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Pace impossibile, guerra improbabile: è ancora così? | L’analisi di Angelo Panebianco

“«Pace impossibile, guerra improbabile». Con questa formula, durante la Guerra fredda, uno dei più acuti osservatori dell’epoca, il francese Raymond Aron, riassumeva lo stato dei rapporti fra la Nato e il Patto di Varsavia”.

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera ricorre a una citazione e ricorda che “la guerra fra i due blocchi sarebbe stata una guerra nucleare e ciò la rendeva improbabile.

Al tempo stesso, nemmeno la pace e, quindi, rapporti non conflittuali, erano possibili fra l’Occidente liberale e l’Oriente comunista.

E oggi? Quella formula può essere riproposta in un mondo così radicalmente cambiato?

Il Medio Oriente in fiamme calamita in questo momento l’attenzione di tutti, ma è a causa della guerra in Ucraina che molti continuano a temere il peggio.

La paura della guerra nucleare serpeggia in Europa, alimentata dall’incontinenza verbale di Putin e dei suoi cortigiani, con le loro continue minacce di scatenare l’Armageddon.

Quella paura contribuisce a rendere tiepido il sostegno di molti europei nei confronti di Kiev.

Per quanto sia arduo curare la paura ricorrendo ad argomentazioni razionali – sottolinea l’editorialista – non ci si può esimere dal provarci.

La possibilità che scoppi una guerra nucleare esiste fin da quando è stata inventata la bomba atomica. E sarà sempre così.

Tuttavia bisogna distinguere. Che, in qualche parte del mondo, l’arma nucleare venga prima o poi usata in un conflitto regionale, tra potenze locali, non è purtroppo una possibilità del tutto remota.

Ciò spiega i ripetuti tentativi della cosiddetta «comunità internazionale» (ossia, delle grandi potenze) di impedire una incontrollata proliferazione nucleare.

Ma il fatto che Putin ci sventoli continuamente sotto il naso la sua «patente» di capo di una potenza nucleare, non rende meno remota la possibilità che egli passi dalle parole ai fatti.

Perché, di sicuro, sia a lui che al suo gruppo interessa sopravvivere.

Però, è vero il fatto che le guerre possono scoppiare anche se nessuno le vuole.

Semplicemente, perché si mettono in moto processi semi-automatici di cui si finisce per perdere il controllo.

È il caso della Prima guerra mondiale. È proprio per questo – conclude – che occorre sperare che Putin venga fermato in Ucraina. Se vincesse non si fermerebbe”.

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