Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’intervento] Luigi Balestra (presidente Osservatorio Riparte l’Italia): «Il riequilibrio sul piano sociale è fondamentale per una vera ripartenza»

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

I dati emergenti dal rapporto Caritas (“La povertà a Roma: un punto di vista”. False Ripartenze?), presentato qualche giorno fa, costituiscono un ulteriore campanello di allarme in ordine ai divari sociali che si stanno consumando, con un’incidenza sempre più dirompente, nella società italiana. Uno specchio che rifrange una situazione in cui versano molte economie contemporanee, in cui la ricchezza – per quel che concerne la sua accumulazione – si concentra in modo sempre più vistoso nelle mani di pochi, lasciando larghissime sacche della popolazione in uno stato di disagio, variamente articolato: individui e famiglie in situazioni di ristrettezza, che stentano ad arrivare a fine mese o che, a addirittura, vivono una situazione di povertà; altre realtà, ancora, che rischiano di incapparvi a breve. Il disagio è acuito a dismisura a causa dell’assenza, che sono in molti ad avvertire, di prospettive future.

La sconsolante denuncia che i dati propongono ha di mira, tra i plurimi temi, l’attuale situazione concernente il mondo del lavoro. L’attività lavorativa, val la pena ribadirlo ancorché si tratti di affermazione scontata, è una componente fondamentale dell’esistenza degli individui, almeno sotto un duplice profilo: conseguimento di quanto necessario alla sussistenza e alla conduzione di una vita serena per il lavoratore e per i propri affetti; mezzo di estrinsecazione della personalità dell’individuo, da riguardarsi anche sotto il versante della responsabilità, incombente su ciascuno, di contribuire al progresso del Paese.

Ebbene fenomeni quali la povertà occupazionale, la precarietà e il c.d. lavoro povero, sempre più incombenti, si pongono in netta antitesi con l’alta visione che promana dalla Costituzione, per effetto della quale il lavoro è innanzi tutto un fondamentale diritto – di talché incombe sullo Stato l’obbligo di assicurarne la piena attuazione – nonché un dovere di ogni cittadino. Un lavoro che sia in grado, beninteso, di garantire, anche attraverso una retribuzione equa, un’esistenza libera e dignitosa.

La primazia di beni quali la libertà e la dignità è indiscussa. Non occorre spendere troppe parole per intuire l’importanza degli interessi che valgono a corroborare, in termini di contenuti, la libertà – da intendersi anche come assenza di condizionamenti e di ostacoli verso una piena estrinsecazione della personalità – e la dignità, la quale evoca fondamentali qualità inerenti a ciascun individuo che, in quanto tali, vanno preservate. Ragion per cui, se detti beni continueranno ad essere vilipesi, senza offrire concrete possibilità di ribaltamento della situazione in atto, non può escludersi la concretizzazione del rischio che il diffuso disagio sociale possa rappresentare lo sfondo magmatico di un processo montante di agitazione e di rabbia.  

I tempi sono certamente difficili e la straordinarietà degli accadimenti che si stanno succedendo in epoca recente rendono, al di là delle pur ingenti somme di denaro disponibili (si ricordi però, in gran parte a titolo di prestito il quale, quindi, postula una restituzione), certamente non agevole l’avvio di un virtuoso processo di ristrutturazione dell’intero sistema Paese.

Quel che a mio avviso non potrà mancare, nei tentativi doverosi di darsene carico, è, in primo luogo, l’affermazione di una visione in virtù della quale il tema di un riequilibrio sul piano sociale sia tenuto sempre a mente in tutti gli interventi correttivi, incentivanti e promozionali di politica economica. Affinché la colmatura dei divari sociali, ogniqualvolta non costituisca l’obiettivo diretto dell’intervento, venga quanto meno in rilievo come valore aggiunto.

In secondo luogo, è imprescindibile agire sulla fiducia, la quale deve tornare a rappresentare un caposaldo della relazione comunità degli individui/apparato statuale.
La speranza, le aspettative, gli affidamenti, devono trovare riscontro nelle parole – dalle quali deve potersi cogliere all’esterno una chiara e non retorica sensibilità del decisore pubblico – e in conseguenziali e coerenti linee di azione. In questa direzione, non sembra potersi prescindere dall’attribuire rilievo alla comunicazione, che deve saper assumere forme idealmente dialogiche, infondendo la convinzione che il tema delle diseguaglianze e dei divari è destinato, senza infingimenti, ad assurgere a priorità fondamentale del processo di ripartenza che, pur con molta fatica, si sta tentando di avviare.         

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.