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Raffaele Jerusalmi (AD Borsa Italiana): «Bisogna vincere il disinteresse al listino»

Raffaele Jerusalmi sfoggia una bella camicia a quadretti sotto un abito da lavoro, che lo rende la cosa più lontana che c’è da Gordon Gekko. Tono rilassato, uno scambio sulla diffusione del Covid (“a Milano lo hanno preso alcuni miei amici, in forma non grave, la sensazione è che sia più diffuso ma meno nocivo, ma stiamo tutti in guardia“). Un occhio alla Madonnina che sarà (“la nostra potrà diventare una città-Stato nel futuro“), ci si guarda attraverso la camera pensando alle belle cose, perché il quotidiano è brutto assai.

Il tema della conversazione è la Borsa e l’Italia, due cose che da sempre vengono viste distanti, come se Piazza Affari fosse un’entità astratta solo per specialisti e non il motore dello sviluppo delle aziende come del  risparmio. Eppure dovrebbe cambiare quest’atteggiamento, ora che il  governo Conte, con l’operazione Cdp-Euronext, ha deciso di acquistare dal  London Stock Exchange l’asset di cui il manager è il ceo. L’obiettivo è  sfidante: creare un mercato unico dei capitali.

Negli Stati Uniti tutti stanno a vedere cosa accade a Wall Street perché il 60% degli americani ha i soldi e la pensione investiti lì. Noi siamo ai minimi termini in questo caso, come se della Borsa non importasse nulla a nessuno, ma non è così“, afferma in questa lunga intervista a MF-Milano Finanza. E chi scrive pensa anche al disinteresse per questa operazione mostrato da big delle grida di un tempo, come Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi, intervistati sempre da questo giornale. Chi ha ragione?   

Dottor Jerusalmi, in Italia il risparmio giacente sui conti  correnti bancari ha superato il valore del pil quest’anno: che si può fare per convogliare parte di queste risorse verso investimenti in borsa? Non è un segnale preoccupante? “Non mi preoccupa che aumentino i depositi, non sono quei soldi  la potenziale benzina per il mercato. La benzina sono tutte le risorse che gli italiani immettono nei fondi pensione e che non finiscono in aziende quotate. Parliamo di ben 250 miliardi di euro di cui solo il 2% finisce a Piazza Affari quando la media in giro per il mondo è tra il 30 e il 60%. Una cosa assurda. L’americano ogni giorno si informa su cosa ha fatto Wall  Street perché ci ha investito la sua pensione“.   

Noi no? “No. Negli Stati Uniti c’e’ l’ossessione per la borsa, da noi nemmeno  l’attenzione“. E’ ineluttabile? “I fondi pensione devono capire che il  cittadino che versa i contributi è anche un investitore potenziale. Serve un investimento di lungo termine paziente. Poi penso che la storia della borsa di Milano è sempre stata contrassegnata da un certo disinteresse anche delle grandi famiglie. Penso a Ferrero, Lavazza Caprotti…”   

Disinteresse che accomuna cittadini e imprenditori. “Sì. Le imprese italiane alla fine vengono vendute agli stranieri perché gli stessi imprenditori non hanno quella visione che serve“.  Eppure servirebbe guardare lontano, almeno così credono il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. “Eccome. Tra 5-10 anni la Cina peserà per il 50% dell’economia mondiale e l’altra parte sarà divisa 25% Usa e 25% Europa. L’Italia che ruolo vuole avere, da che parte vuole stare, in questa sfida? Bisogna pensarci oggi, non domani“.    

In Borsa spa sembra che una strategia l’avete avuta. In questi 13 anni, di cui più di 10 sotto la sua guida, la società ha triplicato il valore. C’è un segreto dietro questi risultati? “Abbiamo integrato mercati e attività, creando una filiera completa a servizio di imprese e investitori. Questo soprattutto grazie a una gestione improntata all’innovazione e all’efficienza. Il segreto? Avere un team di colleghi dedicati e animati da una grande passione per il loro  lavoro. Abbiamo anche avuto la fortuna di avere avuto un dialogo  costruttivo e costante con le autorità di Vigilanza che ci hanno aiutato  a realizzare le nostre innovazioni nel rispetto della normativa. Quest’ultimo aspetto ci ha consentito di innovare negli anni creando prodotti e servizi in partnership con i nostri stakeholder“. 

Tipo? “Tipo la possibilità creata ad esempio dal Mef per collocare Btp direttamente sul Mot, avviata con Btp Italia e che prosegue in questi giorni con Btp Futura, all’Aim Italia, a Elite e a tante altre iniziative e prodotti creati in questi anni“.     

