Piero Antonelli, Direttore Generale di UPI – Unione delle Province Italiane, ha partecipato in qualità di relatore al Cenacolo della Ripartenza sul tema “Rifiuti e ambiente. I nuovi beni nell’economia“.
I Cenacoli della Ripartenza sono organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia e vengono ospitati dal Circolo dei Magistrati della Corte dei conti in Roma.
Noi come associazione, come Unione delle Province d’Italia rappresentiamo tutte le province italiane, l’ente provincia, un ente in profonda trasformazione in questi anni è stato fortemente messo in discussione nelle annualità precedenti. Con il referendum costituzionale del 2016 doveva essere abolito e quindi superato, questo non è avvenuto, quindi dal 2016 è iniziato un percorso di riaccreditamento anche rispetto a funzioni come quelle ambientali di gestione dei rifiuti sulle quali la provincia aveva un ruolo e a mio avviso dovrebbe avere ancora di più un ruolo in prospettiva.
Però a partire dalle questioni più di carattere legislativo io volevo fare alcune sottolineature rispetto agli interventi che mi hanno molto stimolato a partire da quello della direttrice dell’ISPRA; è chiaro che qui abbiamo un tema che lo poneva lei perfettamente, quello del riciclo dei rifiuti, il paese è un paese che va bene, quindi abbiamo la media quasi a livello europeo e quindi quale è il motivo a mio avviso principale di questo obiettivo raggiunto sul riciclo? Sul riciclo dei rifiuti noi abbiamo creato delle filiere nazionali che operano praticamente molto bene, quindi a parte alcuni settori in particolare sui quali ancora siamo carenti, io vedevo alcuni dati nei giorni scorsi che evidenziavano difficoltà del riciclo per esempio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, questo è un primo elemento.
Sul tema del riciclo dei rifiuti diciamo che gli obiettivi del paese sono perfettamente in linea con quelli europei e questo è un dato a mio avviso che ci deve portare a riflettere, ma a livello positivo.
L’elemento invece sul quale noi abbiamo della difficoltà e lo diceva anche il Presidente Manzi è quello delle politiche di smaltimento, sulle politiche di smaltimento noi siamo in una fase effettivamente di forte arretratezza sulle politiche di smaltimento, su questo dobbiamo migliorare e a mio avviso uno dei nodi fondamentali di questo arretramento è quello del modello legislativo. Noi abbiamo una frammentazione legislativa che ha creato a mio avviso questo problema, il modello di una legislazione regionale che è stata una legislazione che si è spinta molto in avanti facendo arretrare la legislazione nazionale e in particolare le norme costituzionali a partire dall’articolo 117,2 lettera S che danno allo Stato la competenza quindi delle politiche dell’ambiente, questo a mio avviso è uno degli elementi sui quali noi dobbiamo portare una riflessione.
L’altro elemento è quello del rifiuto come economia circolare e qui a mio avviso ci sono altre due questioni. Noi siamo utenti, consumatori, ma siamo anche cittadini che ogni 3 mesi giustamente paghiamo la tassa smaltimentale, la così detta Tari e questo è uno degli elementi fondamentali sui quali dobbiamo tornare a riflettere, io qui lo dico. I cittadini italiani pagano 10 miliardi di Tari, che è il gettito nazionale dei comuni italiani. E’ chiaro che il cittadino oltre che pagare la Tari vuole un miglioramento del servizio, questo è l’elemento fondamentale.
Il fatto che a fronte del pagamento di una tassa o di un’addizionale, perché le province hanno anche un addizionale sulla tassa rifiuti, la cosiddetta TEFA che ha un gettito intorno ai 500 milioni di Euro per esercitare le funzioni ambientali, però qui c’è un problema che riguarda l’erogazione del servizio, da parte, da un lato nel rapporto comune-azienda, che smaltisce i rifiuti e che opera, questo è un grande tema per gli enti locali, per i comuni in particolare, per i grandi comuni come il Comune di Roma.
Il problema del gettito del tributo e l’utilizzazione del tributo rispetto al servizio che le aziende per i comuni erogano a mio avviso è uno degli elementi che ci deve portare a riflettere per innalzare e migliorare i servizi ai cittadini.
Ultima questione è il tema dell’economia circolare, è stato citato da altri, il tema dell’economia circolare non è solo a mio avviso un tema di sostenibilità ambientale per capirci, ma è un tema di trasformazione di politiche industriali, è questo quello che ci chiederà l’Europa il prossimo anno quando elaborerà questo piano sulla circolarità ambientale, quindi è un obiettivo che porta a mio avviso, da qui ai prossimi anni, ai prossimi decenni, ad una profonda trasformazione delle politiche industriali e questo a mio avviso io non so, ma ci sono persone meglio di me che possono rispondere a questo tema, è un tema che impone una riflessione anche alle imprese italiane su questo.
