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Luca Paolazzi (economista): «La crisi tra Russia e Ucraina può fermare la ripresa italiana. E vi spiego perché» 

Dopo la lunga crisi pandemica, l’economia è finalmente in fase di ripresa, ma «gli ostacoli non mancano». Ne parla l’economista Luca Paolazzi secondo cui un’incognita importante rimane evidentemente la crisi ucraina, mentre l’emergenza sanitaria fa ogni giorno meno paura.

«L’anno è partito con il piede sbagliato perché, con molti lavoratori in quarantena, la produzione industriale era in difficoltà» spiega Paolazzi «ma su questo fronte le nubi si stanno diradando. Certo gli ostacoli non mancano: rialzi ulteriori dei prezzi delle materie prime, specie energetiche, scarsità di lavoratori, la transizione verso l’auto elettrica, salari reali decurtati dall’aumento del costo della vita. Le sfide che abbiamo davanti sono tante ma il governo Draghi appare in grado di farvi fronte», come dimostrano le ultime misure approvate in Consiglio dei ministri.

«Era importante» osserva Paolazzi «che l’esecutivo sostenesse da un lato le famiglie costrette a fare i conti con il caro-bollette e dall’altro le imprese che devono far fronte al rialzo dei costi energetici. Ma l’esecutivo sta cercando di prendere misure anche sul lato dell’offerta: sostegni alla transizione all’elettrico e alla produzione di chip».

«Certo» avverte «sono politiche che daranno frutti nei prossimi anni: ci vorrà tempo, forse due anni, affinché si raggiungano gli obiettivi sulla produzione nazionale di gas, ma la direzione intrapresa è quella giusta». Alcuni sostengono però che i miliardi stanziati non sono sufficienti: «Si tratta di risorse importanti» replica Paolazzi «considerando anche che le tasse non si possono aumentare né si può fare altro deficit».

«La fase di benevolenza da parte dei mercati nei confronti dei nostri titoli di Stato non può durare in eterno, anche perché la politica delle banche centrali è destinata a cambiare. Verso la fine dell’anno la Bce aumenterà i tassi, preceduta dalla Fed. Noi dobbiamo dimostrare di essere consapevoli che abbiamo dei limiti e non possiamo spendere e spandere».

In conclusione, «il trend globale è di forte crescita e poiché la strategia della vaccinazione funziona, si sta tornando verso la normalità», mentre «il rallentamento di gennaio non deve preoccupare perché corrisponde a una fase transitoria». La domanda sale e «le imprese non ricordano di aver avuto così tanti ordini: il problema è riuscire a soddisfarli».

Tutto bene, ma sempre a condizione che le tensioni tra Russia, Ucraina e Nato non esplodano. E i rischi inflazione?

«Ci sono e rimangono legati alla dinamica del costo del lavoro», risponde Paolazzi. «Se la dinamica dei prezzi al consumo resterà alta, è inevitabile che prima o poi il costo del lavoro comincerà a salire». 

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