Bisogna accelerare e rafforzare il sostegno nazionale e dell’Ue all’industria sostenibile. «Dopo un dibattito che si terrà oggi fra noi» al vertice dei capi di Stato e di governo europei, «daremo un mandato alla Commissione per il 2023, questo è quello che chiede la Francia, per avere una risposta europea all’“Inflation Reduction Act”, il famoso Ira americano», con l’obiettivo per l’Ue di compensare i ritardi, accelerare e semplificare i meccanismi e mobilitare i finanziamenti, non solo nazionali ma anche comunitari, che permettano di stare al passo con gli Usa nel sostenere la propria base industriale e l’innovazione durante la transizione verde.
È quanto ha detto, in sostanza, il presidente francese Emmanuel Macron stamattina ai giornalisti a Bruxelles, al suo arrivo al Consiglio europeo. Questa reazione dell’Europa, ha osservato Macron, «passa per un dibattito sulle esenzioni» riguardo alle regole Ue sugli aiuti di Stato, «ma anche dalla risposta che dobbiamo dare per mantenere una concorrenza equa e difendere i grandi progetti, in particolare sulle tecnologie verdi e le tecnologie d’avvenire in Europa».
«Questo presuppone che l’Ue vada più veloce, che semplifichi le nostre regole e che dia una risposta macroeconomica e a livello di aiuti, sia sul piano europeo che nazionale, che ci permetta in qualche modo di avere l’equivalente di ciò che fanno gli americani». È importante che sul piano economico si dia «una risposta molto forte a livello europeo, e che il lavoro si intensifichi affinché, sebbene siamo alleati, possiamo dare questa risposta» agli Usa «per rafforzare la nostra base industriale e per restare competitivi».
Quanto alla lettera che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha inviati ieri ai capi di Stato di governo proprio in vista di questa discussione di oggi al Consiglio europeo, proponendo un piano d’azione in quattro punti, il presidente francese ha affermato che «va davvero nella buona direzione. Sono lieto» ha aggiunto «che ci sia una discussione al nostro livello su questo soggetto, che come sapete io ho sollevato con molta forza quando sono andato negli Stati Uniti. Penso che ora dobbiamo reagire con forza. Il mio auspicio è anche che possiamo mobilizzare al massimo le vie e gli strumenti e che chiarifichiamo i modi di finanziare questa azione».
«Ci sarà una parte» di questi finanziamenti «che sarà nazionale, ma ciò nondimeno non dobbiamo lasciare che vi sia una frammentazione dell’Europa», fra i paesi che hanno più margine di bilancio e possono decidere sovvenzioni massicce e quelli ad alto debito che non possono permetterselo. «E dunque è anche importante» ha sottolineato Macron «che chiarifichiamo la natura degli strumenti comunitari e di finanziamento comune che mobiliteremo, che possono essere delle garanzie, dei prestiti o delle sovvenzioni».
«Su questa questione» ha proseguito il presidente francese «bisogna ancora precisare le cose e avremo una discussione oggi. Per me ci sono le basi ma dobbiamo ora chiarificare le cose, essere molto più rapidi e più forti. Sostanzialmente, abbiamo bisogno di questa discussione commerciale con gli Stati Uniti d’America. Ma abbiamo anche bisogno, noi, di andare molto più rapidamente. Lo vediamo con ciò che abbiamo saputo fare per esempio con il “chips Act”, è stata la buona risposta, abbiamo saputo essere rapidi e forti».
«Ma per quanto riguarda il finanziamento dei “Progetti di interesse europeo comune”, i famosi Piec ci abbiamo messo troppo tempo, siamo troppo lenti» e ciò che facciamo noi è «troppo più lento di ciò che fanno gli americani», ha avvertito Macron, insistendo sul fatto che «dobbiamo accelerare queste procedure». Ma soprattutto, ha rilevato il presidente francese, «il livello di sovvenzioni che abbiamo, per esempio sull’idrogeno per la nostra industria, o sui progetti di batterie o altro, è in un rapporto da tre a quattro volte inferiore a ciò che mettono sul tavolo gli americani».
«Abbiamo bisogno quindi» ha indicato «di una sorta di clausola per recuperare questo ritardo, una “matching clause” che permetterà giustamente di compensare» l’insufficienza dei meccanismi dell’Ue rispetto agli strumenti messi in campo dagli Usa. «La semplicità di meccanismi, la loro leggibilità per le imprese e i promotori dei progetti, è assolutamente cruciale. Gli strumenti politici macroeconomici sono quelli buoni», quelli da usare, insomma, «ma bisogna soprattutto accelerare tutto questo, con una grande visibilità nei primi mesi del 2023», ha concluso Macron.








