Come aiutare il nostro Paese a crescere nei prossimi anni?
Senza considerare le risorse che arriveranno dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), possiamo sviluppare alcune riflessioni su criticità che comunque e necessariamente devono essere superate.
Il nostro Paese è caratterizzato da una longevità crescente, da un tasso di risparmio medio annuo molto elevato, da una ricchezza privata molto rilevante, da una giacenza di liquidità sui conti correnti oltre due mila mld. di euro. Questa liquidità è improduttiva e rappresenta un freno alla crescita economica perché ha una finalità precauzionale e non sostiene i consumi. Inoltre la bassa crescita italiana degli ultimi venti anni è spiegata anche dalla concomitanza di altri fattori: la bassa produttività, la complessità operativa derivante dalla burocrazia, una lentezza della giustizia civile ([1]).
Sono tutti fattori che frenano gli investimenti dall’estero che quindi non contribuiscono alla crescita del PIL. Come possiamo favorire una crescita costante ? Proviamo a sviluppare un percorso riflessivo focalizzandoci su due aspetti molto particolari ma molto italiani. Il senso civico e l’educazione finanziaria. Apparentemente sono temi molto distanti ma in realtà sono temi molto collegati che interagiscono in modo continuo e possono contribuire a costruire e sviluppare un nuovo Paese. La crescita di un paese dipende da molti fattori ed è un processo complesso.
Partiamo da due domande: quanto tempo occorre per creare una nuova generazione di cittadini con elevato senso civico ? Come il senso civico contribuisce allo sviluppo di un Paese ? In 25 anni negli Stati Uniti si è sviluppata Amazon, da un garage ad azienda leader al mondo nell’e-commerce, in 17 anni Facebook, in 23 Google.
Il percorso scolastico in Italia si sviluppa lungo un arco di tredici anni dalle elementari all’esame di maturità. Se consideriamo la scuola materna potremmo dire che in quindici anni abbiamo la possibilità di generare un cittadino modello, ovviamente se partecipa anche la famiglia in questo lungo percorso. Quindici anni sono un periodo sufficientemente lungo per accompagnare un bambino e formarlo ma anche un periodo sufficientemente breve in un ottica dinamica e prospettica tenendo quindi conto della longevità attesa oggi. In quindici anni abbiamo la possibilità di formare un bambino ed accompagnarlo nella sua crescita ed attraverso lui portare anche all’interno della vita domestica l’attenzione al senso civico, al rispetto delle regole, ai diritti ed ai doveri di un cittadino ed al suo ruolo in uno Stato civile e democratico.
La legge 92 del 20 agosto 2019 (di seguito, Legge) ha introdotto dall’anno scolastico 2020-2021 l’insegnamento scolastico trasversale dell’educazione civica nel primo e secondo ciclo d’istruzione, integrate da iniziative di sensibilizzazione ad una cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia. I nuclei tematici dell’insegnamento sono precisati nel comma 2 dell’articolo 1 della Legge:
- Conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea, per sostanziare in particolare la condivisione e la promozione dei principi di legalità;
- Cittadinanza attiva e digitale;
- 3. Sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona.
La Legge dispone che l’insegnamento trasversale dell’Educazione civica sia oggetto delle valutazioni. Potremmo dire quindi che il primo tassello per la crescita del Paese sia stato sistemato. Apparentemente si, nella sostanza possiamo fare di più. Un monte ore di almeno 33 ore annue non è sufficiente per generare un cittadino consapevole. Certamente l’incremento delle ore dedicate alla educazione civica non è di facile soluzione ma probabilmente il futuro che ci aspetta e che aspetta i nostri bambini di oggi richiederà un maggiore consapevolezza su questo tema: e’ un tema molto spinoso perché qualunque soluzione venga proposta darà luogo a critiche o polemiche di parte. Probabilmente si dovrebbero rimodulare le altre materie.
Il quadro diventa ancora più complesso se aggiungiamo sul piano riflessivo l’educazione finanziaria. Il nostro Paese si colloca mediamente negli ultimi posti delle analisi internazionali (grafico 1) e questo si riflette sulla crescita. In altre parole cittadini consapevoli anche in materia finanziaria faranno scelte consapevoli ed allocheranno meglio la loro liquidità favorendo investimenti verso il sistema produttivo. Se le famiglie italiane fossero più preparate su questi temi potrebbero dialogare meglio con gli operatori del settore avendo ridotto le asimmetrie informative.
Se questo accadesse probabilmente avremmo una riduzione della liquidità statica sui conti correnti ed un approccio più professionale. L’invecchiamento della popolazione deve rappresentare un campanello di allarme poiché la quarta età, ossia dai 75-80 anni in avanti, richiede un sostegno economico da dedicare alle cure molto elevato, sostegno che la pensione pubblica non soddisfa.

Nella figura 2 abbiamo sintetizzato i legami concettuali tra educazione civica ed educazione finanziaria come fattori abilitanti alla crescita del PIL. Nell’arco di 15 anni potremmo avere cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri, preparati in materia finanziaria e più attenti alla gestione dei loro risparmi. L’effetto combinato del senso civico e della conoscenza di concetti base di finanza renderebbero molto più forti i nostri figli e tramite loro più forte il nostro Paese.
Affinché ciò accada è necessario affrontare un tema cruciale: come inserire queste materie all’interno del ciclo scolastico? andare oltre le 33 ore di educazione civica e fare spazio a quella finanziaria e far diventare queste materie come reali materie di esame o addirittura, se volessimo forzare il concetto, propedeutici agli altri esami tradizionali impone scelte politiche e coraggio di guardare avanti e non al passato. Occorrono scelte pragmatiche e non ideologiche. Se dicessimo meno latino più educazione civica sarebbe per alcuni una provocazione. Cosi come per altri sarebbe imbarazzante dire meno Assiri e Babilonesi e più educazione finanziaria. Occorrono anni per formare un individuo e trasformarlo in cittadino e senza cittadini consapevoli nessuno stato progredisce.

[1] <<La lentezza della giustizia, in particolare in ambito civile, è uno dei principali problemi strutturali dell’Italia. L’inefficienza del nostro sistema giudiziario scoraggia gli investimenti, aumenta il costo del credito e riduce il tasso di occupazione e di partecipazione al mercato del lavoro>>. Si veda ttps://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2014/wp1432.pdf. Il recente studio di Gianfreda e Vallanti dimostra l’impatto negativo della lentezza dei tribunali del lavoro sul il tasso di occupazione e di partecipazione https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/irel.12250.








