“Il Mediterraneo ha già raggiunto +1.5 C. Dopo l’Artico, è la seconda aerea al mondo che si riscalda più rapidamente, il 20% in più rispetto alla media globale. E le acque del Mediterraneo sono quelle che in assoluto si stanno scaldando di più”.
Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il vicepresidente dell’Unione per il Mediterraneo (UpM), Grammenos Mastrojeni, secondo cui “250 milioni di persone in scarsità idrica entro 15 anni e un rapido innalzamento del livello del mare, fino ad un metro entro fine secolo, e 20 cm in tempi molto più brevi”, stando ai contenuti del Rapporto Mar1.
Poco o tanto? Secondo Mastrojeni non è affatto poco “se si pensa alla fragilità di Venezia o alla salinizzazione di tutte le terre costiere dove è concentrata l’agricoltura. Con un punto critico nel Delta del Nilo, da cui dipende la sussistenza di 100 milioni di persone” in quanto si tratta di “un cambiamento di scenario enorme”, tant’è che “la rivoluzione agricola è cominciata in Mediterraneo, che ha sempre agito come stabilizzatore del clima. Tutto era più prevedibile”.
E il vicepresidente dell’Unione per il Mediterraneo sottolinea: “Un Mediterraneo più caldo inverte completamente la sua funzione perchè l’energia immagazzinata dal mare viene passata all’atmosfera e quel clima che prima era stabile, diventa caotico oltre che più violento” e così “questi impatti destabilizzano le società più fragili, perchè con un clima imprevedibile non si riesce più ad organizzare l’attività economica e sociale”.
Ovvero, conclude Mastrojeni, “l’orologio della natura non ti dice più quando arrivano i frutti. Al di là della tragedia umana e delle possibili violenze, questo mette in moto delle catene di ripercussioni, anche nei Paesi ricchi, con costi che potrebbero essere così alti da non lasciarci più soldi per il Green deal, ad esempio. E non riusciremo mai a restare sotto i 2 C se non saremo tutti coinvolti. Le economie industrializzate controllano il 70% dell’economia globale ma i Paesi in via di sviluppo controllano oltre il 70% della superficie terrestre. E se vanno in collasso, prevarrà l’urgenza e l’uso distruttivo del territorio”.








