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Roberto Colaninno (ceo Piaggio): «Asse Boston-Pontedera per vincere la sfida dell’e-mobility. Anno complicato, ma non ci siamo fermati: pronti 11 nuovi scooter e il Porter»

Investimenti per oltre 140 milioni nel 2020, un impegno che potrebbe anche superare i 450 milioni nel prossimo triennio. Nuove fabbriche in Indonesia, ampliamento dello stabilimento in Cina e nuove novità sul motore elettrico con Foton Motor. Di questo ha parlato Roberto Colaninno, presidente e ceo del gruppo Piaggio, in un’intervista a L’Economia del Corriere della Sera. Il ceo Piaggio ha tracciato la rotta al 2023 dell’azienda metalmeccanica più grande del Paese, ma che tocca tutti i continenti del mondo, con al centro comunque Pontedera. 130 anni di storia nella mobilità urbana, 3.700 persone (7 mila nel mondo), lo storico stabilimento della Vespa ora sta costruendo la cittadella di e-mobility dedicata ai veicoli elettrici.

«Ci saranno una sessantina di ingegneri “softwaristi” e “roboticisti”. Il polo di Pontedera è diventato attrattivo peri giovani. Questo è l’anno del centenario, lo festeggiamo con la riqualificazione della fabbrica a Mandello del Lario. Sono molte le sfide e procedono in parallelo. L’avamposto tecnologico americano deve dialogare con la fabbrica di Pontedera per rendere normale quello che da noi sembra fantascienza, per portare qui una cultura scientifica e tecnologica che nelle fabbriche italiane manca ancora. È un mondo nuovo che studia come mettere in comunicazione i veicoli con l’ambiente circostante. Un primo passo è stato il drone-robot Gita per il quale sono in corso tre progetti pilota all’aeroporto di Cincinnati, al porto turistico di Istanbul e nel food delivery nel Kentucky. Non possiamo sopravvivere solo continuando a offrire i classici prodotti che però ci hanno dato la possibilità di crescere e sostenere la nuova fase di innovazione per la mobilità del futuro. Intendiamoci, la Vespa è del 1946, abbiamo pensato più volte di ringiovanirla ma abbiamo capito che è perfetta così».   

Colaninno svela i prossimi passi in temi di acquisizioni, fortemente legati all’espansione fuori dal territorio italiano. «Tutti i nostri piani di crescita sono greenfield. In Indonesia partiremo comprando un terreno e costruiremo una fabbrica, come abbiamo fatto in India e in Vietnam. Nel 2003, quando siamo entrati, Piaggio era un’azienda concentrata in Italia. Oggi è una multinazionale con stabilimenti all’estero tra cui India, dove produciamo l’Ape e le due ruote, Vietnam e Cina. Sono fabbriche nate per servire i mercati locali con la Vespa, gli scooter Piaggio e Aprilia».

Senza dubbio la sfida più importante e grande è quella sul motore elettrico. «Fa parte della sfida tecnologica che avrà la sua sintesi nelle nostre fabbriche in Italia. È un trend fondamentale ma non ci sarà una rivoluzione in tempi brevi. Il passaggio sarà graduale perché sarà necessaria una rivoluzione di pensiero delle persone e un cambio di passo nelle infrastrutture. Comunque siamo pronti. Il team di e-mobility lavora ai nuovi progetti, gli nostri ingegneri stanno sviluppando i rapporti con i fornitori mondiali della filiera legata alla mobilità elettrica, tanti tedeschi, meno gli italiani. Il gruppo già monta un motore verde sulla Vespa e c’è in programma una nuova gamma di prodotti elettrici, a partire da uno scooter Piaggio che sarà sul mercato già a giugno».

Piaggio è stata capace di vivere lo scorso anno come opportunità, in un momento difficile l’azienda diretta da Colaninno si è assestata, crescendo leggermente nel secondo semestre. «È stato un anno complicato ma abbiamo mantenuto gli impegni programmati di 141 milioni e quest’anno lanceremo dodici nuovi veicoli, cinque scooter, sei moto – la gamma Guzzi per il centenario e le nuove Aprilia con motore da 660 cc – oltre al nuovo Porter. Dalla fine del primo lockdown, abbiamo generato cassa per circa 125 milioni. Cosa che ci ha permesso di ridurre per una cifra analoga i debiti netti, scesi a 424 milioni. È stato per effetto dell’andamento positivo delle vendite nel secondo semestre del 2020, cresciuto dell’1,3%. E questo malgrado il calo del 13,6% del fatturato complessivo a 1,314 miliardi».

In tempi di pandemia, tocca reinventarsi e ragionare diversamente. Ecco cos’ha fatto Piaggio. «Abbiamo lavorato sulla gestione del capitale circolante, del magazzino. Ho fatto scoprire ai miei che prima si lavorava con una certa esuberanza di disponibilità. L’emergenza ha imposto alle imprese un esercizio di educazione finanziaria. Perché se da una parte calavano le vendite, dall’altra era necessario non aumentare il debito. Le aziende hanno una grande responsabilità. Devono ridurre al minimo i rischi e fare piani di crescita che siano sostenibili dal punto di vista finanziario fin dall’inizio, anche perché il ruolo delle banche sta cambiando con le nuove regole».

«L’ultima “follia” è stata la fabbrica di Boston, il nostro avamposto nel futuro. È nato da una conversazione con il professore di Storia medievale Jeffrey Schnapp e con l’architetto Greg Lynn. Si parlava di urbanistica e di trasporti. Sembrava una cosa impossibile. Ora Schnapp è il chief visionary officer di Piaggio Fast Forward, Lynn il ceo. Abbiamo assunto 55 giovani che provengono da tutte le parti del mondo, hanno studiato al Mit, ad Harvard, con lauree in ingegneria, specializzazioni nell’Intelligenza artificiale», ha concluso il presidente.

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