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Parte il Fondo Sovrano, guidano CdP e Invimit | Lo scenario

Fondo sovrano ai nastri di partenza.

Il decreto con cui i ministeri dell’Economia e delle Imprese e Made in Italy affideranno a Cassa Depositi e Prestiti e Invimit la gestione del veicolo voluto dal governo per valorizzare le filiere strategiche del Paese è atteso a giorni, se non a ore.

A coordinare l’allocazione del miliardo di euro in dote al Fondo saranno dunque gli amministratori delegati di Cpd, Dario Scannapieco, e Invimit, Giovanna Della Posta.

Istituito nel maggio dello scorso anno su impulso del titolare del Mimit Adolfo Urso, ricorda MF-Milano Finanza, il Fondo Strategico Nazionale del Made in Italy nasce con l’obiettivo di stimolare la crescita e il rilancio delle filiere strategiche nazionali e rafforzare le catene di approvvigionamento delle materie prime critiche al fine di ridurre la dipendenza dall’estero in una fase di grande turbolenza nel quadro geopolitico globale.

Il ddl Made in Italy prevede inoltre una serie di nuove misure settoriali a sostegno delle principali filiere di eccellenza attraverso la valorizzazione della filiera legno-arredo 100% nazionale, del tessile, della nautica, della ceramica e dei prodotti orafi.

Ha una dotazione di partenza di un miliardo di euro, costituita da 700 milioni di residui del Patrimonio Destinato di Cassa Depositi e Prestiti per il 2023 e da 300 milioni stanziati per il 2024.

Un ammontare che l’esecutivo ha intenzione di portare almeno al doppio attraverso il perseguimento di una strategia delineata su due binari ma vincolata da un lato alla disciplina europea in materia di aiuti di Stato e dall’altro a una serie di paletti come la sede legale delle società in cui il Fondo deciderà di investire (che dovrà essere rigorosamente stabilita in Italia) e la loro appartenenza a comparti diversi da quelli bancario, finanziario e assicurativo.

Due, dunque, le direttrici che la strategia di investimento del Fondo è destinata a seguire: da un lato l’acquisizione di quote di minoranza in società italiane ad alto potenziale o comunque considerate strategiche, dall’altro l’impegno ad attrarre investitori provenienti dall’estero.

Sotto questo secondo aspetto, in cima alla lista dei desideri di Palazzo Chigi svettano i veicoli sovrani di Norvegia (Norges Bank) e Arabia Saudita (Public Investment Fund), tra i più attivi e ricchi al mondo con una potenza di fuoco cumulativa di oltre 2 mila miliardi di dollari di asset in gestione.

E non solo, perché nel mirino della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei ministri del Made In Italy e dell’Economia, Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti, ci sarebbero anche i fondi sovrani di altri Stati come il Qatar (Qatar Investment Authority) e gli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi Investment Authority e Mubadala Investment Company).

Paesi nei quali – dettaglio non trascurabile – la numero uno di Invimit Della Posta viaggia per lavoro con assiduità e che nelle ultime settimane hanno mostrato grande interesse per la possibile acquisizione dei principali scali ferroviari italiani detenuti da Grandi Stazioni retail, gruppo da 1,5 miliardi di euro per il quale il fondo di private equity francese Antin è in cerca di potenziali acquirenti.

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