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Salute, ambiente, paesaggio e cultura. Bisogna ripartire da una visione circolare

Paesaggio, ambiente, beni culturali, sviluppo sono parole che se riferite alle istituzioni pubbliche che dovrebbero sovrintendere a questi ambiti appaiono slegate fra di loro.

Ministeri come quello dell’Ambiente, dei Beni Culturali o delle Infrastrutture che raramente si confrontano su questioni strategiche ma muovono la propria azione cercando di evitare, come in una corsa ad ostacolati, veti incrociati, Regioni che reclamano competenze ancora prerogativa dello Stato in un perenne clima di conflittualità.

La pandemia causata dal Covid che ha così duramente colpito il nostro Paese ha portato in sé tragedie infinite, umane e oggi una crisi economica che non ricordavamo da decenni.

Ma anche svelato la difficoltà di un Paese molto arretrato se paragonato al resto del’’Europa nel dimostrare capacità di “fare sistema” intorno ad una strategia condivisa e questo è uno dei segni più evidenti della nostra fragilità.

Per ripartire occorre avere una visione consapevoli che niente sarà più come prima: il lavoro, servizi sociali, le città, lo studio sono solo  alcuni aspetti di come la vita cambierà per sempre.

Un nuovo approccio potrebbe essere proprio quello di partire dalla salute dei cittadini così tanto provata in questi mesi e non solo rafforzando un sistema sanitario che si è dimostrato debole o meglio indebolito da anni di tagli, ma vedendo la gestione del territorio come un mondo per migliorare le condizioni di vita di chi vi abita.

Per farlo è necessario che salute, ambiente, paesaggio, cultura siano inclusi in una visione che vuole promuovere uno sviluppo più sostenibile.

La natura ha dato segni di risveglio in questo periodo di lockdown che non vanno scordati: crescere per distruggere il suolo consumandolo senza nessuna pianificazione sensata, modificare habitat che sono fondamentali per la preservazione della biodiversità o promuovere modelli di sviluppo a discapito di contesti più attenti alla salute dei cittadini sono queste scelte che ormai vengono anche politicamente rigettate come dimostra la crescita di molti movimenti verdi in alcuni paesi europei.

Anche la cultura riveste un ruolo importante:in alcune grandi città Europee l’accesso alla cultura è diventato un parametro per misurare lo stato di benessere di una comunità e l’obbiettivo delle amministrazioni virtuose è quello di facilitarlo non solo geograficamente ma attraverso una seria politica di incentivi.

In conclusione la vera sfida che dobbiamo preparaci ad affrontare è quella di un nuovo paradigma che parta dal comportamento individuale ma che sopratutto diventi strategia condivisa.

Abbiamo tutti assistito ad un fiorire di documenti che avevano l’ambizione di disegnare un futuro per il nostro paese rimediando ai danni della pandemia. Centinaia di pagine contenenti indicazioni certamente eccellenti.

Ma di fronte ad un politica spesso di corto respiro, ad un governo oggi indebolito e poco stabile è legittimo temere che tante intenzioni rimangano tali e non si traducano in azioni?

Purtroppo lo è e sarà anche responsabilità della società civile rappresentare, con voci autorevoli, il necessario stimolo per evitarlo.

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