«Gli indicatori congiunturali più recenti suggeriscono per i prossimi mesi il permanere della fase di debolezza dell’economia italiana». Così l’Istat, durante l’audizione presso le Commissioni bilancio congiunte del Senato e della Camera sulla Nadef.
«Al netto dell’andamento dei fattori “esogeni” internazionali» sottolinea l’Istituto «elementi di freno alla crescita sono legati anche a condizioni di accesso al credito più rigide per famiglie e imprese e al lento recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Lo stimolo agli investimenti fornito dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe manifestarsi più compiutamente a partire dal 2024; la realizzazione di investimenti pubblici e riforme previste dal Pnrr sarà oltremodo rilevante per il raggiungimento degli obiettivi di crescita previsti dal Governo».
«La forte risalita dei prezzi degli ultimi anni ha riportato in primo piano il tema del confronto tra inflazione e dinamica delle retribuzioni. Tra il 2009 e il 2021 le retribuzioni contrattuali hanno fatto registrare una crescita in linea con quella dell’inflazione e di poco superiore a quella dell’Ipca-NEI. La straordinaria crescita dei prezzi nel 2022 (+8,7% misurata sulla base dell’Ipca) ha fatto però sì che le retribuzioni contrattuali in termini reali siano tornate al di sotto dei livelli del 2009, anche per il comparto industriale che, rispetto agli altri settori, continua a presentare una buona tempestività nei rinnovi». Così l’Istat, durante l’audizione presso le Commissioni bilancio congiunte del Senato e della Camera sulla Nadef.








