In due giorni – commenta sul Mattino Marco Fortis – l’Ocse e l’Istat hanno dimezzato a +0,5% le loro previsioni sulla crescita del Pil italiano nel 2024.
L’Ocse lo ha fatto nel suo ultimo “Economic Outlook” diffuso il 4 dicembre, l’Istat nella sua nota “Le prospettive per l’economia italiana nel 2024-2025” diramata ieri.
L’impressione è che queste due valutazioni negative possano aver risentito dell’informazione ingannevole fornita dalla cosiddetta crescita “acquisita”.
Crescita “acquisita” che, dopo tre trimestri, è stata stimata dall’Istat per il 2024 in un modesto +0,5%.
Si tratta dell’aumento annuale del Pil che si avrebbe se il quarto trimestre del 2024 dovesse registrare una variazione nulla rispetto al terzo trimestre.
In tal caso, appunto, l’anno si chiuderebbe con un +0,5%.
Ma la realtà è che la crescita vera del PIL italiano nel periodo gennaio-settembre del 2024 è invece dello 0,7% rispetto al periodo gennaio-settembre del 2023: un numero più confortante.
Lo dice la somma dei dati “grezzi” del Pil dei primi tre trimestri, confrontata con l’analogo dato della somma dei primi tre trimestri del 2023.
La crescita “acquisita” si basa non sui dati trimestrali veri del Pil, cioè sui numeri originali, bensì su dati “manipolati”, destagionalizzati e corretti per il calendario, e non coincide necessariamente con la crescita “ufficiale” che viene certificata a fine anno.
I dati “manipolati” sono solo un artificio utile per gli studiosi della congiuntura, che devono valutare la dinamica dell’economia in corso d’anno.
Se il confronto statistico per misurare la crescita economica viene fatto tra due anni aventi una minima differenza nel numero di giorni lavorativi (diciamo 1 o 2 in più o in meno), la differenza tra la crescita vera del Pil e quella che si ottiene sommando i quattro dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il calendario a conti fatti può essere minima.
Nel 2023, ad esempio, la crescita vera del Pil è stata dello 0,7%, mentre la somma dei dati trimestrali “manipolati” avrebbe dato un +0,8%. Quest’anno, però, le cose sono più complicate del solito, perché il 2024 avrà ben 4 giorni lavorativi in più del 2023.








