La ricerca sulla fusione nucleare promette grandi risultati nel prossimo futuro. Lo sostiene l’economista Stefano Micossi. «Sul finire dello scorso anno Eurointelligence ha affrontato il tema delle tecnologie per la transizione energetica, smentendo la favoletta secondo cui in questo campo l’Ue sarebbe avanti agli Stati Uniti. L’avanzamento nella ricerca per la fusione nucleare, realizzato in un centro pubblico di ricerca (il Lawrence Livermore National Laboratory) promette grandi risultati in qualche anno, mentre il maggior progetto europeo (Iter) promette la prima dimostrazione alla metà degli anni 2030. Il tema gode dell’attenzione personale del presidente Biden, mentre in Europa gli esperimenti sulle tecnologie nucleari bisogna tenerle nascoste perché l’opinione pubblica è ostile».
«Importanti nuovi stanziamenti sono previsti anche dal nuovo Inflation Reduction Act (Ira, oltre 360 miliardi complessivi stanziati) e dai fondi per la ricerca appena stanziati dal Congresso (713 milioni)», scrive sul magazine online InPiù.net. «Eurointelligence ha sottolineato anche il forte contributo degli investimenti privati negli Stati Uniti agli esperimenti sulla fusione, che già hanno raccolto quasi 5 miliardi di dollari nel capitale di promettenti startup. Intanto, l’Ue si affanna a cercare risposte sul piano commerciale con il suo Meccanismo di correzione alle frontiere (Cbam) e qualche tributo compensativo dei sussidi americani alla trasformazione digitale – mentre molte imprese europee sono attratte a spostare gli investimenti oltre-oceano».








