La notizia sull’efficacia del vaccino anti-Covid di Pfizer ha rivitalizzato l’umore della finanza (e non solo). Ma le prossime settimane saranno lunghe e dure. Così la pensa Mario Deaglio sulle pagine de La Stampa.
«Dopo tante “tempeste perfette”, in cui all’orizzonte c’erano solo nuvole nerissime, la finanza mondiale ha ieri vissuto una giornata di “festa perfetta”, con un orizzonte (anche se forse solo apparentemente) sgombro di nubi. Due sono i motivi di quest’euforia che solo il futuro potrà dire quanto razionale».
A partire dai risultati delle elezioni americane, appena passate. «In primo luogo, ai mercati Biden sembra il presidente “giusto”: i suoi risultati elettorali – con la probabile mancata conquista della maggioranza al Senato – dovrebbero essere sufficienti a liberarli da un Trump sempre più goffo e pericoloso. Ma non tali da permettere di lanciare davvero le grandi riforme fiscali e sociali richieste dalla sinistra del suo partito che preoccupano gli americani dai redditi alti e medio-alti».
La “festa perfetta” è proseguita grazie alle notizie sull’antidoto al Covid, provenienti dagli Stati Uniti e dalla Germania. «Il secondo motivo è quasi una ciliegina sulla torta: proprio in concomitanza (forse non casuale) con le prime mosse del presidente-eletto per dar vita alla sua amministrazione, l’americana Pfizer e la tedesca BioNtech – una piccola e innovativa impresa specializzata, oltre che in vaccini, in rimedi antitumorali – hanno annunciato che il loro vaccino anti-Covid funziona, sulla base di risultati ancora da confermare che hanno però l’avallo del Dottor Fauci, il maggiore esperto americano in materia».
Bisognerà trovare l’equilibrio tra gli eccessi di ottimismo e di pessimismo, in modo da vivere nel migliore dei modi le prossime “lunghe settimane”. «Durerà? Non durerà? L’esperienza di questi mesi deve consigliare agli economisti (e ai virologi) di fare previsioni con maggiori – e migliori – dati di quelli di cui si dispone oggi. E a non farsi travolgere dall’ottimismo, così come non bisogna cedere al pessimismo. Le prossime saranno settimane molto lunghe: economia e finanza, politica interna americana e prospettive mondiali, si intrecceranno e si aggroviglieranno come non si è visto ormai da moltissimo tempo. Siamo però di fronte a un sussulto vitale che invita a guardare un po’ più lontano dell’angusto orizzonte della pandemia, con il suo tristissimo e interminabile susseguirsi del ‘giorno-dopo-giorno’. Che il vaccino arrivi a dicembre o a marzo, l’importante è che ci convinciamo che qualcosa può migliorare, e che tutti possiamo, e forse dobbiamo, contribuire al futuro».








