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[Il documento] Più indipendente, sovrana e meno globalizzata. Ecco l’agenda dell’Europa dopo la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo

La riunione di Versailles

Un’agenda completa per rendere l’Europa ”più indipendente e sovrana”, in un contesto geopolitico radicalmente modificato dalla guerra scatenata in Ucraina dalla Russia di Vladimir Putin. Sovrana dal punto di vista energetico, militare, alimentare ed economico. Rimanendo ”aperta” al mondo, ma senza essere ”dipendente” da altri Paesi, come l’Ue è oggi nei confronti di Mosca, specie sul piano dell’energia.

E’ il risultato del Consiglio Europeo informale che ha riunito questa settimana nella reggia di Versailles i 27 capi di Stato e di governo dell’Ue, ospiti del presidente francese Emmanuel Macron, che ha anche la presidenza di turno del Consiglio Ue ed è in piena corsa per la rielezione.

L’accoglienza francese

Macron ha fatto pieno uso della ‘grandeur’ francese, organizzando la cena di lavoro dei leader nella Galleria degli Specchi della reggia alle porte di Parigi, una grande sala già teatro dell’incoronazione dell’imperatore di Germania Guglielmo I nel 1871 e della firma del trattato di Versailles nel 1919, che portava in sé i germi della Seconda Guerra Mondiale.

La conferenza stampa finale con Charles Michel e Ursula von der Leyen si è svolta nella Galleria delle Battaglie, la più grande della reggia, un corridoio lungo 120 metri e largo 13, voluto da Luigi Filippo nella prima metà dell’Ottocento, pavesato di grandi dipinti che immortalano le più grandi battaglie della storia francese.

Il summit

Il summit, che Mario Draghi ha definito un ”successo”, è servito per cominciare a preparare la risposta dell’Ue alla sfida arrivata dalla Russia, che invadendo l’Ucraina ha messo in chiaro che non tollererà ulteriori espansioni verso est dell’Occidente dopo l’esteso ‘roll back’ che ha portato nella Nato buona parte dei Paesi che stavano nel patto di Varsavia.

Espansione che ha fatto seguito alla fine dell’Urss, quella che Putin, già responsabile della sede del Kgb di Dresda, nella Ddr, considera ”la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”, cui intende porre rimedio. Con la guerra in Ucraina, Mosca ha posto definitivamente fine alle ”vacanze geopolitiche” dell’Unione, come ha detto il popolare bavarese Manfred Weber.

Kiev fa parte della famiglia europea

L’Ue a Versailles ha dichiarato che Kiev fa “parte della famiglia europea”, ma non ha aperto ad un “fast track” per l’adesione come vorrebbe Volodymyr Zelensky, perché un’opzione simile semplicemente “non esiste” nei trattati, come ha ricordato il premier olandese Mark Rutte (uno dei primi, per contro, ad inviare aiuti militari all’Ucraina sotto attacco).

L’agenda di Versailles

L’agenda fissata a Versailles terrà impegnate le istituzioni europee almeno fino alla primavera inoltrata. Gli appuntamenti finora sono due: il Consiglio Europeo del 24 e 25 marzo a Bruxelles, già previsto, che sarà dedicato anche alla questione energetica, come ha detto il presidente Charles Michel, e un altro Consiglio ”straordinario” che si terrà ”a maggio”, e che sarà centrato sulla difesa.

E proprio entro ”metà maggio”, ha spiegato von der Leyen, l’esecutivo comunitario preparerà ”un’analisi” degli ammanchi negli investimenti per la difesa e ”un chiaro piano” per porvi rimedio.

Come ha ricordato Draghi citando l’Alto Rappresentante Josep Borrell, l’Ue non spende poco per la difesa: la spesa dei 27 è ”tre volte” quella della Russia, un dato che ”mi ha stupito: pensavo fosse molto meno”. Se l’Ue spende il triplo della Russia, non si può dire che lo faccia in modo efficiente, visto che Mosca ha potuto invadere l’Ucraina senza troppo curarsi delle reazioni europee, trattando direttamente con Washington.

