Dopo il calo (-0,4%) sperimentato nei precedenti tre mesi, il Pil del III trimestre è rimasto fermo (0%). Il risultato si iscrive in uno scenario di complessiva stagnazione europea. Nello stesso periodo, l’attività economica è aumentata dello 0,1% in Germania e Francia, dello 0,3 in Spagna. La crescita acquisita per l’Italia nel 2024 (quella che si realizzerebbe se anche il IV trimestre fosse nullo) si conferma allo 0,7%.
La stasi del III trimestre appare in linea con le stime avanzate nelle ultime settimane da alcuni previsori (Upb, Banca d’Italia, Csc). Sul lato dell’offerta, il Pil nullo riflette un lieve miglioramento dell’industria (inclusiva delle costruzioni) dopo la prolungata fase di flessione, una sostanziale stasi nei servizi e un nuovo calo dell’agricoltura. Da lato della domanda, la flessione della spesa interna (inclusiva delle scorte) è stata compensata dall’apporto positivo delle esportazioni nette (su cui ha presumibilmente influito anche un indebolimento dell’import).
La stasi del III trimestre non è favorevole alla previsione del governo per il 2023-24, basata su un’ipotesi di ripresa a partire dalla metà del 2023 che non si è concretizzata. Per quest’anno, la crescita del Pil (non corretto per i giorni di lavoro) dovrebbe collocarsi sotto la stima governativa (0,6-0,7 anziché lo 0,8% della Nadef). Più ampia è la distanza che si aprirebbe rispetto alla previsione sul 2024. Il risultato dipende da quanto a lungo si protrae la fase di debolezza in Italia e in Europa, che risente principalmente degli effetti della prolungata stretta monetaria.
Nel caso favorevole che la ripresa attesa dal governo sia solo rinviata di qualche mese, il Pil faticherebbe comunque a raggiungere l’1%, contro l’1,2% programmato nella Nadef. Questa è, ad esempio, l’aspettativa della Banca d’Italia. Se, però, la debolezza si estendesse alla prima parte del prossimo anno, la dinamica del Pil nel 2024 sarebbe inferiore a quella del 2023, con la possibilità di un sostanziale dimezzamento della crescita rispetto all’attuale previsione del governo. Una prospettiva su cui hanno preso a convergere diversi previsori privati.








