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Più garanzie alle piccole imprese per riavviare i circoli virtuosi | L’intervento di Francesco Priore, docente di Marketing Finanziario Bologna Business School

Il credito alle imprese rallenta negli ultimi mesi a causa dei tassi elevati.

L’offerta di massa monetaria M3 cala ai minimi dal 2010.

L’avviso è ripetitivo, ma la politica delle banche centrali non cambia, pertanto è probabile che i tassi per imprese e famiglie aumentino ancora, di pari passo gli extra profitti bancari.

Il governo ha previsto di recuperare una parte di questi extra profitti per rinsanguare le risorse a disposizione della manovra della prossima Legge di Bilancio.

Questa decisione ha creato non poche perplessità a livello europeo, internazionale e nel paese.

La ratio è quella di trasferire una parte di un flusso di utili che si è creato spontaneamente, non frutto di un’iniziativa imprenditoriale, e devolverli al sostegno delle tante necessità da affrontare, dal cuneo fiscale in poi.

Una maggiore disponibilità monetaria da parte dei cittadini dovrebbe comportare maggiori consumi, ed innescare un circolo virtuoso: consumi, produzione, occupazione.

Si potrebbe ragionare invece partendo dalle imprese, soprattutto le micro e le piccole stanno soffrendo da mesi per l’impossibilità o quasi di indebitarsi, principalmente, come scritto anche su MF-Milano Finanza nelle scorse settimane, a causa dei tassi alti.

Oggi questo segmento di imprese, in particolare il settore manifatturiero, avrebbe la possibilità di espandersi, favorendo le esportazioni, settore che ha visto l’Italia primeggiare in Europa lo scorso anno, tenendo presente del vantaggio competitivo esistente dato che lo stesso settore è in netto calo in Germania la prima manifattura europea.

Però a queste imprese manca la liquidità necessaria per farlo.

Le necessità a cui far fronte sono diverse: approvvigionamento delle materie prime, salario minimo o misure equipollenti cui dovranno provvedere, restituzione dei prestiti agevolati ottenuti durante il 2020/21 periodo covid, sono scaduti tutti i preammortamenti.

Se il governo invece di prelevare parte degli extra profitti attuasse un’iniziativa per dirottare in tutto o in parte quella massa di risorse, prelievo parziale degli extra profitti, a favore delle micro e piccole imprese, che sono le maggiori datrici di lavoro in Italia, a tassi meno elevati, il circolo virtuoso potrebbe partire su basi più sicure.

Maggiori finanziamenti: restituzione rate, acquisto materie prime, assunzioni, aumento produzione, esportazioni, adeguamenti salariali, maggiore disponibilità delle famiglie, aumento consumi e così via.

Le banche però devono poter lavorare con serenità, chiedere loro, rinunciando ad una parte dei profitti acquisiti, di assumersi ulteriori rischi.

Si è parlato spesso di credit crunch, merita una contropartita, che potrebbe configurarsi in un aumento delle percentuali di garanzia sui finanziamenti garantiti alle micro-piccole imprese dal Fondo Centrale per le pmi.

Oggi la percentuale di garanzia è legata alla finalità del finanziamento e al rating delle imprese (dal 60% all’80% di copertura in base ai casi), una soluzione idonea potrebbe essere quella di tarare le garanzie sulla base delle dimensioni delle imprese.

Più piccole sono le imprese, più alte devono essere le garanzie.

Recenti studi hanno dimostrato che un aumento del solo 10% di garanzia (dall’80% al 90%) per le micro-piccole imprese può portare a un aumento del finanziamento medio di oltre il 67%.

In questo contesto di tassi elevati, l’innalzamento delle garanzie per le imprese più piccole potrebbe essere il miglior compromesso tra tutti gli operatori del sistema.

Le scelte che opererà il governo di sicuro non dipenderanno da un’ipotesi di scuola, non semplicistica ma chiara e inequivocabile, come quella esposta.

più che prevedibile che il governo si avvalga del diritto di acquisire risorse e del dovere di indirizzarle a sostegno delle esigenze che valuta prioritarie.

Ciò non toglie che con queste o altre risorse bisognerà affrontare il nodo dei finanziamenti alle micro e piccole imprese.

Trascurarlo potrebbe comportare l’avvio di un circolo vizioso, a causa della impossibilità di finanziare le imprese, che a prescindere da altre ovvie negative considerazioni inizierebbero a non poter pagare le rate dei finanziamenti, andare in default, e le banche ad escutere le garanzie dello Stato.

Questo comporterebbe un costo di gran lunga maggiore rispetto all’aumento dei finanziamenti promosso da un aumento delle garanzie. Licenziamenti, disoccupazione, rate di mutui non onorate: è uno scenario che si può evitare?

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