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Serve un nuovo umanesimo digitale per il mondo della cultura

E’ decisamente difficile affrontare un tema cruciale come quello della riapertura dei luoghi di cultura, a valle di oltre due mesi di blocco assoluto di ogni attività. Un’esperienza drammatica e mai sperimentata, senza memoria e senza strumenti conosciuti.

Tuttavia, ora dobbiamo confrontarci per forza con la fase zero, immaginando cose note, come quelle previste dai protocolli sanitari e politici, e ignote, come la risposta di un potenziale pubblico di ritorno. Bloccato dalla paura e dalle ristrettezze finanziarie, oltre che dall’azzeramento totale del turismo.

Abbiamo vissuto, in questo periodo estraneo a ogni pratica e filosofia precedente, la necessità di cambiare modelli comunicativi e relazionali, inventandoci, grazie alla tecnologia, canali virtuali per raggiungere, raccontare, sperimentare. La strada dovrà rimanere quella, per il nostro faticoso new deal, con investimenti importanti per la digitalizzazione, indipendentemente dalla possibilità di tornare fisicamente nei cinema, nei teatri e nei musei.

Questo insieme alla necessaria attenzione alla ricerca, linfa vera che permetterà a ciascuno, nel proprio campo, di non “invecchiare”, implodendo su se stesso, ma di proporre sempre nuove vie, ancora inesplorate, nei vari settori delle attività culturali.

Ci sarà un terreno più vasto, quello globale di una “internazionale della cultura”, che si parlerà dalle piazze ai computer, mettendo l’uomo al centro di un nuovo umanesimo digitale.

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