Mancanza di coordinamento nella difesa

Il problema, come ha detto Draghi, è la mancanza di ”coordinamento” tra gli Stati nazionali nelle spese militari: oggi in Europa ”ognuno va per conto suo”. L’Unione Europea conta ben ”146-147 sistemi di difesa”, mentre ”gli Usa ne hanno 34”, con tutto quel ne consegue in termini di interoperabilità: una complessità evitabile, che si aggiunge a quella, inevitabile, della pluralità linguistica dell’Ue.

E quindi, ”partecipazione alle gare, rilascio delle licenze, produzione, progetti comuni, coordinamento delle truppe sul campo: sono tutti campi in cui abbiamo deciso di procedere insieme”, ha spiegato il premier.

Occorre, ha aggiunto Macron, ”costruire filiere industriali della difesa con meno standard, che corrispondano ad una filiera industriale pienamente integrata”.

I prossimi Consigli

Tutto questo sarà oggetto del Consiglio straordinario di maggio, che precederà il summit della Nato di giugno. Anche il Consiglio del 24-25 marzo a Bruxelles, comunque, vedrà una parte dedicata alla sicurezza, dato che dovrebbe approvare la Bussola strategica dell’Ue, un documento che mira a fissare gli interessi strategici dell’Unione in quanto tale e che non potrà non tenere conto della rivoluzione del quadro europeo della sicurezza innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, con l’attiva collaborazione della Bielorussia.

Una rivoluzione che ne ha già innescata un’altra, nel cuore dell’Europa: la decisione del governo tedesco, guidato dall’Spd, di aumentare in modo massiccio le spese militari, un tabù che Angela Merkel non aveva mai osato infrangere. Investimenti militari, quelli decisi da Olaf Scholz, che sono di portata ”storica”, ha sottolineato Macron.

Il capitolo “energia”

Altro capitolo dell’agenda di Versailles, l’energia. L’invasione dell’Ucraina ha messo le ali ai prezzi delle commodities energetiche, che erano già rincarati prima della guerra, per effetto degli strascichi della pandemia di Covid-19 e delle strozzature nelle filiere produttive. Su questo, ha detto von der Leyen, l’obiettivo è diminuire gradualmente, fino ad eliminarla, la dipendenza dell’Ue dal gas, dal carbone e dal petrolio russi ”entro il 2027”.

Sarà ”difficile”, ma è fattibile, secondo la presidente, con un mix di azioni a breve, medio e lungo termine, a partire dalla spinta sulle energie rinnovabili, considerate la strada maestra per raggiungere quell’indipendenza energetica che, in Europa, hanno oggi in qualche misura (e fino a un certo punto, perché l’uranio si estrae in pochi Paesi nel mondo) solo i Paesi che possono contare sull’energia nucleare, come la Francia.

Diversificando i fornitori di gas, spingendo il più possibile sul gas naturale liquefatto, trasportato sulle grandi navi metaniere e riportato allo stato gassoso nei rigassificatori, accelerando sulle rinnovabili anche velocizzando le procedure autorizzative (Draghi ha notato che in Italia sono ancora molto ”lente”) e attuando misure di risparmio energetico anche a livello individuale (von der Leyen ha ribadito l’importanza di questo punto, come già aveva fatto Frans Timmermans invitando ad abbassare i termostati di un grado) l’Unione pensa di poter ridurre la dipendenza dal gas russo di due terzi di qui a fine anno.

I rincari dell’energia nel breve termine

Nel breve termine, però, ci sono da affrontare rincari dell’energia che stanno facendo volare l’inflazione ed erodendo l’equilibrio dei bilanci di milioni e milioni di famiglie ed imprese europee. Per questo, ”entro metà maggio” verranno presentate dalla Commissione opzioni per ”ottimizzare il funzionamento del mercato elettrico”.

Intanto, è stata già aperta una consultazione per istituire un nuovo quadro temporaneo delle regole in materia di aiuti di Stato che consentirà sostegni diretti alle imprese più colpite dal caro energia, come è successo per le stesse regole all’inizio della pandemia.

