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Piazza Affari ai massimi livelli dal 2000 | L’analisi

Il 2026 si apre con Piazza Affari che alza lo sguardo e rivede, nello specchietto retrovisore, un passato lontano venticinque anni.

La Borsa di Milano archivia la prima seduta dell’anno in solido rialzo, con il Ftse Mib che avanza dello 0,96% e si assesta a 45.374 punti: un livello che non si vedeva dal dicembre del 2000.

Non è un semplice buon avvio d’anno, è un segnale. Di quelli che fanno rumore.

Milano riparte dunque dal punto più alto dell’ultimo quarto di secolo e lo fa spinta dai soliti noti della nuova stagione di Borsa: banche, difesa, tecnologia.

I motori che hanno alimentato la lunga cavalcata degli ultimi anni tornano subito a girare, riportando l’indice principale sul crinale più alto.

Perché da qui in avanti l’obiettivo non è più tornare ai massimi: è superarli.

E mettere nel mirino il record assoluto di quota 50.000 punti, toccato fugacemente all’alba del nuovo millennio nel pieno della bolla di Internet.

Il contesto europeo accompagna il movimento, pur senza eccessi.

Le Borse del Vecchio Continente chiudono la prima seduta del 2026 tutte in territorio positivo, anche se sotto i massimi giornalieri.

Un avvio prudente ma costruttivo, nonostante qualche ombra dal fronte macroeconomico.

Nell’Eurozona, infatti, il Pmi manifatturiero di dicembre arretra a 48,8 punti dai 49,6 di novembre, restando sotto la soglia dei 50 che separa la contrazione dall’espansione.

Un dato che racconta un’industria ancora affaticata, ma che per ora non basta a frenare l’ottimismo dei mercati.

Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund si muove poco e resta su livelli che fino a qualche anno fa sarebbero sembrati fantascienza: il differenziale sale lievemente a 71 punti base dai 69 della chiusura precedente.

Un rimbalzo tecnico più che un segnale di tensione, che conferma come il rischio Italia sia ormai percepito come un tema archiviato, o quantomeno normalizzato.

A guidare la classifica dei rialzi è Madrid, con l’Ibex che veste la maglia rosa e guadagna l’1,79%.

Molto bene anche Amsterdam (+1,71%), trascinata dalla corsa dei tecnologici.

Più misurati ma comunque positivi gli altri principali listini: Parigi sale dello 0,56%, Francoforte dello 0,2%.

Londra avanza anch’essa dello 0,2%, ma lo fa scrivendo una nuova riga nei libri di storia: il Ftse 100 tocca in giornata i 10.046 punti, aggiornando il massimo storico.

Un record che certifica la forza di una piazza spesso considerata matura, se non addirittura noiosa, ma che continua a sorprendere.

E Milano? I numeri raccontano una storia che ha il passo di una maratona corsa come uno sprint.

A gennaio 2023 il principale indice italiano galleggiava poco sopra quota 24.000 punti. Oggi si muove oltre i 45.000.

In tre anni il Ftse Mib ha messo a segno un rialzo vicino al 90%, una performance che non ha eguali tra le grandi Borse occidentali.

“Il traguardo dei 50 mila punti non è più una suggestione per ottimisti, ma una possibilità statistica concreta”, osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro.

“Dal 2023 l’indice è cresciuto a un ritmo medio annuo del 23%. Partendo dalle attuali quotazioni, basterebbe una crescita di circa il 12% nel 2026: in altre parole, la metà di quanto realizzato mediamente nell’ultimo triennio”.

Debach ricorda però che “la finanza non è una scienza lineare e dopo ogni corsa, prima o poi, occorre rallentare”.

Ma il dato resta: “Il 2025 ha segnato un primato che porta con sé un inevitabile senso di *vertigine”.

Vertigine che aumenta se si allarga lo sguardo oltre l’Atlantico.

Negli ultimi dodici mesi, il Ftse Mib ha fatto meglio di Wall Street, superando sia il Nasdaq (+21%) sia l’S&P 500 (+17%), nonostante il traino delle Magnifiche Sette e il boom dell’intelligenza artificiale.

È vero, gli indici americani hanno aggiornato più volte i loro massimi storici, ma la loro è sembrata una camminata a passo svelto.

Quella di Milano, invece, una corsa vera. Da oltre il 30% messo a segno nell’ultimo anno a questa partenza lanciata del 2026, il messaggio è chiaro: Piazza Affari non si accontenta più di inseguire. Ora vuole guidare.

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