Un passo indietro. Nei giorni scorsi il presidente di Confindustria Carlo Bonomi aveva dichiarato: “questa politica rischia di fare più danni del Covid”. Frase che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha rispedito al mittente come “uscita infelice”. Ora il secondo atto. Ad alimentare lo scontro tra gli industriali e il Governo c’è il vice presidente di Confindustria e presidente dei Giovani Imprenditori, Alessio Rossi. “Un’espressione infelice? Non direi proprio. Carlo Bonomi ha detto senza tanti giri di parole quello che pensano gli industriali”.
Niente marcia indietro, quindi, anzi Rossi alimenta il dibattito. “Io sono pienamente d’accordo con Bonomi e non perché è il mio presidente. In questi mesi – ha detto – abbiamo visto la politica esibirsi solo in un florilegio di slogan. Chiacchiere, annunci, conferenze stampa, task force a non finire. Ma la gestione del governo è stata ed è carente, la sua visione miope – ha continuato – niente per le imprese, che sono il motore del Paese e sono costrette a fare tutto da sole. L’unica nota positiva che vedo è il taglio dell’Irap. Ma è solo sino a fine giugno, non è strutturale”.
E gli industriali sono tutti d’accordo con le parole di Bonomi. “Certo – ha continuato Rossi – per troppo tempo Confindustria ha usato toni soft. Il movimento dei giovani industriali lo appoggia senza remore, non è un caso che Bonomi venga proprio dal nostro movimento. Questo suo approccio da prima linea è spinto prima di tutto proprio dai giovani. Un presidente che sta sul pezzo”.
Conte ha anche detto a Confindustria di portare idee e progetti. “Se vuole metterla sulla sfida, diciamo che è una sfida che finora il governo ha perso. Confindustria ha sempre portato proposte e progettualità, non richieste. Non dobbiamo limitarci alle misure tampone, che nell’immediato servono, per carità – ha continuato – pensiamo anche a cosa succederà domani. Bisogna mettere in campo strutture per supportare le aziende, farle crescere di dimensione e renderle più forti. Vanno patrimonializzate. Sono bastati due mesi di blocco per mettere in ginocchio tantissime realtà”.
“La pandemia – ha continuato Rossi . ha evidenziato le carenze di un tessuto imprenditoriale fatto di troppe piccole e micro-aziende. Dobbiamo farle crescere, perché la competizione internazionale sarà sempre più dura. Conte pensa una cosa simile? E allora che il governo pensi ad accompagnare la crescita delle aziende e non a entrare con quote più o meno grandi per occupare i consigli di amministrazione, magari puntando alla governance insieme ai sindacati”.
“La norma inserita su pressione della Cgil nei provvedimenti di riapertura e che attribuisce al datore di lavoro la responsabilità nel caso un dipendente si ammali di coronavirus, è un brutto segnale – ha sottolineato Rossi- un segnale che questo governo flirta con la Cgil: lavora non per le imprese, ma contro le imprese. Conte non fa umorismo, ma fa capire la distanza che lo separa dal mondo delle imprese. E questo non lo possiamo accettare. Gli Stati generali dell’economia evocano un qualcosa che in Italia non è mai stato fatto – ha concluso – guardi alla task force: hanno convocato tutti, due minuti a testa, e via. Qualcuno evocava la decrescita felice, ma qui c’è chi la sta realizzando. Noi, però, non ci rassegneremo”.








