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Politici stragisti, il bipolarismo malato | L’analisi di Polito

«Dopo appena cinque mesi» sono tornate «le tifoserie contrapposte dei due poli, politiche e mediatiche», che «si lanciano reciprocamente accuse di strage». È questo il commento di Antonio Polito, editorialista del Corriere.

«La destra sarebbe responsabile di aver lasciato morire in mare, forse perfino deliberatamente, un numero purtroppo ancora imprecisato di poveri profughi (perché questo erano quei disperati che scappavano da persecuzioni e guerre, cui è stato cinicamente rimproverato di essere partiti). La sinistra invece sarebbe responsabile di aver lasciato in balia del Covid in Val Seriana un numero non imprecisato, ma anzi precisissimo di persone, per l’esattezza 4.148 (e poi non si dica che il sistema giudiziario può accertare solo verità processuali; non se ha come maxi-superconsulente il virologo-senatore Crisanti)».

«Con una voluttà irrefrenabile, il bipolarismo è così tomato a usare le inchieste giudiziarie come droni per colpire al cuore il nemico. Per trasformare il giudizio politico sull’avversario, sempre lecito in una società aperta, in riprovazione morale. Per sollecitare il disgusto del pubblico, l’anatema, il “nunca mas”, come si fa nei confronti dei regimi. Chi avesse infatti davvero commesso stragi di questo genere non meriterebbe più nemmeno di partecipare alla competizione politica. Così gli uni vorrebbero abolire la destra, e gli altri la sinistra».

«A quel punto andrebbero al governo solo i “buoni” e i “giusti”, e i nostri problemi sarebbero in gran parte risolti. Per compiere questa mistificazione nessuna delle due fazioni in lotta può accettare di contemplare la categoria dell’“errore” che nella vita, e pure nella pratica di governo, è all’ordine del giorno. Si può sbagliare prendendo decisioni molto importanti in tempi molto brevi, e per questo ci sono governi migliori e governi peggiori».

«Ma l’errore non è necessariamente colpa, che presuppone una violazione delle regole, o una negligenza, o una trascuratezza. E men che mai è automaticamente dolo, che consiste in una volontà cosciente di violare la legge. Invece nel nostro dibattito pubblico (cari colleghi giornalisti, facciamoti un esame di coscienza), l’avvio di un’indagine è una sentenza morale. Confondendo fin dal principio non solo le fasi e i gradi del giudizio, ma anche il piano giudiziario e il piano politico».

«Nessuno dei conflitti di oggi conoscerà in tempi ragionevoli una verità processuale. Se ne parlerà in ogni caso tra anni, quando saremo passati a nuove e sempre più affannose zuffe. I venti mesi di governo di unità nazionale stavano sul gozzo a molti, che sognavano il ritorno alla politica e a un sano “bipolarismo”. E questo ciò che intendevano? Il bipolarismo all’italiana richiede necessariamente questo grado di dipendenza dal potere giudiziario, e questo carico di odio?» conclude Polito.

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