Tra i nati del 1992 proveniente da famiglie con basso titolo di studio la quota dei laureati è del 17,6% contro il 75% tra quelli provenienti da famiglie con entrambi i genitori laureati, dunque la mobilità intergenerazionale è ridotta ma non è assente.
È quanto emerge dal Rapporto annuale 2025 dell’Istat.
Tra coloro che provengono da famiglie con basso titolo di studio il 36,3% non acquisisce il diploma secondario superiore e quando lo consegue è prevalentemente di tipo tecnico o professionale.
Diversamente, tra i figli nati da genitori laureati solo il 2,3% non acquisisce il diploma secondario superiore e in larga maggioranza frequenta i licei.
Il livello di istruzione incide anche sulla posizione reddituale a 30 anni.
La metà dei giovani laureati nel 2022, si legge nel rapporto, ha redditi imponibili più elevati della media della popolazione mentre tra quarti dei meno istruiti, senza diploma, ha redditi più bassi della media.
Le scelte e i risultati nell’ambito dell’istruzione incidono anche sul livello di reddito dei giovani.
Tra i trentenni nel 2022 quelli che presentano un reddito più elevato sono coloro che provengono maggiormente da percorsi tecnico – scientifici, soprattutto tra i laureati se conclusi in tempo e con il massimo dei voti, e i maschi non laureati.
Coloro che risultano più svantaggiati sono quelli con una minor presenza migratoria interna, si evidenzia nello studio.
Tuttavia, nel 2022 i giovani che hanno conseguito un reddito elevato mostrano un’alta mobilità intergenerazionale, tra questi, infatti, il 53% dei laureati e il 49% dei non laureati ha migliorato la posizione nella distribuzione dei redditi rispetto alla famiglia d’origine.
Sui risultati occupazionali e reddituali dei giovani pesano le disparità geografiche, come per le generazioni che li hanno preceduti.
I trentenni nel 2022, si mette in luce nel rapporto, residenti nel Mezzogiorno presentavano uno svantaggio molto contenuto nell’istruzione terziaria ma la quota con redditi da lavoro era superiore al 10% al centro e del 14,4% al nord e i relativi redditi del 15,2% più elevati al centro e del 34% al Nord.
La migrazione interna attenua le differenze ed è però associata all’istruzione, al lordo delle condizioni occupazionali questa si associa a redditi superiori del 40-60% rispetto a chi resta nelle aree d’origine, si conclude nel rapporto.








