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Past due: dal primo gennaio entrano in vigore le nuove normative di vigilanza sugli sconfinamenti continuativi. Ecco cosa significa per le imprese

Nella notte di San Silvestro entreranno in vigore le nuove normative di vigilanza sugli sconfinamenti continuativi oltre i 90 giorni di privati e imprese (past due). Semplificando un po’, oggi un’azienda italiana entra in past due (una delle tre categorie del credito deteriorato) al verificarsi di due condizioni. La prima è che deve avere uno sconfinamento continuativo oltre i 90 giorni, la seconda è che lo sconfinamento deve essere superiore al 5% del totale delle esposizioni verso la banca (soglia di materialità).

Poiché dal primo gennaio 2021 questa soglia sarà abbassata all’1%, una notevole massa di impieghi bancari verso le aziende verrà necessariamente risucchiata nella pericolosa spirale del credito deteriorato, entrando così in default. Ciò comporterà, per le banche, l’obbligo di fare maggiori accantonamenti a fronte delle perdite attese. Per le aziende, invece, ci saranno pesanti conseguenze in termini di accesso al credito, di deterioramento del rating e di appesantimento dei tassi applicati.

Più in generale, il rischio concreto è che le nuove norme di vigilanza possano, in ultima analisi, limitare la capacità del sistema bancario di supportare il tessuto produttivo in piena emergenza. Ma ciò che è davvero preoccupante è che il nuovo past due ha, come il Covid, un elevatissimo tasso di contagiosità, determinato da tre fattori. Il primo riguarda la contagiosità all’interno di un gruppo  bancario. È infatti previsto che, qualora un’impresa sia classificata in past due da una banca appartenente a un gruppo bancario, anche tutte le altre banche e intermediari del gruppo (factoring compreso) debbano valutare la possibilità di porre anch’essi l’azienda in default. Questo anche qualora l’azienda in esame non presenti esposizioni sconfinate o scadute nei loro confronti.

Il secondo fattore riguarda invece la capacità del nuovo past due di contagiare anche le esposizioni  delle altre imprese che siano economicamente o giuridicamente connesse all’azienda posta in default.   È infatti previsto che le banche individuino i legami tra i propri clienti, in modo da identificare i casi in cui il default di una impresa possa ripercuotersi negativamente sulla capacità di rimborso di altre imprese affidate. Nei casi previsti, che devono essere individuati ex ante dalla banca nelle proprie politiche creditizie, anche le aziende connesse verrebbero trascinate nella spirale del credito  deteriorato.

Oltre a questi due fattori di contagio interno esiste anche un terzo fattore di contagio esterno. Il grosso è infatti che il nuovo past due non solo possa compromettere il delicato rapporto banca-impresa, ma, per contagio esterno, possa anche inaridire il sostegno finanziario offerto alle imprese dagli altri intermediari finanziari, quali le società di factoring. Ciò deriva dal fatto che le nuove norme sugli  sconfinamenti colpiscono indistintamente sia i ritardi sui debiti finanziari, sia quelli sui pagamenti di natura commerciale, considerandoli ugualmente rischiosi.

Peccato che tutte le serie storiche evidenzino come, almeno in Italia, i ritardi sui pagamenti commerciali siano molto più connessi a fattori mercantili quali il rapporto di forza tra acquirente e  venditore (pubblica amministrazione compresa), che alla reale rischiosità del debitore.

Da evidenziare, infine, che il nuovo past due prevede anche  l’allungamento del periodo di quarantena necessario all’azienda per uscire dal default. Le norme in esame prevedono infatti che un’azienda possa  tornare in bonis solo dopo tre mesi dal venir meno dell’anomalia alla base del default, ma a condizione che il miglioramento del suo merito creditizio venga giudicato come permanente e strutturale.

Il vero problema è che le aziende italiane hanno oggi bisogno di tutto meno che di nuove regole che le spingano in una vischiosa ragnatela da cui è sempre più facile essere catturati, ma da cui è sempre più difficile liberarsi.   

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