Come ha ricordato Draghi, in Italia alcune imprese della carta, dell’acciaio e della ceramica hanno già dovuto sospendere la produzione a causa dell’esplosione dei costi energetici, che rende antieconomica l’attività caratteristica.

La tassa sui profitti da energia elettrica e gas

I Paesi membri, ha aggiunto von der Leyen, potranno ”tassare gli extra profitti” delle società elettriche ed ”entro fine mese” la Commissione presenterà proposte per ”limitare il contagio dei prezzi del gas” su quelli dell’elettricità. Verrà anche cambiata la legislazione sulle scorte di gas, con l’obbligo di riempire i depositi sotterranei almeno al 90% entro il primo ottobre di ogni anno, per assicurare scorte adeguate a fronteggiare l’inverno.

Insomma, la Commissione, ha detto von der Leyen, prepara un ”grande pacchetto complessivo” sull’energia che farà da ”polizza d’assicurazione” contro i problemi nelle forniture di materie prime.

Il costo dell’agenda di Versailles

Tutte queste azioni volte a costruire un’Europa più ”indipendente e sovrana”, però, hanno un costo. ”Difendere la democrazia ha un costo – ha detto Macron – l’indipendenza ha un costo”, quindi ”bisogna tornare sui dogmi che abbiamo da anni”.

Come ha sottolineato Draghi, gli enormi investimenti che saranno necessari per attuare questa agenda non potranno essere sostenuti dai bilanci nazionali: solo per portare le spese militari al 2% del Pil come richiesto dalla Nato e per attuare gli obiettivi climatici al 2030 occorreranno ”1.500-2.000 miliardi” di euro nei prossimi ”cinque o sei anni”, ha detto Draghi fornendo una stima indicativa che ha seminato l’agitazione nei media internazionali, perché interpretata come un’indicazione precisa della magnitudo del piano di emissione congiunta di debito ipotizzato in questi giorni.

Per Draghi ”servono risposte europee” a queste sfide, altrimenti, ha avvertito, semplicemente gli obiettivi nell’energia e nella difesa ”non verranno raggiunti”.

Gli approvvigionamenti alimentari

Il presidente francese ha ammonito che la guerra tra la Russia e l’Ucraina, un Paese che era un tempo noto come il granaio d’Europa e che ha un fiorente settore agricolo, compromesso dal conflitto in corso, porrà dei problemi sul piano degli approvvigionamenti alimentari, cui bisognerà rispondere in due modi: aumentando la produzione agricola interna, specialmente nelle ”proteine” vegetali, e cercando altri fornitori.

Draghi ha citato esplicitamente ”Canada, Usa e Argentina” come Paesi con cui bisognerà costruire o rafforzare le relazioni commerciali.

La politica monetaria europea

Emmanuel Macron ha spiegato che per finanziare l’agenda di Versailles occorreranno ”investimenti privati”, ”strategie nazionali di investimenti pubblici” e pure ”investimenti congiunti” a livello europeo, anche per evitare la ”frammentazione dei mercati finanziari e dei debiti sovrani”.

E mentre l’ex presidente della Bce Mario Draghi ha evitato di commentare la scelta fatta da Christine Lagarde di confermare la tempistica del tapering, la fine del Qe, annunciata prima della guerra in Ucraina, Macron ha fatto un riferimento piuttosto chiaro a quello che la politica Ue si aspetta da Francoforte, che con le scelte annunciate giovedì ha innescato un crollo di piazza Affari del 4% e un balzo dello spread Btp-Bund, in una giornata che ha riportato alla mente di molti il ”non siamo qui per chiudere gli spread” della primavera del 2020, in piena pandemia di Covid-19, frase che affossò la Borsa milanese, provocando persino un intervento scritto del Quirinale.

Se Draghi ha declinato la domanda, per motivi di opportunità, Macron, che come il premier italiano conosce bene il linguaggio dell’alta finanza (ha lavorato per Rotschild & Co., blasonata banca d’affari specializzata nell’M&A), è stato più che esplicito: occorrerà, ha detto, ”una politica monetaria adattata. Non siamo tornati a tempi normali, com’è evidente, e la Banca Centrale Europea dovrà proseguire il suo lavoro, dopo i suoi annunci di giovedì. Ma è molto chiaro – ha rimarcato – che stiamo entrando in una zona di forte tensione, a causa anche del contesto geopolitico”.

