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Riccardo Ruggiero: “Le TLC in Italia stanno morendo. Ecco cosa si può fare per salvarle” | L’esclusiva

L’Osservatorio Riparte l’Italia ha incontrato l’ex ad di Telecom e Tiscali Riccardo Ruggiero per un dialogo a tutto campo sul settore delle TLC fortemente in crisi in Italia.

Ruggiero, come vede il mercato delle tlc?

È un mercato in enorme difficoltà per gli operatori infrastrutturali per ragioni esogene dovute ai cambiamenti strutturali della domanda e costringe gli operatori a reinventare l’offerta, i canali, la comunicazione, l’analisi dei segmenti etc e molti di questi sono entrati in difficoltà. Ma anche per fattori endogeni perchè il sistema non remunera gli investimenti e questo frena lo sviluppo anzi crea in qualche caso crisi.

Ci sono soluzioni?

La soluzione è in parte di sistema in parte gestionale, non voglio entrare troppo nel merito anche se ho le mie idee ma secondo lei è possibile che tim cambi 5 amministratori delegati in 7 anni e Open Fiber ogni 3 o 4 anni? Per parlare delle due aziende a trazione italiana di sistema. Il sistema poi deve incentivare gli investimenti nel modo giusto con una visione a medio lungo senza isterie, organica e guidata in parte dal governo attraverso gli enti preposti. Ci sono tante iniziative male organizzate e soldi che rischiamo di essere persi IN UNA OTTICA PURAMENTE BUROCRATICA.
Io avrei senz’altro delle ricette ma sarebbe lungo da approfondire in questa sede mi basta dire che serve che gli interlocutori giusti si mettono al tavolo con gli stakeholder, pubblici e privati e si rivedono le regole del gioco e le tempistiche in una ottica seria di medio lungo compatibile con i vincoli legali, finanziari e soprattutto operativi oltre che ambientali.

Ma sta parlando della rete unica?

Certo anche ma non solo.

Si spieghi.

Innanzitutto la rete unica deve essere fatta bene allora aggiunge valore e questo senza voler entrare nel tema del prezzo. Tim e Open Fiber sono sicuramente compatibili e andrebbero unite perchè il mercato non sembra reggere la competizione di due operatori infrastrutturali e se rilanci tim ti trovi con problema OF o viceversa questo è un dato ineludibile, quindi l’operazione c’è.

Ma lei ritiene che Open Fiber era una buona idea?

Assolutamente sì, anche perché è nata a valle di una consultazione pubblica che sanciva la non convenienza ad operare in certe aree e serviva quindi un operatore sostenuto che investisse. Magari il modello poteva essere diverso ma ora servirebbe rilanciare il tutto in maniera ordinata con Tim e OF sedute al tavolo. Le due aziende dovrebbero accelerare la loro trasformazione TIM deve liberarsi delle zavorre del passato e ritornare a generare cassa  e OF in aziende fortemente orientata al mercato.

Per Tim liberarsi delle zavorre del passato significa licenziamenti?

No come dimostra il mio passato le aziende si rilanciano dalla parte alta del conto economico attraverso crescita di ricavi e margini e non attraverso continue ristrutturazioni di costi che ne decretano a medio lungo il fallimento.

E Open Fiber?

Non conosco in dettaglio la situazione ma emergono pubblicamente dati sui ritardi nella esecuzione degli obbiettivi, ritardi di quel genere non possono essere necessariamente imputati al management e comunque non solo, il problema è di sistema e il sistema, come dicevo va ristrutturato in maniera organica riconsiderando gli obiettivi i tempi le strategie e i funding necessari che secondo me dovrebbero già essere sufficienti. Inoltre hanno cominciato strade di orientamento al mercato oltre ai progetti di scavo devono accelerare: ecco li vedo poca incisività.

E gli azionisti?

Guardi partiamo dal confutare il concetto sbagliato che fondi di investimento non possano essere parte di una operazione infrastrutturale di lungo periodo come a dire che la ricerca della remunerazione del capitale e il rispetto dei piani siano valori negativi.
Questo è un assioma sbagliato, primo perchè ci sono fondi infrastrutturali con orientamento al lungo periodo secondo perchè lo stimolo al rispetto dei piani ed alla diligenza finanziaria è un valore. I patti vanno scritti prima ed i piani vanno fatti aggressivi ma realistici. Inoltre lo Stato ha tutti gli strumenti di controllo per evitare che gli assetts cadano in mani sbagliate direttamente attraverso strumenti come la GS o indirettamente attraverso Cdp. Ma questo a mio avviso è il perimetro. Altrimenti ritorniamo all’Iri che è figlia di contesti diversi.

Quindi per finire lei ritiene che la digitalizzazione del paese si puo fare senza cambiare tutto?

Si può e si deve fare vanno trovati i modi e le persone giuste.

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