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[Lo scenario] Materie prime e guerra, tassa da 80 miliardi. Che pagheremo tutti

“L’aumento dei prezzi delle materie prime è il primo effetto. Abbiamo fatto una stima, ma è un dato preliminare alla luce dell’andamento oscillante dei prezzi: l’aumento delle materie prime è come una tassa che l’Italia deve pagare, prima della guerra questa tassa era intorno ai 60 miliardi, adesso siamo già a 80 miliardi di differenza rispetto a quello che il Paese pagava per le esportazioni nel 2019. Lo Stato sta compensando questo aumento, ma può arrivare a coprire un terzo di queste spese: lo shock è dunque molto forte. Se la guerra finisce presto possiamo tornare su un sentiero di crescita”. 

È quanto sostiene l’economista e direttore dell’osservatorio dei conti pubblici italiani Carlo Cottarelli.

“Prima della guerra le cose stavano andando bene – ha aggiunto -. Il rimbalzo dell’economia dopo il Covid c’era, l’iniziale aumento dei prezzi delle materie prime non avrebbe impedito questo rimbalzo. Poi è arrivata la guerra, ha causato un altro aumento dei prezzi e ha creato incertezza. Adesso il problema è capire quanto dura il conflitto”.

La bolletta delle imprese 

Intanto la bolletta delle imprese è salita a 51 miliardo. Un aumento folle che non può essere arginato con ristori, ma deve essere affrontato con interventi strutturali coraggiosi altrimenti la frenata dell’economia sarà dolorosa. 

L’Ue deve rispondere al più presto allo shock energetico, acuito dalla guerra in Ucraina, stabilendo un tetto al prezzo del gas. 

Produrre più energia made in Italy

Sul fronte interno, l’esecutivo deve guardare oltre il conflitto e puntare a produrre autonomamente più energia. Bisogna sbloccare subito gli oltre 400 impianti di energia rinnovabile fermi per la “folle” burocrazia italiana. Nessuna sorpresa dalla decisione di Vladimir Putin di chiedere il pagamento del gas in rubli, era “prevista” come risposta alle sanzioni, soprattutto al blocco dello Swift. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, descrive un quadro generale in cui c’è “molta preoccupazione innanzitutto per chi sta vivendo” la guerra. 

I danni economici della guerra

Dal punto vista economico invece, l’Italia “stava già rallentando”, è ovvio che il conflitto sta incidendo in maniera “molto forte” sulle prospettive di crescita quest’anno. Ma Bonomi dice anche di essere ottimista. “Se saremo in grado e avremo la forza e il coraggio di fare le scelte necessarie per sostenere la crescita del Paese, allora sono ottimista. Se però faremo scelte di piccolo cabotaggio siamo destinati ad una frenata brusca e dolorosa che farà molto male”. Il principale problema dell’industria italiana e’ la bolletta energetica: “è passata da 8 miliardi nel 2019 a stimati 51 miliardi quest’anno. Non ci sono ristori che possono compensare questi 43 miliardi aggiuntivi che rappresentano quasi due manovre finanziarie. La strada non è il taglio dei 30 centesimi sulle accise per 30 giorni”, ma bisogna fare interventi “strutturali e coraggiosi”. 

Sbloccare 400 impianti per le rinnovabili 

Si può partire sbloccando “i 400 impianti di energia rinnovabile fermi per una folle burocrazia italiana”. Sul fronte europeo, “mi aspetto che il presidente Draghi cerchi di far passare la posizione che abbiamo la necessità di un tetto europeo al prezzo del gas”. Il costo dell’energia “è a livelli folli e ingiustificati. E’ in corso una speculazione fortissima”. I tedeschi vogliono tenere una posizione “più morbida perché sono più dipendenti di noi dal gas e carbone russo, però o giochiamo tutti nello stesso campo o non e’ che l’impresa italiana può essere sempre la più penalizzata”, ha puntualizzato Bonomi. 

Sanzioni sono braccio di ferro

Confindustria appoggia pienamente il programma di sanzioni alla Russia, nonostante gli effetti sulle imprese. Le sanzioni “sono sempre un’arma a doppio taglio, però siamo totalmente allineati con la posizione del presidente del Consiglio. In questo momento dobbiamo prendere decisioni e mantenere la barra dritta sulle sanzioni che vengono decise, perché auspichiamo che questa sia la strada che ci consenta di arrivare ad una soluzione diplomatica” del conflitto in Ucraina.

La richiesta di pagamento del gas russo in rubli, ha poi chiarito, “non preoccupa più di tanto, è una mossa che era prevista, con il blocco dell’utilizzo delle valute estere, per poter sostenere il rublo. I contratti internazionali di fornitura del gas sono chiari, la valuta da utilizzare è il dollaro. E’ un altro braccio di ferro tra chi pone sanzioni e chi cerca di sostenere la sua economia messa a dura prova”.

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