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Renato Mazzoncini (Amministratore Delegato A2A): «Il gas rappresenta l’80% del fabbisogno di energia primaria del Paese»

“Gli incrementi in bolletta sono tutti legati alla crescita enorme del costo del gas. Se si esclude la mobilità, che utilizza derivati del petrolio, rappresenta l’80% del fabbisogno di energia primaria del Paese. Finche’ non si riuscirà a trovare un accordo con i grandi fornitori esteri, sarà difficile abbassare i prezzi”.

A dirlo in un’intervista a La Stampa è Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, colosso da 13 mila dipendenti, convinto che la grande corsa delle tariffe sia destinata ad interrompersi: “Continuo a pensare che la situazione si possa normalizzare abbastanza in fretta, risolvendo le tensioni politiche con la Russia”.

Poi Mazzoncini rigetta la tesi secondo la quale oggi stiamo pagando il costo della transizione energetica per affermare: “E’ una tesi che respingo assolutamente. Abbiamo fatto un’analisi prendendo in considerazione i prezzi del gas a metà gennaio. Se tutti i cittadini andassero a comprare il gas o l’elettricità quotidianamente, al cosiddetto prezzo spot, l’incremento per il 2022 sarebbe di 65 miliardi di euro. Questo non succede perché esiste un mercato in cui l’energia viene acquistata e venduta in anticipo che ha permesso di evitare rincari per almeno 20 miliardi. Di questi, 10 miliardi di risparmi sono merito delle rinnovabili, in Italia in particolare dell’idroelettrico. Dei restanti 45 miliardi, 40 sono l’incremento del costo dell’acquisto del gas dall’estero”, analizza la situazione l’a.d. di A2A.

E conclude: “Siamo in un decennio chiave, ma se vogliamo innescare la transizione sono richiesti investimenti enormi. Vogliamo accelerare sulle rinnovabili e sullo sviluppo dell’economia circolare, potendo contare anche su una congiuntura favorevole con i tassi, in particolare delle emissioni green, tra i più bassi di sempre. Bisogna avere coraggio e farsi trovare nel 2030 in una situazione molto migliore rispetto a quella di oggi”.

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