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L’ultimo treno per l’Europa | L’analisi di Giuseppe Sarcina

I leader europei – scrive sul Corriere della Sera Giuseppe Sarcina – stanno provando seriamente a inserirsi nel negoziato sulla guerra in Ucraina. Forse è l’ultimo tentativo, l’ultimo treno a nostra disposizione.

Il confronto tra i governi, di per sé, non è mai semplice. Ma ora tutte le ipotesi, tutti gli scenari sono condizionati dal «fattore T», cioè dalle scelte più o meno umorali di Donald Trump.

Proprio per questo oggi l’avversario numero uno dell’Europa è il clima di fatalismo, di impotenza che si è venuto a creare. L’Italia è un caso esemplare.

La «stanchezza» per la guerra, già registrata nel 2023-2024, si è trasformata in rassegnata equidistanza, come dimostra il sondaggio curato da Nando Pagnoncelli, pubblicato dal «Corriere» il 15 marzo: il 57% degli elettori non sostiene né la Russia né l’Ucraina.

Un dato impressionante. E anche se le ragioni sono diverse, alla fine tutte concorrono ad alimentare una sfiducia diffusa nelle possibilità politico-diplomatiche dell’Europa.

Invece, varrebbe la pena di appoggiare e di incoraggiare l’operazione in corso, di cui si riprenderà a discutere nel vertice tra i Capi di Stato e di governo organizzato domani a Parigi dal presidente Emmanuel Macron.

Finora gli europei sono stati esclusi dal tavolo delle trattative. Nelle ultime settimane, i governi hanno esplorato diversi scenari.

Ora si ragiona sulla seguente soluzione: spingere Trump ad accettare il coinvolgimento dell’Onu e imporlo anche a Putin. Pure la Cina potrebbe dare il suo apporto. Nei giorni scorsi Pechino ha smentito di aver «sondato» i diplomatici di Bruxelles, ribadendo la propria «neutralità».

Ma che cosa c’è di più «neutrale» di una missione con copertura Onu? La Cina, per altro, ne sarebbe tra i massimi garanti, poiché è membro permanente del Consiglio di Sicurezza.

L’opzione Onu, caldeggiata da Italia, Spagna e altri Stati, non è però sufficiente a tranquillizzare il fianco Est della Nato. Ecco allora che l’originaria spedizione anglo-francese, circa 20 mila soldati, potrebbe andare a rinforzare i presidi Nato in Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania.

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