gli
Stati del bacino Sud del Mediterraneo” ha detto, riferendosi al “clic day” il ministro della Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone, ieri davanti alla platea alla Cciaa di Udine.

L’intento – ha precisato – è stipulare accordi con le Agenzie del lavoro di quei Paesi “per inserire lavoratori in percorsi di formazione che iniziano nei Paesi d’origine e finiscono in Italia, guardando anche a modelli applicati in altre parti d’Europa come per esempio la Germania”. Infine, Calderone ha ricordato che il Pnrr, “per lavoro e politiche sociali e’ molto importante. E’ fondamentale lavorare sul tema della formazione e della formazione continua. E farsi carico di chi e’ in condizioni di difficoltà Abbiamo confermato che continueremo a gestire il reddito di cittadinanza per i fragili fino a fine 2023, ma chi rientra tra i soggetti occupabili o attivabili al lavoro – ha precisato Calderone –  deve essere attivato”.

Secondo le associazioni delle imprese agricole, di quelle delle costruzioni e di quelle dei pubblici esercizi e delle aziende recettive, nelle quali è ampia la presenza di lavoratori immigrati potrebbero raggiungere le 200mila unità, le 82mila entrate di lavoratori extracomunitari previste dal decreto flussi basteranno a coprire meno della metà dei posti effettivamente disponibili nei prossimi mesi nelle aziende italiane.

A queste si aggiungerebbero sul fronte delle famiglie italiane le difficoltà di reclutare oltre 20mila badanti e colf l’anno.

Il decreto flussi, peraltro, in genere regolarizza le situazioni degli extracomunitari già presenti nel Paese in modo illegale e quindi non porta all’effettivo accesso di personale ulteriore lasciando l’ampio il divario tra la domanda di lavoro e l’offerta. Il click day quindi rischia di essere, secondo le imprese italiane, largamente insufficiente. Ecco, in sintesi, un quadro della situazione nei settori che più utilizzano personale immigrato.

Agricoltura

La Confagricoltura sottolinea che per i raccolti e i lavori agricoli mancano circa 100mila lavoratori e che nonostante l’aumento dei flussi la quota di 44.000 stagionali, metà dei quali riservati alle associazioni datoriali agricole, non è sufficiente e rischia di compromettere la raccolta e le lavorazioni essenziali di frutta e ortaggi. Occorre almeno il triplo, dice l’associazione, di manodopera disponibile e adeguatamente qualificata. Non si immagina di poter coprire tutti i 100mila posti che mancano con il decreto flussi ma nel settore un terzo della manodopera è straniera e la percentuale è in crescita a fronte della caduta dell’interesse dei residenti verso questi lavori. Solo in Veneto, secondo la Cia, servono altri 10mila lavoratori.

Alberghi e servizi turistico-recettivi

Negli alberghi lavorano circa 180mila persone nel momento di minimo afflusso (febbraio) e circa 380mila in quello massimo tra luglio e agosto. Secondo Federalberghi da qui all’estate serviranno circa 200mila persone. È probabile che ci possano essere difficoltà di reperimento per 40mila persone. I lavoratori stranieri sono in media uno sui quattro con percentuali che al Nord arrivano al 40%.

Pubblici esercizi

Fino ad agosto potrebbero servire nel complesso 235mila persone con una difficoltà di reperimento per circa 70mila. Un ampliamento degli ingressi potrebbe favorire l’occupazione in questo settore di circa 50-60mila stranieri.

Costruzioni

Secondo il più recente bollettino mensile Excelsior, per il comparto delle costruzioni le entrate programmate per il trimestre marzo-maggio 2023 sono pari a 136mila su un totale industria di 385mila. Il comparto delle costruzioni è, con il 58,5%, tra i settori con maggior difficoltà di reperimento di manodopera. È in aumento – ha spiegato l’Ance in una audizione – la richiesta di lavoratori immigrati nelle imprese nel complesso che secondo lo studio Excelsior riferito a marzo interessa il 18,8% delle assunzioni, tra cui quelle del comparto delle costruzioni per un totale di circa 79mila persone (+30,3% su marzo 2022).

Domestici

Per il settore domestico non c’è stato click ma le associazioni che rappresentano i datori di lavoro sottolineando che mancano all’appello circa 23mila lavoratori l’anno.

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