Sono in aumento in Italia – ma con forti differenze tra Nord e Sud – gli ospiti delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie che, nelle loro diverse forme, accolgono persone che si trovano in stato di bisogno per motivi differenti: anziani soli o con problemi di salute, persone con disabilità, minori sprovvisti di tutela, giovani donne in difficoltà, stranieri o cittadini italiani con problemi economici e in condizioni di disagio sociale, persone vittime di violenza di genere.
Lo certifica l’Istat che al 1° gennaio 2024 indica 12.987 presidi residenziali attivi con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente).
Ma l’offerta rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4.
Gli ospiti accolti sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente; 3 su 4 sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne.
Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila unità di personale: 355mila sono dipendenti retribuiti, circa 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile.
Quasi 8 posti letto su 10 (77%) sono destinati all’assistenza socio-sanitaria (anziani non autosufficienti).
Le unità di tipo socio-assistenziale sono orientate principalmente all’accoglienza e alla tutela di persone con varie forme di disagio: il 41% dei posti letto è dedicato all’accoglienza abitativa e un ulteriore 41% alla funzione socio-educativa, che riguarda soprattutto i minori di 18 anni.
L’offerta residenziale sul territorio si differenzia fortemente rispetto alle categorie di utenti assistiti: nelle regioni del Nord prevalgono i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti (72% nel Nord-Ovest e 75% nel Nord-Est), circa il doppio rispetto al Mezzogiorno.
Al Sud, invece, si trova una percentuale più alta, rispetto alle altre ripartizioni, di posti letto dedicati agli anziani autosufficienti, alle persone con disabilità e agli immigrati.
Nelle regioni del Mezzogiorno l’istituzionalizzazione degli anziani è più bassa, in particolare in Campania.
Per quanto riguardo gli anziani nelle strutture, 2 su 3 sono ultraottantenni, in prevalenza donne che rappresentano il 73%.
In generale il 77% ha superato la soglia degli 80 anni di età, quota che sale al 78% tra i non autosufficienti (per un totale di 186mila anziani ultraottantenni non autosufficienti).
Il tasso di ricovero tra gli over 80 è pari a 49 ospiti per 1.000 residenti, scende a 12,3 per 1.000 nella classe 75-79 anni e si riduce drasticamente tra gli under 75, tra i quali il tasso si riduce a 4,6 ricoverati per 1.000 residenti.
Nelle residenze del Nord-Est il tasso di ricovero si attesta ai livelli più alti, con 31 ospiti per 1.000 anziani residenti di almeno 65 anni, e raggiunge valori massimi nelle province autonome di Trento e Bolzano (rispettivamente 40 e 39).
Le regioni del Sud presentano un livello di istituzionalizzazione decisamente più basso: su 1.000 anziani residenti, solo 9 sono ospiti delle strutture residenziali; il valore minimo si registra in Campania, con 4 ospiti per 1.000 anziani residenti (la media nazionale si attesta a 20).
Sono invece circa 72mila gli adulti, tra i 18 e i 64 anni, ospiti dei presidi residenziali (poco più di 2 ogni 1.000 residenti nella stessa fascia d’età).
Tra gli uomini è diffusa la presenza di disabilità o di patologie psichiatriche (67% degli ospiti), ma anche la presenza di dipendenze come alcolismo/tossicodipendenza (circa il 16% dell’utenza di sesso maschile).
Anche tra le donne la disabilità o le patologie psichiatriche costituiscono il disagio prevalente (75%), mentre nell’8% dei casi si tratta di gestanti o madri maggiorenni con figli a carico.
Le donne vittime di violenza sono 667 e rappresentano il 2% delle donne ospitate nei presidi.
Gli stranieri adulti accolti nelle strutture sono poco più di 9mila, pari al 13% del totale.
La quota sale nelle residenze del Nord-Est (32%) e si riduce gradualmente scendendo verso il Sud dove si ferma al 9%.
Anche tra gli stranieri prevale la componente maschile (63%).
Gli ospiti minori – 22mila complessivamente – in 6 casi su 10 hanno un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni.
Oltre 10mila (quasi la metà) sono minori stranieri.
Le problematiche dei ragazzi ospitati sono di varia natura, anche per effetto della provenienza da contesti molto diversi: il 37% degli ospiti non presenta problematiche specifiche, un ulteriore 20% è composto da minori stranieri privi di una figura parentale di riferimento.
Problemi di dipendenza o di salute caratterizzano il restante 43%.
Sul piano amministrativo la titolarità delle strutture è in carico a enti non profit nel 45% dei casi, agli enti privati nel 25%, agli enti pubblici nel 18% e agli enti religiosi nel 12%.
Nella grande maggioranza dei casi (89%) i titolari gestiscono direttamente il presidio, nel 9% affidano la gestione ad altri enti, nei restanti casi (2%) la gestione è mista.
La gestione è affidata prevalentemente a organismi di natura privata (76% dei casi), di cui oltre la metà (51%) appartiene al settore non profit; il 13% delle strutture è infatti gestita dal settore pubblico e l’11% da enti di natura religiosa.
Infine gli operatori.
Nei presidi residenziali operano complessivamente 394.668 unità di personale, di cui 35.952 volontari e 3.687 operatori di servizio civile.
Il personale retribuito, pari a circa 355mila unità, nel 13,5% dei casi è costituito da cittadini stranieri, che in 2 casi su 3 hanno cittadinanza extraeuropea.
Nel Nord la quota del personale straniero è più elevata, raggiungendo il 18% nel Nord-Ovest e il 16% nel Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno si sfiora appena il 2%.
In Emilia Romagna si riscontra la più elevata presenza di personale straniero (quasi il 27,5%).