A proposito di Aim e Elite, che fine faranno nella nuova realtà italo-francese? “Credo che continueranno a essere sviluppate come oggi. Per Aim non ci sono dialoghi specifici in corso ma posso dire che il mercato continuerà a svilupparsi ancora“. Come si immagina Borsa Italiana all’interno del gruppo Euronext? “Premesso che dobbiamo aspettare i passaggi, di sostanza, di  approvazione della transazione, penso che alcune evidenze siano emerse in  fase di annuncio dalle stesse comunicazioni di Euronext. Borsa Italiana ha  la possibilità di inserirsi come principale contributore, in una federazione paneuropea di Borse, un progetto che corrisponde allo spirito della Capital Market Union di armonizzazione di regole e di creazione di liquidità, a vantaggio delle imprese del continente“.    

Una novità la dimensione europea per Borsa Italiana? “L’Italia, come ricordava lei direttore in un suo editoriale, paese fondatore dell’Ue, è stata pioniere anche in ambito finanziario, nella costruzione dell’unione bancaria e nella realizzazione di T2 e T2S, le due piattaforme di pagamento e per il regolamento delle transazioni europee. L’evento di lancio di T2S con Mario Draghi nel 2015 avvenne proprio a Milano anche perché Monte Titoli fu il primo Csd europeo di grandi dimensioni ad aderire alla piattaforma.

Parlando del nostro gruppo, non dimentichiamo la dimensione internazionale ed europea di Elite, il progetto per le piccole e medie aziende non quotate, nato in Italia con la collaborazione di Confindustria, ma presto esportato in 45 paesi. Anche la nostra CC&G, autorizzata all’erogazione di servizi e prestazione di attività in Europa dal 2020 fornisce a Ccp Austria soluzioni di clearing e risk management e ha di recente concluso un accordo di collaborazione  per i servizi di clearing con la Ccp rumena appartenente alla borsa di  Bucarest. Per finire con Mts, che e’ uno dei mercati elettronici fixed income leader in Europa con oltre 500 controparti uniche e un volume medio  giornaliero che supera i 100 miliardi di euro“.

Quali sono in concreto i piani di sviluppo per Mts? “E’ troppo presto per parlarne“. Euronext assieme a Borsa Italiana; che potenzialità vede in questa collaborazione, dalla moda al mercato dei capitali? “Io vedo tutte le potenzialità di un progetto paneuropeo, la possibilità di creare una grande borsa europea che possa portare benefici alle aziende di tutti i settori in cui il nostro mercato comune eccelle, ogni Paese con le sue peculiarità. Del resto parliamo di un sistema  economico fortemente interconnesso“. Che cosa dovrebbero fare ora governo, Parlamento e Consob nel definire gli accordi di governance con il nuovo gruppo per far sì che l’Italia conti davvero? “Non commento su questi aspetti. Inoltre Borsa è un soggetto vigilato e come tale non entriamo mai nel merito delle attività delle autorità di Vigilanza“.    

L’Europa, dopo discussioni aspre e divisioni, sembra aver trovato l’unita’ nel sostenere le economie nazionali colpite dalla pandemia. L’Italia sembra fare particolare affidamento sulle risorse promesse dal Recovery Fund. Qual è la sua opinione? “L’Italia deve cogliere l’occasione offerta dalla Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, presentando un piano dettagliato di come intende investire le risorse – perché di investimento si deve parlare –  sulla base delle priorità del nostro Paese. Lo sviluppo del Paese nei  prossimi anni, la competitività del sistema imprese a livello  internazionale, la capacità di generare risorse per la crescita e per lo sviluppo e adeguamento del welfare alle sfide demografiche, dipenderà molto dalla capacità di fare le scelte giuste e indirizzare le risorse dove servono“.    

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a giugno nel suo  messaggio a Consob ha detto: “La stessa Borsa di Milano può svolgere un  ruolo significativo nella ripartenza del Paese, nel quadro europeo di  completamento del mercato dei capitali”. Ha ragione?

Ho ringraziato il Presidente della Repubblica per il riconoscimento della centralità del ruolo che Borsa può svolgere per aiutare la ripresa  dell’economia italiana, dicendo che avremmo cercato di interpretarlo con  grande senso di responsabilità, per garantire alle imprese e ai  risparmiatori di disporre di un’infrastruttura di mercato moderna,  efficiente e internazionale. La ripartenza del nostro sistema economico  non può prescindere dal sistema finanziario che è in grado di aiutare le  imprese a raccogliere i capitali per la crescita per gli investimenti  necessari. Siamo impegnati in prima linea a supporto dell’economia del  Paese.

