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Nel cantiere sulle pensioni fari puntati su donne e giovani | Lo scenario

Il governo Meloni ha meno di un mese per definire il disegno di legge di Bilancio da presentare al Parlamento.

E uno dei punti critici rimane trovare una quadra tra le novità che la maggioranza vuole apportare nel mondo previdenziale e le risorse finanziarie a disposizione.

Il pacchetto pensioni della manovra, scrive MF-Milano Finanza, si va componendo pezzo dopo pezzo.

I primi punti fermi sembrano essere la proroga di Quota 103 (uscita dal mondo lavorativo con 62 anni e 41 di contributi) e l’Ape sociale (a favore dei lavoratori svantaggiati).

Ma in cantiere ci sarebbero anche nuove ipotesi per donne e giovani.

In particolare l’idea sarebbe un’Ape sociale agevolata e anticipata specifica per le donne, con una situazione di disagio (licenziate, con invalidità almeno al 74%, caregiver o impegnate in lavori gravosi), con la possibilità di ricevere un’indennità di accompagnamento verso la pensione a partire dai 61 o 62 anni di età, invece dei 63 previsti attualmente.

Si tratterebbe non di un vero assegno pensionistico ma di un sussidio, al massimo di 1.500 euro al mese per 12 mesi, che si percepisce fino a quando non si raggiungono i requisiti pieni per la pensione.

La platea di lavoratrici interessata sarebbe la stessa di Opzione Donna, a cui andrebbe quindi a sostituirsi.

Nel passaggio soglia d’età per l’accesso alla pensione per le donne coinvolte andrebbe ad alzarsi, passando da 58 a 61-62, ma di anni di contributi ne basterebbero 28-30 anziché 35.

Quanto ai giovani, si starebbe valutando la possibilità di consentire il conteggio del valore della pensione integrativa per il raggiungimento dell’importo minimo di assegno pensionistico che consente di uscire dal mondo del lavoro, per anticipare il pensionamento rispetto ai 71 anni.

Gli under 35 versando 2,8 volte l’importo minimo (1.602 euro lordi) potranno andare in pensione a 64 anni mentre con 1,5 volte si garantiranno l’uscita dal lavoro a 67 anni.

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