“La vicenda della recensione falsa non era una notizia, se anche si fosse deciso di trattarla come una notizia non era uno scandalo, e se anche qualcuno avesse pensato che era uno scandalo, bisognava ricordarsi che era uno scandalo con protagonista una persona normale e non una professionista della comunicazione e della polemica social”.
Lo scrive Stefano Feltri nella sua newsletter Appunti.
“La vicenda della pizzeria Le Vignole non era una notizia, neppure secondo i più spregiudicati criteri definitori che si possano adottare. Una signora qualunque, di provincia, pubblica uno screenshot di una risposta indignata a un avventore omofobo e abilista, che lamentava cioè di essersi trovato seduto accanto a un tavolo con persone omosessuali e disabili.
Vera o falsa che fosse la recensione e l’annessa risposta, la cosa non doveva avere alcuna rilevanza giornalistica. Per molte ragioni” sostiene Feltri chiamando in causa le storture del sistema mediatico.
“Primo: la signora Giovanna Pedretti era una perfetta sconosciuta, non sappiamo nulla di lei. E sconosciuto e anonimo è anche il “cattivo” di questa storia. Il lavoro giornalistico presuppone che il giornalista ne sappia più del lettore, e qui questo requisito non viene rispettato”.
“Non c’è modo di approfondire o di verificare nulla, non si sa se il recensore è un politico leghista locale, un parente dei ristoratori che voleva fare uno scherzo il primo d’aprile, uno che ha sbagliato ristorante, un bot, un ristoratore concorrente… Niente, zero. Dunque non c’è notizia” sottolinea il giornalista.
“Ma la faccenda non era una notizia per un’altra ragione semplice: manca il fatto.
Cosa è successo? Nulla: un tizio ha fatto un commento, la ristoratrice ha risposto. E’ una degenerazione della nostra vita digitalizzata pensare che un commento, come un like, un cuoricino, un retweet equivalga a un’azione. Non è così”.
“Non si fermano le guerre con gli hashtag, non si difendono i diritti con una bandierina arcobaleno a fianco del nome utente su un social, non si mandano munizioni e carri armati all’Ucraina con una spilletta sul bavero” prosegue Feltri.
“Sono tutti segnali di auto-posizionamento, manifestazioni della nostra identità pubblica. Non fatti da raccontare. L’unico “fatto” riguardante la pizzeria Le Vignole è che una ristoratrice ha voluto segnalare dalla sua pagine Facebook il fatto che nel suo ristorante sono tutti benvenuti tranne gli intolleranti. Non sappiamo se ha perso clienti o li ha guadagnati, non sappiamo quando è successo, mancano tutte le famose W del giornalismo: c’è solo il Where, dove. Mancano il chi, il perché, perfino il quando. E’ una notizia?”.
“Nelle ultime settimane Selvaggia Lucarelli è stata spesso citata per aver denunciato – correttamente – le pratiche commerciali intrecciate alle iniziative benefiche di Chiara Ferragni, poi sanzionata dall’Antitrust. Ma c’è uno scandalo nella vicenda Pedretti-Le Vignole? No. Per due ragioni: perché la signora ha spiegato da subito – più o meno – cosa aveva fatto, e perché se anche fosse stato tutto falso dall’inizio al massimo sarebbe stata una ingenua operazione di marketing per promuovere il proprio locale come inclusivo e accogliente. Un comportamento che i leghisti potrebbero criticare, ma non chi condivide i valori di fondo espressi dalla risposta della ristoratrice” conclude Feltri.








