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Serve una transizione governativa sul clima | L’analisi di Eugenio Fatigante

Eugenio Fatigante su Avvenire auspica una ‘transizione governativa’ sul clima: “Abituati a dividerci ormai su tutto – scrive l’editorialista – rischiamo la partigianeria anche sull’argomento che più di tanti altri richiederebbe di evitare divisioni: perché il cambiamento climatico è una realtà che interessa e accomuna tutti come stiamo vedendo in questi giorni, con un’Italia divisa fra zone tempestate dal maltempo e altre con lavoratori stressati dalle ondate di caldo o città assediate dalle fiamme.

Senza polarizzarci tra fazioni parimenti agguerrite come si è visto già sul Covid o sulla guerra, tra apocalittici (spesso di sinistra) e relativisti o ‘climafreghisti’ (in genere vicini al centrodestra), tra chi profetizza imminenti sciagure ancora maggiori e chi fa spallucce, sostenendo che «questi fenomeni ci sono sempre stati nella storia».

In questo campo – sottolinea – la politica è chiamata a svolgere ora più che mai un ruolo fondamentale.

Cercando di diradare la nebbia, anziché alimentarla.

Può essere l’inizio anche di una ‘transizione politica’ del governo, che sembra evitare di farsi contagiare dal clima rissoso alimentato in buona parte anche da media e influencer più vicini all’area politica di maggioranza.

Mostrando un approccio pragmatico e realista, e non ideologico, che merita di essere valorizzato.

Certamente, praticare il dubbio e andare controcorrente è sempre un esercizio di libertà, che va rispettato e tutelato in quanto tale, senza aderire pedissequamente a tesi e dogmi che vanno per la maggiore.

Il ‘sano’ dubbio coltivato non deve però sconfinare nemmeno nel sistematico sospetto, quello che alimenta il pensiero che ci sia un dibattito fra opinioni contrapposte nella comunità scientifica sul tema e sulla sua origine antropica legata all’aumento delle emissioni (quando di fatto questo dibattito è minimo, invece) e anche l’illazione che ogni notizia, ogni dato siano manipolati per interessi di parte.

Quest’ultima resta una componente che esiste: sull’emergenza climatica affermata o negata ci sono anche posizioni e carriere ‘costruite’, perché dietro ci sono sempre anche soldi e potere.

Su tutto deve prevalere però la ricerca dell’interesse supremo, compito appunto della politica, chiamata a comporre i vantaggi di parte nella ricerca effettiva del bene comune.

Mistificazioni e disinformazione – conclude – vanno evitate.

A ogni latitudine, perché il clima non conosce confini”.

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