Sul Corriere della Sera Federico Rampini commenta le ultime operazioni militari americane, di fronte alle quali – dice – Putin e Xi Jinping appaiono impotenti.
“Dopo il blitz per la cattura di Maduro, un’altra operazione Usa ha sequestrato una petroliera russa, beffando la marina militare di Mosca che doveva proteggerla.
Il sequestro è avvenuto tra la Scozia e l’Irlanda, vi hanno cooperato anche forze inglesi.
Con il sequestro della petroliera Putin incassa la seconda umiliazione del 2026.
Era stato incapace di proteggere Maduro, vassallo di Mosca”.
Ma “la beffa peggiore è toccata ai cinesi: un ministro di Xi Jinping aveva incontrato Maduro a Caracas poche ore prima che il narco-dittatore venisse deportato.
La Cina è il principale importatore del petrolio venezuelano.
Gli autocrati aborriscono dare spettacolo di impotenza.
Putin e Xi Jinping ne stanno collezionando: non seppero proteggere l’Iran dai bombardamenti il 21 giugno scorso, abbandonando al suo destino un regime degli ayatollah oggi scosso da ondate di proteste.
Né riuscirono a mantenere al potere Assad in Siria.
Non è solo nell’emisfero occidentale che l’America riafferma un primato, l’egemonia Usa è netta in Medio Oriente”.
“È di moda affermare che rilanciando l’impero Usa nelle Americhe, Trump dà via libera a Xi Jinping e Putin su Ucraina e Taiwan.
Ma è un teorema che non regge.
Xi Jinping proclama il suo diritto di annettere Taiwan con la forza dal 2012, quando c’era Obama alla Casa Bianca.
Putin invase la Crimea durante la presidenza Obama (2014) e l’Ucraina con Biden (2022).
Semmai le dimostrazioni della forza militare Usa li preoccupano”.
“D’altronde sulle sanzioni petrolifere contro la Russia è in corso un giro di vite a Washington, così come sulle garanzie di sicurezza future per Kiev.
Il falco anti-Putin della Casa Bianca è proprio quel Marco Rubio che ha pianificato l’operazione Maduro”.








