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Ora l’Europa è costretta a scegliere | L’analisi di Angelo Panebianco

“La tempesta perfetta”.

Lo scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera parlando di ‘un’Europa costretta a scegliere’: “Uno scenario tutt’altro che implausibile: l’antieuropeista, filoputiniana, Marine Le Pen presidente del Consiglio in Francia, Donald Trump presidente degli Stati Uniti.

E l’Europa in mezzo, stritolata.

Non esiste un piano B.

Solo panico.

In una fase di fortissima accelerazione della storia, l’Unione europea, abituata a funzionare a basso regime (sempre e soltanto un passo alla volta dopo lunghe e estenuanti trattative fra i governi europei) rischia oggi come non ha mai rischiato in precedenza.

Il realismo può apparire brutale ma la retorica, oltre ad annoiare, impedisce di vedere i problemi e, di conseguenza, di cercare i mezzi per risolverli.

L’Europa – sottolinea l’editorialista – soffre di un vizio d’origine.

Il processo di integrazione europea, avviato durante la Guerra fredda, all’epoca della divisione fra i blocchi (atlantico e sovietico), si sviluppa all’insegna di una divisione del lavoro: agli americani spetta la protezione militare dell’Europa, gli europei sono liberi di investire le loro risorse in sviluppo e welfare.

Nel momento in cui la protezione americana cessa di essere garantita, gli europei non sanno più a che santo votarsi.

Non hanno i mezzi per proteggersi dalle minacce e dalle aggressioni, dei risorgenti imperi.

Il test decisivo, ovviamente, è l’Ucraina: se Putin vince lì, l’Europa sarà sotto scacco.

Senza vie di fuga.

Fortunatamente, o sfortunatamente, la storia resta imprevedibile.

Forse, di fronte a pericoli mai sperimentati in ottant’anni di pace, l’Unione europea riuscirà nei prossimi mesi (ma è una questione di mesi, non di anni) a uscire dalla routine, riuscirà a comprendere che sono gli stessi interessi nazionali degli Stati europei che per essere tutelati, richiedono cambiamenti radicali: un nuovo sistema di governo dell’Unione che le consenta di fronteggiare un mondo così radicalmente (e brutalmente) cambiato.

L’idea che l’integrazione politico-militare sarebbe seguita, automaticamente, per effetto dell’integrazione economica, con cui tanti europei si sono trastullati per decenni, era un inganno, una illusione.

Però, a volte – conclude – il pericolo aguzza l’ingegno, l’istinto di sopravvivenza si impone.

Si deve sperare che ciò accada ora”.

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