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Maurizio Gardini (Presidente Confcooperative): «Il ritardo infrastrutturale in Italia pesa per 60 miliardi di mancato export»

“L’export ha rappresentato la ciambella di salvataggio per le ambizioni di sviluppo e di futuro di molte imprese, oltre che del Paese negli anni più duri della crisi. Per continuare a essere leva di sviluppo occorre colmare il gap che ci separa dai principali competitor. Il ritardo infrastrutturale pesa per 60 miliardi di mancato export. Il made in Italy dall’agroalimentare alla moda, dal tessile all’aerospazio è un brand che identifica l’Italian style con l’eccellenza, ricercata e apprezzata in tutto il mondo tanto che l’Italian sounding, solo nel food, è di oltre 90 miliardi di euro”. Ad affermarlo è Maurizio Gardini, il presidente Confcooperative commentando il focus Censis Confcooperative ‘Recovery, Italia ultima chiamata’.

L’Italia è il 9° Paese al mondo per export con 476 miliardi di euro, ma occupa solo il 21° posto nella classifica della Banca Mondiale sul Logistic Performance Index. Al vertice della classifica del Lpi si collocano la Germania, seguita da Paesi come l’Olanda, la Svezia, il Giappone e Singapore. La perfomance complessiva dell’Italia è, invece, vicina a quella di Australia (19° posto), Norvegia (20°), Nuova Zelanda (22°), e Corea del Sud (23°). Il ritardo infrastrutturale in Italia tarpa le ali alle nostre esportazioni frenandole del 14%: una perdita secca di 60 miliardi l’anno per il nostro export.

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