Se guardiamo ai dieci anni appena trascorsi, possiamo evidenziare  importanti risultati raggiunti da Borsa Italiana in questa di diffondere  la cultura di mercato e la continua innovazione di piattaforme e strumenti  per dotare il nostro Paese di mercati efficienti, globali e adeguati ai  migliori standard internazionali. I prossimi dieci anni disegneranno  l’Italia che lasceremo ai più giovani che devono, per questo, essere da subito coinvolti nel progetto. Anche per questo abbiamo chiesto che fosse destinato prevalentemente a loro il milione di euro che abbiamo donato in  primavera, durante l’emergenza sanitaria, al Fondo di mutuo soccorso del  Comune di Milano“.

Oltre ai giovani, quali sono le priorità? “Vedrei almeno tre aree prioritarie in cui investire da subito: istruzione, ricerca e innovazione e infrastrutture. Servono investimenti  in ricerca, per incidenza dei quali sul pil, l’Italia è fanalino di coda dell’Ue. Questo e’ un prerequisito. Senza investimenti in istruzione e ricerca non è possibile creare le basi per un Paese competitivo. L’esistenza di una Borsa nazionale consente la crescita di un indotto fondamentale per assorbire laureati e giovani a elevata professionalità che, troppo numerosi, lasciano l’Italia alla ricerca di opportunità maggiormente competitive. E’ l’effetto “Piazza Finanziaria” su cui hanno costruito le loro fortune le capitali finanziarie mondiali e che Milano può e deve continuare a giocare“.   

La piazza finanziaria milanese è anche la capitale italiana del  fintech. Che futuro vede per i progetti di hub fintech? 

Il mercato dei capitali da un lato apprezza i progetti di innovazione e ricerca tecnologica, dall’altro ne ha fortemente bisogno. Pensiamo all’evoluzione del Fintech e al progetto lanciato da Banca d’Italia. Oltre alla digitalizzazione, uno dei grandi driver di rilancio economico sarà quello dell’innovazione in senso lato. Coniugata alla transizione ecologica ed energetica, l’innovazione tecnologica trasformerà il mondo nei prossimi anni in maniera sostanziale. Alla guida di questo processo si collocano non solo grandi imprese, che hanno un ruolo propulsore insostituibile, ma anche gli Stati, che possono decidere di puntare sull’innovazione investendo in ricerca e sviluppo e favorendo il  trasferimento tecnologico dalle università e centri di ricerca ad altri  soggetti in grado di creare nuovi prodotti, processi, applicazioni, materiali o servizi. Questo è il ruolo che Milano deve svolgere come hub del fintech al servizio del paese“. 

Che cosa deve fare l’Italia per permettere al suo listino di pesare come gli altri europei? “Dobbiamo sostenere tutte le nostre eccellenze, soprattutto quelle che trainano l’export. Negli ultimi dieci anni Borsa Italiana ha visto  crescere il numero di società quotate sui mercati borsistici. Si è passati da 296 di fine anno 2009 a 367 di fine settembre 2020. I numeri  stanno crescendo ancora grazie alla vivacità soprattutto sull’Aim. Grazie a Aim Italia, le imprese italiane caratterizzate da una minore dimensione media, hanno trovato la modalità per accedere al mercato dei capitali attraverso la quotazione. Il numero di società quotate su Aim è passato da 9 di fine 2009 a 133 ad oggi.

Diciassette società Aim hanno effettuato il passaggio a Mta consolidando, in questo modo, la loro posizione sul mercato. Abbiamo sostenuto il dialogo tra aziende quotate e investitori organizzando frequenti roadshow tematici in Europa, Asia e Nord America, dedicati alle infrastrutture e società industriali, Lifestyle e brand,  società Star (segmento Alti requisiti) e small-medium cap. Nel 2018 abbiamo lanciato, prima Borsa al mondo, l’Italian sustainability week, una conference tutta dedicata ai temi della sostenibilità. Come ho detto più volte, abbiamo messo a punto una ricetta che funziona bene e credo che  possa crescere in una dimensione europea in cui i punti in comune sono tanti“.   

Lei ha citato in passato anche la sostenibilità come un altro dei temi da mettere in testa all’agenda. “Un’azione decisa e duratura da parte dell’Italia, che presiederà il G20 nel 2021, coordinata con tutti gli altri Paesi Ue, può condurre l’Europa ad assumere il ruolo di guida nello scenario globale sul tema della transizione ecologica. Non a caso la Commissione Europea ha messo la sostenibilità al centro dell’Agenda 2030 per dare un riferimento preciso alle azioni sulle politiche economiche, sociali e ambientali. Un Green Deal comunitario a tutti gli effetti. Lo sviluppo della cosiddetta finanza sostenibile è un tassello fondamentale di questa strategia. Green bond, strumenti Esg, ecc., sono fondamentali per finanziare i piani di  transizione e conversione ecologica. Borsa contribuisce alla diffusione  della cultura della sostenibilità, recepita nel Codice di Corporate  Governance delle nostre quotate, un aspetto sul quale il nostro Paese e’  molto competitivo“.    