La necessarietà dell’unanimità

Per arrivare ad una risposta comune europea, ha detto Macron, ”la giusta strategia, come è successo con la pandemia, è mettersi d’accordo sugli obiettivi, poi gli strumenti seguiranno. Se facciamo il contrario”, discutendo prima dei mezzi che dei fini, ”non funziona e perdiamo solo un sacco di tempo”.

Tra i 27, nota, si è registrata ”l’unanimità” sulla necessità di perseguire politiche comuni in materia di ”difesa, sovranità alimentare, tecnologica e industriale”. Quindi, ora viene dato alla Commissione il mandato di valutare ”quanto costerà” e, in funzione di questo, ”partirà il dibattito sui meccanismi” necessari a raggiungere l’obiettivo.

Insomma, ora ”c’è l’unanimità sugli obiettivi strategici; nei Consigli di marzo e di maggio discuteremo gli obiettivi operativi”, che ”permetteranno poi di declinare gli strumenti” necessari a raggiungerli. Insomma, l’idea di affrontare queste sfide comuni unendo le forze, come è successo per uscire dalla crisi innescata dalla pandemia, non è affatto archiviata, anzi.

La reazione dei Paesi Frugali

E’ vero che la premier svedese Magdalena Andersson, una socialdemocratica, ha detto a Versailles che ”certi Paesi fanno di tutto per non pagare le loro spese”, frase ai limiti dell’insulto che sembrava riesumata dai tempi della crisi finanziaria, ma il premier olandese Mark Rutte, capofila dei Frugali, ha preso una posizione ben diversa.

Rutte a Versailles ha sì ripetuto ad ogni pié sospinto che il tema di emettere nuovo debito comune ”non è sul tavolo”, ma difficilmente avrebbe potuto fare altrimenti: ha dato via libera neanche due anni fa a Next Generation Eu, anche in cambio di generosi ‘rebates’, sconti sul contributo nazionale al Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, e nessuno si aspettava che desse immediatamente semaforo verde ad un sequel del Recovery dedicato ad energia e difesa.

La posizione di Rutte

Anche i governanti olandesi devono rispondere alla propria opinione pubblica, che non vede di buon occhio iniziative simili. Rutte ha sottolineato che quelli emessi per finanziare Next Generation Eu non sono veri e propri eurobond, dato che ogni Stato garantisce la propria quota alla Commissione che li emette, e ha rimarcato che i soldi di Next Generation Eu in gran parte ”devono ancora essere spesi”, il che ”è un bene, perché possono essere ridirezionati”, in modo da affrontare le necessità dell’ora. E ha aggiunto: in Europa ”vediamo sempre le cose in modo differente”, tra Stati membri, ”ma poi arriviamo ad un compromesso: questa è la storia dell’Europa”.

Inoltre, ora che Sebastian Kurz non guida più l’Austria, dall’altro versante del Brennero arrivano messaggi di ben altro tenore: ”Abbiamo sempre detto che in tempo di crisi bisogna investire – ha scandito il cancelliere Karl Nehammer, un popolare, nel grande cortile della reggia di Versailles – è stato così per la pandemia, ora vediamo una guerra. Questo vuol dire che gli investimenti sono necessari ed è importante che siano fatti in comune”.

Il fronte dei Frugali, insomma, sembra meno agguerrito di quando Giuseppe Conte dovette duellare con Rutte in un infinito Consiglio Europeo (quattro giorni e quattro notti), anche perché Next Generation Eu, ancor prima di essere attuato, ha funzionato, evitando che alla crisi pandemica si aggiungesse un’altra crisi finanziaria autoinflitta. La strada verso l’Europa ”indipendente e sovrana” che vogliono Macron e Draghi (e non solo loro) appare tutt’altro che chiusa. Ma di sicuro non sarà breve. E quella del 2022 sarà una lunga primavera. 

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