Non avere mai smesso di fare donazioni e trapianti durante la pandemia è la prova della nostra forza

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La rete per le donazioni e i trapianti di organi e tessuti del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna è organizzata secondo un modello che prevede il collegamento tra centri di alta specializzazione e gli ospedali del territorio (Hub & Spoke).

Secondo tale modello, le Rianimazioni, i Centri trapianto, le sedi delle Banche di tessuti e cellule sono collegati tra loro e con il Centro Riferimento Trapianti Emilia-Romagna (CRT-ER), organismo regionale con sede presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, diretto dalla Dott.ssa Gabriela Sangiorgi.

Il CRT-ER assicura la gestione del sistema regionale, è la struttura che coordina tutte le attività di donazione, prelievo e trapianto su tutto il territorio regionale, segue le attività di raccolta dati e il coordinamento delle liste di attesa, la formazione e l’informazione. Il CRT-ER, nello svolgimento della propria attività, si avvale dell’indispensabile collaborazione dei Coordinamenti Locali delle varie Aziende Sanitarie, delle Istituzioni locali, delle Associazioni di volontariato e dei pazienti. Il CRT-ER è a sua volta collegato con il Centro Nazionale Trapianti (CNT).

Il sistema organizzativo del CRT-ER, pertanto, può essere rappresentato come una rete di processi e di interfacce che sono alla base del suo funzionamento. Una piramide alla base della quale troviamo i Coordinamenti Locali (costituiti da un Medico Anestesista-Rianimatore e da almeno un Infermiere) motore dell’attività di donazione, indicati come responsabili a livello aziendale dell’attività del procurement e dell’identificazione del soggetto con potenzialità di donazione. A sostegno dell’attività e a garanzia della qualità e della sicurezza dei donatori troviamo i Servizi di Riferimento Regionali, Anatomia Patologica, Microbiologia, Immunogenetica, Laboratori analisi.

I Centri trapianto sono le strutture dove si eseguono i trapianti di organi e tessuti; rispondono a precisi criteri di sicurezza e qualità, sono identificati dalla Regione Emilia-Romagna e sono sottoposti, ogni due anni, a valutazioni (audit) regionali e nazionali.

Le Banche dei tessuti sono strutture sanitarie pubbliche che raccolgono, conservano e distribuiscono cellule e tessuti a scopo di trapianto, garantendone idoneità, sicurezza, qualità e tracciabilità.

Le associazioni di volontariato collaborano con gli attori istituzionali nell’informare correttamente l’opinione pubblica sul tema della donazione e trapianto di organi. Sono parte integrante, infatti, della rete regionale trapianti e della campagna informativa regionale

I valori che ci ispirano sono quelli dell’etica, dell’eguaglianza e della trasparenza volti a garantire una gestione del processo donativo inteso come “Medicina della Donazione”, ovvero il complesso insieme delle competenze e delle conoscenze acquisite in tema di donazione di organi e tessuti per trapianto, dove donatore e ricevente sono i punti cardine, e al fine di assicurare la tutela dei diritti di tutti i cittadini, del soggetto in morte encefalica, dei pazienti iscritti in lista di attesa, dei rispettivi familiari.

Tutto questo compatto e ben funzionante organismo ci ha permesso nel 2019 di raggiungere risultati eccellenti in campo donativo-trapiantologico, ma il Coronavirus ha messo in crisi molti aspetti della sanità e il mondo delle donazioni e dei trapianti non ha, purtroppo, fatto eccezione.

La pandemia, nella nostra Regione, ha rallentato – e in alcune realtà fermato – l’attività di donazione e trapianto, sia per la carenza di risorse umane e sanitarie reimpiegate nell’assistenza ai pazienti con Covid-19, sia per la preoccupazione ed il rischio concreto di trasmettere il virus ai potenziali riceventi. Abbiamo dovuto fronteggiare entrambe le problematiche con uno straordinario sforzo degli operatori della rete trapiantologica che ha consentito il mantenimento dell’attività anche nel bel mezzo dell’emergenza e costruendo, dove possibile, percorsi puliti per la donazione e il trapianto volti a garantire la sicurezza dei pazienti.

L’impatto della pandemia sulle Terapie Intensive e, in generale sulle strutture ospedaliere, ha prodotto un calo dei trapianti peraltro atteso, ma il sistema ha tenuto e questo non era per nulla scontato.

In Italia, sebbene il Coronavirus abbia intaccato il Sistema Sanitario nella sua totalità, la rete trapiantologica ha retto: la flessione, secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti, è stata di poco superiore al 20%, una diminuzione fisiologica e contenuta, soprattutto se confrontata con quella degli altri Paesi e considerando il fatto che alcuni dei Centri a maggiore volume di interventi si trovano nelle zone più colpite del nostro Paese.

In Emilia-Romagna, grazie alla perseveranza degli operatori della rete, ad oggi, l’impatto del SARS-CoV-2 (Covid-19) sui dati 2020, sino ad ora, è decisamente contenuto: i donatori utilizzati sono al momento 84, il 21,5 % in meno in confronto allo stesso periodo del 2019, e i trapianti effettuati sono 213, in calo solo del 16,8 % rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il mondo della donazione e del trapianto porta con sé una unicità da raccontare: nel momento dell’emergenza, non avere mai smesso di fare donazioni e trapianti è, di per sé, la prova della forza, della professionalità, della capacità di cura della rete donativo-trapiantologica.

Questo è sicuramente uno degli ingredienti che ha permesso di contenere gli effetti dell’epidemia sulla nostra rete, una rete di per sé solida, costruita nel tempo, con costanza, e popolata da persone che credono nel proprio lavoro. E quando c’è la motivazione si riesce a lavorare anche in condizioni estreme come quelle sperimentate nelle Regioni più colpite dalla pandemia. La stessa forte determinazione è la spinta che oggi ci guida a trovare strade per trasformare i problemi e le criticità emerse in corso di pandemia in opportunità di miglioramento: superato il picco pandemico, l’obiettivo è ora quello di ripartire per tornare, non appena possibile, al normale volume di attività, rinforzando i percorsi donativo-trapiantologici, tenendo conto delle esigenze organizzative e di personale necessarie per garantire continuità e sicurezza e riuscire, quindi, a fronteggiare le eventuali emergenze sanitarie future.

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