Servono anche infrastrutture però, i Paesi che crescono di più eccellono in questi investimenti come nella formazione. “Ponti, strade, linee ferroviarie e di comunicazioni da costruire o  manutenere potrebbero avere un grande effetto moltiplicatore per l’economia. Le borse sono nate per finanziare le infrastrutture ed è quasi inutile ricordare come il mercato dei capitali si presti a finanziare questo genere di progetti. La crisi portata dalla pandemia ha dimostrato quanto sia elevato il potenziale della tecnologia. Ma la stessa  pandemia ha messo in luce le criticità infrastrutturali del nostro Paese, in cui un cittadino su quattro non ha potuto lavorare o studiare da remoto perché sprovvisto di banda larga“.   

L’Italia è stato il primo paese a dichiarare il lockdown lo scorso marzo e  Borsa Italiana è stata la prima Borsa a decidere di restare aperta nei giorni più difficili della crisi dei mercati, nonostante le pressioni politiche per chiudere. Come giudica quella decisione? “Corretta, tanto più che le altre Borse hanno fatto in seguito lo  stesso. E’ molto importante per una Borsa garantire anche nei momenti di crisi una via di accesso ai capitali efficiente. La funzione di un mercato si basa su liquidità, affidabilità e credibilità e se si chiude a causa di una crisi si perde credibilità e questo non va bene nemmeno per le  aziende quotate“.   

I mercati sono molto volatili in questo periodo: è legato alla pandemia o è una tendenza? “I frequenti picchi di volatilità sono qualcosa di nuovo a cui  dobbiamo abituarci e che, probabilmente, caratterizzeranno anche i  prossimi anni. Oggi le banche hanno requisiti di capitalizzazione molto più stringenti che in passato e quindi meno capitale da allocare per il trading e il market making, una minore capacità di immagazzinare titoli  in situazioni di elevata volatilità. Tuttavia ho visto nel sistema bancario una buona capacità di gestione della volatilità, che si è riflessa anche nei risultati economici di periodo. Stanno crescendo sul mercato competenze e investimenti tecnologici per gestire le sfide future e anche le Borse si dovranno adeguare“.   

Il mercato dei derivati assume un’importanza crescente e un interesse  crescente da parte dei regolatori. Qual è la posizione di Borsa Italiana?    

Il nostro mercato dei derivati ha più di 60 intermediari direttamente collegati al mercato e 765 miliardi di euro di controvalore scambiato dall’inizio dell’anno, equivalente a 7,2 milioni di trade e 21,74 milioni di contratti standard negoziati. Il mercato derivati a più alta contribuzione degli investitori retail in Europa, il 40% dei volumi del miniFib e il 20% dei volumi del Fib sono negoziati da investitori privati attraverso broker online. Un’industria, quella del trading online, che in Italia ha creato vere e proprie eccellenze di mercato con tutto l’indotto di investimenti, innovazione e formazione che ne consegue. Un know-how prezioso per l’intero sistema del risparmio nazionale. Non a caso, siamo impegnati da anni con i principali player del settore nella Trading Online Expo, un appuntamento unico nel suo genere e parte integrante dei programmi di educazione finanziaria necessari a  formare investitori sempre più consapevoli e competenti“.    

Cultura finanziaria, ma anche cultura in senso lato. Borsa Italiana  sostiene musei e manifestazioni culturali.   

Un progetto di cui andiamo molto fieri. Nel 2014 Borsa Italiana ha  avviato il progetto Rivelazioni -Finance for Fine Arts, volto alla  creazione di un modello efficiente di collaborazione tra privati, incluse  le piccole imprese, e istituzioni a sostegno del patrimonio artistico  italiano, asset essenziale allo sviluppo economico e culturale del Paese.  Ad oggi, Rivelazioni ha raccolto circa 450.000 euro che sono serviti a  restaurare 31 opere in cinque musei italiani (Pinacoteca di Brera, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Polo museale della Liguria, Musei Reali di Torino). Dal 2017 le opere sono  state esposte in Big (Borsa italiana gallery), esempio unico di spazio museale all’interno di una Borsa, consentendo così a nuovi pubblici e mecenati di conoscere la ricchezza e l’unicità del patrimonio artistico italiano. L’impegno arricchisce il nostro scopo di essere un’infrastruttura al servizio della valorizzazione del Paese“. 

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