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PNRR, via i tecnici scelti da Draghi | Il retroscena

La bozza del nuovo decreto Pnrr del governo Meloni cambia i tecnici del Pnrr indicati da Mario Draghi. La segreteria tecnica di Palazzo Chigi lascia il passo a una nuova struttura di missione che accentra ulteriormente sulla presidenza del Consiglio e sul ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, l’attuazione del Recovery italiano.
Con il nuovo organismo, scrive MF-Milano Finanza, decadranno quindi dagli incarichi gli attuali funzionari, compresa quindi Chiara Goretti, già componente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, scelta dal passato governo come coordinatrice.

Il nuovo organismo si occuperà tra gli altri compiti delle interlocuzioni con l’Unione europea sull’attuazione del piano e sulla revisione dello stesso, da inviare a Bruxelles entro aprile. Inoltre, in collaborazione con l’ispettorato generale sul Pnrr, verificherà la coerenza della fase realizzativa rispetto agli obiettivi programmati, provvedendo a definire eventuali misure correttive ritenute necessarie. Soppressa anche l’Agenzia per la coesione territoriale.

Accanto a una serie di misure di semplificazione delle opere legate al piano di ripresa, a partire dallo snellimento delle procedure per erogare le risorse da versare ai soggetti attuatori a titolo di anticipazione, il provvedimento, sul quale si lavora da mesi, interviene anche sul codice per la crisi d’impresa.

All’articolo 40 della bozza, infatti, sono previsti alcuni interventi per incentivare l’accesso delle imprese alla composizione negoziata. In particolare, sarà aumentato a 120 il numero di rate attraverso le quali può essere dilazionato il debito verso l’Agenzia delle entrate.

Il testo interviene poi per sbloccare numerose istanze di composizione negoziata pendenti in attesa di nomina dell’esperto e alle quali le Camere di commercio non danno corso, per incompletezza della documentazione.

Qualche reazione in pre-Cdm potrebbe invece esserci sugli interventi in tema di giustizia tributaria. Il testo sopprime infatti di due periodi da un comma della legge 130 del 2022 che la rappresentanza nel Csm della tributaria soltanto alcune predeterminate categorie di giudici provenienti dalle altre magistrature, e che hanno aderito all’interpello per il definitivo transito nella magistratura tributaria. Un modo per mettere a rischio la professionalizzazione, dicono i critici.

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