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[I dati] Nando Pagnoncelli (presidente Ipsos): «Il referendum sulla Giustizia a rischio quorum. Voteranno tra il 28 e il 40% degli elettori»

Lo scarso dibattito che si è mosso su tema dell’imminente referendum giustizia rischia di ostacolarne la riuscita. A parlarne è il presidente dell’istituto Ipsos, Nando Pagnoncelli. «Al momento» il raggiungimento del quorum appare davvero arduo: le stime elaborate da Ipsos la scorsa settimana oscillavano tra il 28% e il 31%, mentre le stime più ottimistiche di cui si ha conoscenza, realizzate da altri istituti demoscopici, raggiungono al massimo il 40%».

«Teoricamente nei giorni che ci separano dal 12 giugno ci sarebbe la possibilità di aumentare il tasso di partecipazione, ma la validità della consultazione appare davvero poco probabile alla luce di tre aspetti tra loro interconnessi. Innanzitutto, la limitata conoscenza dell’appuntamento referendario: al momento poco più della metà degli elettori (56%) dichiara di esserne a conoscenza e solo una parte di questi sanno che riguarda la giustizia», scrive sul magazine online InPiù.net.

«Secondo: la complessità di alcuni dei temi (e dei relativi quesiti) che verranno sottoposti agli elettori: infatti, è relativamente più facile (ma non facilissimo) ottenere un orientamento di voto sull’abrogazione di parte della legge Severino relativa all’incandidabilità dopo la condanna oppure sull’abrogazione della reiterazione del reato tra i motivi della custodia cautelare oppure ancora sulla separazione delle carriere dei magistrati (divieto delle “porte girevoli”)».

«Ma, realisticamente, che ne sanno i cittadini di cosa comporti l’abrogazione dell’esclusione degli avvocati, parte di Consigli giudiziari (alzi la mano chi ne conosce l’esistenza), dalle votazioni in merito alla valutazione dell’operato dei magistrati e della loro professionalità? E che dire della necessità di abrogare l’obbligo di un magistrato di raccogliere da 25 a 50 firme per presentare la propria candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura?».

«Ma ci rendiamo conto che il 17% degli elettori ha ottenuto solo la licenza elementare e il 33% la licenza media? E che certi temi sono ostici anche a laureati e diplomati? Se le competenze linguistiche e matematiche sono poco diffuse, quelle giuridiche lo sono ancor meno. Basterebbe ascoltare alcuni degli intervistati dei nostri sondaggi per avere contezza del senso di inadeguatezza che molti esprimono (“Ma cosa ne so, io” molti ci dicono durante le interviste)».

«Il terzo aspetto riguarda l’usura dello strumento referendario di cui abbiamo già scritto su InPiù in occasione del referendum sulle trivelle del 2016: basti pensare che in occasione degli ultimi 8 referendum istituiti dal 1997 al 2016 solo uno ha superato il quorum ed è risultato valido. E tra quelli che non lo hanno raggiunto ce ne furono due, nel 1997 e nel 2000, che comprendevano quesiti riguardanti la giustizia: in quei casi, la partecipazione raggiunse rispettivamente il 30% e il 32%. Ce n’è abbastanza per avere più di un dubbio sul superamento del quorum il 12 giugno, nonostante il traino delle amministrative che chiameranno al voto circa 9 milioni di elettori, molti dei quali, peraltro, prevedibilmente diserteranno comunque le urne».

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