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Perché Roma deve opporsi a Parigi e Londra | L’analisi di Mario Sechi

Donald Trump sta inondando il terreno, alcune delle sue iniziative sono destinate a evaporare, altre daranno vita a fatti inediti, un nuovo scenario”.

Lo scrive Mario Sechi su Libero, sottolineando che “l’isteria con cui l’Europa reagisce alle iniziative della Casa Bianca è solo una perdita di energia e concentrazione: sui dazi l’Unione europea ha un problema con l’America e con sé stessa (si chiama Iva), dunque bisogna andare al tavolo con Trump avendo in mente una proposta e non il piagnisteo, perché le lacrime si verseranno quando la dogana americana comincerà a presentare il conto alle aziende europee, bisogna prepararsi seriamente, non lanciare tragicomici allarmi democratici contro i saluti romani Made in America”.

“Sulla fine della guerra in Ucraina, l’iniziativa è americana perché senza gli Stati Uniti non ci sarebbe stata la resistenza di Kiev e l’Europa è sempre andata a rimorchio di Washington. E qui veniamo al punto più delicato: l’idea di Francia e Regno Unito di inviare soldati europei. Emmanuel Macron e Keir Starmer sono due leader progressisti in crisi, tentano di prendere il comando del gioco in una scacchiera radioattiva. La difesa della sicurezza di Kiev” – sostiene Sechi“va affidata soprattutto agli ucraini, come ha sottolineato anche Foreign Affairs.

“Stiamo parlando di un territorio immenso (oltre 600 mila chilometri quadrati, un’estensione da New York a Chicago e da Toronto a Raleigh, nella Carolina del Nord) dove qualche migliaio di soldati inviati da Parigi e Londra si perdono”.

“L’amministrazione Maga fa inorridire gli europei, ma l’infantilismo non è una splendente categoria della politica, è un problema. La Francia non è quella di Napoleone, Macron ha ordinato il ritiro dal Mali, ma racconta al mondo che si prepara a difendere l’Ucraina; quanto agli inglesi, vinsero la Seconda guerra mondiale, ma a Downing Street non abitava Starmer, c’era Winston Churchill. Passo e chiudo”.

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