Prima di me si parlava di semplificazione amministrativa per gli enti locali, per i comuni, il tema della semplificazione amministrativa è fondamentale, è chiaro che noi abbiamo i tempi di realizzazione di un impianto tra aggiudicare una gara, realizzare l’impianto, io lo dicevo a Bruno adesso, sono tre anni, noi non possiamo aspettare tre anni per fare un impianto e non possiamo pensare che il modello di realizzazione è un modello commissariale, perché il modello commissariale è l’eccezione, la regola deve essere procedure amministrative che hanno tempi certi e semplificando i tempi di realizzazione degli impianti stessi, questo a mio avviso è un grande problema che abbiamo di fronte come provincia, ma più in generale come comuni, come enti locali in primis, quindi è un problema che riguarda il Paese.
Il secondo elemento, lo dicevo di nuovo a Bruno e lo rilevava chi mi ha preceduto, è il tema della comunicazione, noi negli anni precedenti abbiamo molto sottovalutato le modalità attraverso cui viene comunicato all’esterno ai cittadini, il lavoro che si sta facendo come enti locali, come aziende, a mio avviso è necessario un miglioramento dell’aspetto di comunicazione. Invece volevo toccare una questione che mi sta molto a cuore, quella che riguarda i modelli organizzativi e la dimensione territoriale ottimale nel caso di gestione dei rifiuti. Noi nel 2011 abbiamo messo in capo alle regioni la definizione del perimetro degli ato e degli ambiti territoriali ottimali, dicendo che le regioni sono libere di definire questi ato, la dimensione territoriale di area vasta, quella delle province non è idonea e quindi le regioni si dilettino a individuare gli ato che sono più funzionali e che determinano economie di scala, perché questo era l’obiettivo, migliorare le economie di scala.
Noi abbiamo visto però che dal 2011 in avanti noi vediamo che quella dimensione territoriale fortemente messa in discussione, che è quella della provincia o della città metropolitana, viene sostanzialmente consolidata dalle scelte delle regioni. Io qui vedevo i dati a disposizione, noi abbiamo il servizio di gestione dei rifiuti urbani che è organizzato in 76 ato territoriali che coincidono con le province, 15 totalmente di dimensione provinciale, il modello Lombardo è un modello che ricalca la dimensione territoriale delle province e solo poche regioni hanno fatto una scelta di individuare una dimensione territoriale ottimale di ambito regionale e questo a mio avviso è un elemento che porta a favore di qual è la dimensione ottimale e quale potrebbe di nuovo essere un ruolo per un ente a terra vasta che si chiami provincio o che si chiami città metropolitana in questo settore.
L’altro elemento sul quale riflettevo prima è quello delle aziende, l’amico Bruno Manzi, ci conosciamo da tantissimi anni a mio avviso, di questo ne abbiamo discusso varie volte, è chiaro che noi abbiamo oggi una dispersione delle aziende in micro aziende da parte dei comuni, questa è la verità, i dati ci portano a dire che oggi abbiamo 575 aziende attive nel settore della gestione dei rifiuti urbani, 420 operano solo nella raccolta e nel ciclo integrato, 155 gestiscono gli impianti di trattamento.
Questa dimensione a mio avviso, ma lo dico da direttore di Upi, persona che vive il sistema degli enti locali, per il futuro non è più adeguata, noi dobbiamo andare verso una dimensione sicuramente più forte, più strutturata delle aziende, dobbiamo cercare di arrivare a strutturare sul modello, non dico sul modello ama, ma sicuramente sul modello che rafforza le aziende pubbliche che operano in questo settore e che quindi operano su tutto il ciclo dei rifiuti Bruno, tu hai detto una cosa infondamentale, non possiamo pensare di fare aziende che fanno un pezzo del ciclo dei rifiuti e abbandonano l’altro e poi non sappiamo quell’altro come finisce o finisce anche in territori diversi da quello dove noi invece pensiamo che i rifiuti vadano gestiti. Questi due elementi a mio avviso devono portare il legislatore, ma lo dico in termini generali, a riflettere, uno sulla dimensione degli ambiti e due sulle modalità di erogazione delle aziende.
La provincia oggi è un ente che è gestito dai comuni e noi abbiamo i cosiddetti egato, i cosiddetti soggetti che gestiscono i rifiuti e che sono di dimensione provinciale sostanzialmente, quindi noi potremmo fare una grande semplificazione amministrativa mettendo in capo ad un modello delegato, ad un modello che vede nell’assemblea dei sindaci che governano le province e le città metropolitane il modello di gestione. Penso di averla detta troppo forte in questa, però da direttore di Ubi me la dovete permettere questa cosa e mi scuso. Il tema per le nuove generazioni è un tema culturale a mio avviso, il sistema scolastico fa molto poco, deve fare molto e su questo bisogna impegnarsi ancora di più per portare nelle scuole e in particolare quelle secondarie e superiori la cultura dell’economia circolare, la cultura dei rifiuti, dello smaltimento, la cultura di creare un mondo nel quale le nuove generazioni avranno sempre di fronte rifiuti come risorse, questo è l’obiettivo che do,








