Le foto che ritraggono prima il capannello formato da Trump, Zelensky, Starmer e Macron e poi Trump e Zelensky “in confessionale” nella Basilica di San Pietro sono quanto meno suggestive di un mutato clima tra le due sponde dell’Atlantico, almeno per quanto riguarda le modalità per raggiungere la pace in Ucraina.
Sul tappeto, di concreto e di nuovo, non c’è ancora nulla, ma quelle foto suggeriscono una ritrovata solidarietà nei confronti del governo di Kiev e una crescente irritazione per il comportamento sfuggente di Putin.
I quattro sembrano voler concordare una ripartizione di compiti tra i Paesi europei, gli Stati Uniti e l’Ucraina per gestire la fine del conflitto.
Nel quadretto manca Giorgia Meloni, in qualche modo la padrona di casa, ma le tiepidezze dimostrate verso “la coalizione dei volenterosi” non potevano non avere un costo politico.
Quando si rifiuta un invito, diventa più difficile essere invitati una seconda volta.
Si può presumere che nel corso dei brevi colloqui a margine dei funerali di Papa Francesco si sia cercato di delineare il perimetro di un possibile accordo con Putin.
Zelensky si rassegnerebbe a subire l’amputazione della Crimea e dei territori occupati del Donbass senza riconoscerne l’annessione da parte russa, in cambio di un sistema di sicurezza garantito da Francia, Gran Bretagna ed altri volenterosi con il backstop statunitense fin quando almeno i paesi europei non si renderanno autonomi dal supporto logistico e tecnologico americano indispensabile per condurre operazioni militari.
Al momento attuale, tuttavia, appare difficile presumere che Putin possa accettare la proposta.
I suoi obbiettivi sono molto più ambiziosi e mirano a fare dell’Ucraina uno stato fantoccio, smilitarizzato e eterodiretto da Mosca.
Dipenderà dalla fermezza americana se Putin acconsentirà a sedersi al tavolo delle trattative ridimensionando le sue aspirazioni.
Ma il cammino sembra ancora lungo e impervio. Tuttavia il Cremlino non può continuare a menar il can per l’aia.
Trump comincia a sentirsi preso in giro e potrebbe avere reazioni imprevedibili nei confronti della Russia.
Il fatto che il Presidente americano non attribuisca più la colpa nello stallo delle trattative a Zelensky bensì a Putin rappresenta un considerevole cambiamento nel modo di porsi nella trattativa che dovrebbe suonare come un campanello di allarme per Putin.








