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Per governare su tutto il Paese, serve un linguaggio adeguato | L’analisi di Galli Della Loggia

Alla destra di governo servono parole all’altezza del suo ruolo. Così Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera: “Chi ha vinto le elezioni come parte – scrive l’editorialista – si trova a rappresentare tutto il Paese.

E quindi non solo ha l’obbligo di farsi carico anche di coloro che il giorno delle elezioni hanno votato per i suoi avversari, ma direi qualcosa di più: e cioè deve sentirsi in dovere, in qualche modo, di adottare il linguaggio e la sensibilità e il bon ton socialmente accreditati.

È una regola, beninteso, che nessuna legge scritta impone di osservare, ma se non lo si fa capita quello che sta capitando all’attuale governo dal primo giorno in cui si è insediato.

E cioè che magari fa pure cose buone, magari rimane pure al di sopra della sufficienza, ma ogni giorno subisce sulla scena pubblico-mediatica del Paese un continuo, estenuante logorio politico che alla lunga minaccia di consumarlo. Ma non già per effetto di una «difficoltà di comunicazione», come spesso si dice.

Quella che viene definita così, mi pare – sottolinea Galli Della Loggia – è il sintomo di qualcosa di più importante.

È come se la maggior parte dei politici della destra italiana avessero fin qui vissuto in un altro Paese, un Paese dove non vigevano le convenzioni linguistico-culturali, le regole del galateo istituzionale.

Il fatto è, suppongo, che la destra è convinta che si tratti di convenzioni linguistiche e regole di buona creanza «democratica» niente affatto neutre bensì create dalle culture politiche a lei avverse e pertanto a uso e consumo esclusivo della sinistra e, come capita, di quegli «utili idioti» liberali che le tengono bordone.

Al cui rispetto essa perciò non si sente per nulla tenuta. Si può essere sì contro il proprio tempo, contro le sue idee, i suoi modi e le sue mode, contro i suoi tic e i suoi tabù, ma solo se si fa il pensatore, il poeta, il professore universitario: non se si governa un Paese di qualche decina di milioni di abitanti.

In questo caso – conclude – è necessario adeguare il proprio linguaggio, la propria sensibilità e la propria etichetta e a quello che è l’indirizzo pubblicamente accreditato”.

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