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Pil e banche, ecco le ultime Considerazioni di Visco | Il retroscena

Mercoledì 31 maggio alle 10.30 nel Salone dei Partecipanti di Palazzo Koch il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco inizierà a leggere, partendo da “Signori Partecipanti”, le sue ultime Considerazioni Finali, completando egli con la fine del prossimo ottobre il secondo sessennio dell’incarico e pertanto dopo 12 anni non essendo più confermabile.

Visco non è un personaggio propenso, per fortuna, all’autoesaltazione, ma qualche volta ha pure espresso una legittima soddisfazione per decisioni e comportamenti della Banca.

Ciò premesso, non sarà fuori luogo, se riterrà di presentare una sintesi dei 12 anni attraversati prima dalla crisi finanziaria globale, quindi da quella dei debiti sovrani, poi dalla pandemia, dalla crisi energetica, dal ritorno dell’inflazione e, non certo per ultimo, dalla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina e dalla messa in discussione del già precario ordine internazionale e dei rapporti geopolitici.

È cresciuta l’incertezza e ciò si riverbera in tutti i campi.

Da ultimo, la Germania è entrata in recessione con possibili effetti anche per l’Italia, se non sarà una caduta transitoria.

In mezzo si collocano le situazioni di difficoltà nel settore bancario, a cominciare dagli sviluppi della vicenda Mps nata quando Visco non era ancora governatore.

Il governatore si trova nelle condizioni migliori per una tale sintesi che non sia una mera rievocazione storica ma parli all’oggi e al futuro con gli insegnamenti che si possono trarre dalle esperienze e dagli effetti delle decisioni adottate.

A differenza di quasi tutti gli altri governatori, che per una ragione o per l’altra non hanno storicamente predeterminato con anticipo e con precisione la fine del mandato quando questo era a tempo indeterminato salvo revoca – forse a eccezione del grande Paolo Baffi, vittima di una manovra eversiva – Visco ora è nella condizione di farlo e di trasmettere i frutti della sua esperienza.

Quali saranno i prevedibili sviluppi a breve dell’economia sono gli interrogativi che ci si pone e ai quali si attende un riscontro dalla relazione di Visco.

Ma ora cade anche la ricorrenza del primo quarto di secolo della Bce e dell’euro, entrato in vigore in forma scritturale il 1* gennaio 1999: è l’occasione di un bilancio, senza nascondere, accanto agli effetti positivi della moneta unica, anche quelli che lo sono meno e dunque le iniziative migliorative da promuovere, con una riflessione sul funzionamento dell’Eurosistema, sui ritardi dell’Unione bancaria, sulla misconoscenza del principio di sussidiarietà, sul progetto dell’euro digitale e sulla diffusione delle impropriamente dette criptovalute, mentre cresce il bisogno di diffondere l’educazione finanziaria e di tutelare risparmiatori e investitori entro i limiti coerenti con la natura del risparmio e le relazioni con i mercati.

Il tema dell’inattuato raccordo tra politica monetaria, politica economica e politiche dei redditi appare sempre più importante, anche come risposta all’inflazione che non può avere come sola cura di contrasto quella monetaria.

L’euro non è il paradiso che alcuni preconizzavano ma neppure l’inferno che prevedeva l’allora presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer; è molto vicino al purgatorio sottolineato in fase costituente da Antonio Fazio, che con la sua straordinaria padronanza della materia sta per pubblicare un libro assai interessante e che aprirà un proficuo dibattito sul ruolo svolto dalla moneta unica.

A volte, più che corrispondere al desiderio di una moneta unica per proteggere l’economia è apparso l’inverso, cioè l’intento di far sì che l’economia tutelasse la moneta.

La Banca d’Italia è una componente fondamentale del Sistema Europeo di Banche Centrali.

Non sarà, non dovrà essere mai una sorta di filiale nazionale della Bce.

Dalla Banca d’Italia si attende di conoscere il pensiero sul Pnrr, sulle riforme di struttura, sulla revisione del Patto di Stabilità, sul Mes, pur essendo divenuto quest’ultimo, suo malgrado, una questione capitale.

Dopo l’auspicabile inquadratura generale da Visco si attendono indicazioni sull’evoluzione del settore bancario, su possibili aree di consolidamento, sugli impegni che si profilano per innovare nell’operatività, nelle strategie, nella governance, nell’organizzazione territoriale, nel campo del risparmio gestito: più in generale, sulla tutela del risparmio e sui rapporti con la legislazione e l’assetto istituzionale del credito e della finanza livello comunitario.

Insomma, le “C.F.” di quest’anno hanno un carattere del tutto particolare per il momento in cui sono pronunciate, per i probabili contenuti, per la condizione del governatore.

Sarà anche il momento, da parte di esperti e osservatori, dei consuntivi.

Sarebbe agiografico e non corrispondente alla realtà sostenere che tutto in questi anni si è svolto nel migliore dei modi.

Sono stati però anni difficilissimi e molti (anche a Palazzo Koch) che un tempo spifferavano vacui giudizi sui governatori sotto attacchi soprattutto dal mondo della politica, hanno sperimentato in corpore vili la realtà e avranno avuto modo di ricredersi pur senza fare debita ammenda.

Visco ha governato la nave, spesso in tempesta, ma come un nocchiero capace e rispettato, anche se non sempre gli obiettivi perseguiti sono stati raggiunti.

Certamente, nella collegialità del Direttorio ma con le sue particolari doti, ha combattuto la buona battaglia, sta per terminare la corsa e fidem servavit, nel senso della corrispondenza del suo agire ai superiori interessi dell’istituzione e del Paese.

Non sono mancati dissensi con il mondo esterno, ma quasi sempre (ad eccezione dei ricordati attacchi) volti a un corretto confronto dialettico e a una sintesi superiore.

Ora occorre andare avanti e progredire.

L’istituto gode da sempre di personale di prima qualità.

Adesso va ulteriormente rafforzato, soprattutto nel versante della competenza giuridica, anche con riferimento al diritto europeo e internazionale, nonché nel campo delle sopravvenienti innovazioni, a cominciare dall’impiego dell’Intelligenza Artificiale e dalle radicali trasformazioni finanziarie.

Fondamentale, pur nei ridotti compiti, resta la funzione di Vigilanza bancaria.

Chi vigila deve stare sempre più avanti dei vigilati; deve essere la tartaruga del paradosso di Zenone di Elea.

Se si ripercorre la storia dell’istituto ultracentenario, si osserva che, ai vari passaggi di fasi fondamentali sotto il profilo economico, finanziario, istituzionale, la Banca d’Italia ha riadeguato funzioni, organizzazione, competenze.

Oggi siamo in un tornante del genere.

Chissà se potrà accadere, come per l’Unione secondo Jean Monnet, che le difficoltà e le crisi rinsalderanno ancor più l’istituto.

Starà al successore di Visco governare questa nuova evoluzione.

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