“L’Ucraina e ora la Polonia, per restare in Europa. Le crisi internazionali irrompono nei paesi dell’Unione”.
Ne parla Stefano Folli con particolare riferimento alla politica italiana: “La Francia è in fiamme, il Regno Unito squassato, la Germania assediata dalla destra di Alternative tanto che le ambizioni di Merz di costituire il nuovo baricentro continentale si rivelano un sentiero in salita. E l’Italia? È eccessivo dire che rispetto agli altri assomiglia a un’isola felice – osserva Folli – tuttavia a Roma prevale una stabilità che altrove è un miraggio. Intendiamoci, questa stabilità è una conquista quotidiana e come tale va celebrata con senso della misura.
Ieri, ad esempio, in Parlamento, proprio sulla politica estera si è assistito a uno spettacolo sorprendente. Da un lato, la maggioranza non ha presentato alcun documento a sostegno della relazione del governo. Scelta legittima, certo, ma l’episodio ha innescato polemiche sulla reale coesione tra i soci del centrodestra.
Quanto all’opposizione, si divide sui temi internazionali come è già accaduto in passato. Cinque segmenti del mondo cosiddetto progressista producono altrettante mozioni, tutte respinte ovviamente. Pd, 5S, Avs, renziani, europeisti: il risultato è una manciata di coriandoli che non offre alcuna idea di solidità.
Si dirà che l’opposizione fa il suo mestiere e comunque questi documenti parlamentari raramente si traducono in risultati concreti. Esiste tuttavia un problema che è peculiare del centrosinistra. Quale progetto di politica estera s’intende proiettare? E quale messaggio arriva all’elettorato?
La destra ha in mano il governo e ciò è sufficiente a definire una linea, come si è visto nei tre anni del governo Meloni: nonostante le riserve talvolta esplicite e più spesso taciute di Salvini.
L’opposizione, viceversa, esclude un minimo di convergenza con la maggioranza, come sarebbe anche logico data la gravità del quadro internazionale. Ma in apparenza non ha nemmeno interesse a trovare un punto di sintesi al suo interno. E questo è meno comprensibile.
Da notare peraltro – conclude – che ieri Conte ha criticato il Cremlino in relazione ai fatti polacchi: “sono provocazioni in cui Putin continua a dettare legge perché si ritiene il più forte”. È un indizio che qualcosa cambia anche in politica estera? Presto per dirlo.”








